Emmaus-Nicopolis

Periodo crociato (1099-1260)

Goffredo di Buglione

Durante il periodo delle crociate le informazioni su Emmaus sono poche. I cronisti medievali della Prima Crociata collocano Emmaus vicino alla valle di Àialon, nello stesso luogo dove viene ricordata dai pellegrini cristiani orientali e dai viaggiatori musulmani. I pellegrini dell'Europa occidentale localizzano Emmaus più vicino a Gerusalemme, nella regione di Abu Gosh o di Motsa.

Già nella metà dell'XI secolo il vescovo Giovanni Mauropo, metropolita di Euchaita, testimoniava l'esistenza di opinioni diverse sulla posizione geografica di Emmaus (vedi: Primo Periodo arabo). Tuttavia, l'effettiva apparizione di un luogo di culto venerato come Emmaus nella regione di Abu Gosh non si verifica, secondo gli storici, prima della metà del XII secolo (vedi sotto, vedi anche: FAQ su Emmaus, domanda 7).

Possiamo quindi concludere che c'erano almeno due Emmaus ai tempi dei Crociati. La prima, Emmaus Nicopolis, nella valle di Àialon, si trovava vicino alla fortezza templare di Toron (Latrun). Fino al 1187 qui vi era un insediamento agricolo crociato con una chiesa (costruita dai Templari?), che serviva per il culto dei Cristiani occidentali, e forse anche dei Cristiani orientali.

La seconda Emmaus si trovava nella regione di Abu Gosh. C'era una chiesa (costruita dagli Ospitalieri?), alla quale i pellegrini occidentali arrivavano già dalla metà del XII secolo passando per Ein Karem. Le due Emmaus erano legate nella memoria dei Crociati con Modi'in e i Maccabei, a causa del 1 libro dei Maccabei; entrambe potevano essere chiamate Nicopolis per l'influenza degli scritti degli autori bizantini. (Vedi: Denys Pringle, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, Cambridge 1993, v. 1, pp. 52-59, vedi qui; Ronnie Ellenblum, Frankish rural settlement in the Latin Kingdom of Jerusalem, Cambridge 1998, pp. 109-118).

Per quanto riguarda l'esistenza di una terza Emmaus vicino al villaggio di Motsa al tempo delle crociate, vedi: FAQ su Emmaus, domande 3 e 7.

Il percorso della Prima Crociata passò per la regione di Emmaus Nicopolis. All'inizio del mese di giugno del 1099 i Crociati lasciarono la città di Ramla e raggiunsero Emmaus dove fecero una sosta prima di continuare la loro marcia verso Gerusalemme.

Itinerario della Prima Crociata

Le opinioni dei ricercatori sul luogo di questa sosta sono discordi, così F.-M. Abel (Vincent, Abel, Emmaüs, Paris, 1932, pp. 382, 386, vedi qui) ritiene che potrebbe aver avuto luogo ad Abu Gosh. Tuttavia, ci sono buone ragioni per situare questa sosta dei crociati a Emmaus Nicopolis:

Lasciando la città di Ramla l'esercito non avrebbe potuto percorrere più di 18 km in un solo giorno. Questo si può dedurre da una testimonianza che Beha ed-Din, storico musulmano del XII secolo, ci fornisce in un altro contesto:

...Le nostre truppe si erano allontanate dal nemico ed erano tornate a En Natrun (Latrun). Tra questo luogo e Giaffa ci sono due giorni di marcia per un esercito che forza il passo, e tre giorni per i comuni viaggiatori...

Beha ed-Din, La vita del sultano Yussof, tradotto da noi da: Le recueil des historiens des Croisades, Historiens orientaux, vol. 3, Paris 1884, p. 33.

La distanza tra Giaffa e Latrun è di circa 36 km, Ramla è a metà strada tra i due. Si può quindi ipotizzare che la sosta dell'esercito della Prima Crociata sia avvenuta a 18 km da Ramla, cioè vicino a Emmaus Nicopolis.

Tra tutti i cronisti della Prima Crociata fu il canonico francese Fulcherio di Chartres il primo a citare la sosta dell'esercito crociato a Emmaus. Fulcherio non partecipò personalmente alla marcia dell'esercito su Gerusalemme, ma si stabilì nella Città Santa poco tempo dopo questi eventi. La prima parte della sua Storia di Gerusalemme, scritta tra il 1100 e il 1106, è una delle fonti più importanti riguardanti la Prima Crociata. La sua cronaca si basa sulle lettere e i documenti dell'epoca.

Lasciata la riva del mare alla loro destra, si fecero strada attraverso la città chiamata Ramla, da dove gli abitanti, tutti Saraceni, erano fuggiti alla vigilia dell'arrivo dei Franchi, e dove costoro trovarono un'enorme scorta di grano, che caricarono con tutte le loro bestie da soma e poi trasportarono fino a Gerusalemme. Il nostri, dopo aver soggiornato quattro giorni in quella città, stabilito un vescovo nella basilica di San Giorgio, e messi alcuni uomini nelle fortificazioni a custodia del luogo, continuarono la loro marcia verso Gerusalemme. Il giorno stesso della loro partenza, si recarono fino ad un piccolo castello [castellum, può anche essere tradotto: villaggio] chiamato Emmaus, vicino al quale si trova Modi'in, la città dei Maccabei.

La notte un centinaio dei nostri cavalieri, cedendo all'idea di un piano audace e spinti dal loro stesso coraggio, si precipitarono sui loro destrieri, passarono vicino a Gerusalemme nel momento in cui l'alba cominciava a imbiancare il cielo e corsero in fretta a Betlemme. Tra loro c'erano Tancredi e Baldovino di Bourg. [...] I nostri, dopo aver rivolto sul luogo delle pie suppliche al Signore nella Basilica della Beata Maria Santissima e visitato il luogo dove nacque il Cristo, dettero allegramente il bacio della pace ai Siriani [cioè ai cristiani locali], e ripresero in fretta il cammino della Città Santa. Tuttavia ecco che in quello stesso momento il resto del nostro esercito si avvicina alla grande città, lasciando Gabaon sulla sinistra, distante cinquanta stadi da Gerusalemme. Mentre la nostra avanguardia alza le sue bandiere e le mostra agli abitanti, i nemici escono improvvisamente dall'interno della città; ma questi uomini, così veloci a mostrarsi fuori dalle loro mura, vengono respinti all'interno ancora più velocemente, e costretti a ritirarsi.

Il settimo giorno delle idi di giugno, secondo il consueto calcolo annuale, e quando giugno era già da sette giorni bruciato da tutti i fuochi del sole, i Franchi circondarono Gerusalemme e la misero sotto assedio.

Fulcherio di Chartres, Storia di Gerusalemme, libro 1, cap. 25; traduz. nostra. Vedi qui il testo originale, pubblicato in: Fulcherii Carnotensis Historia Hierosolymitana, H. Hagenmeyer, ed., Heidelberg 1913, pp. 275-281.

Fulcherio afferma che i Crociati arrivarono ad Emmaus lo stesso giorno che lasciarono Ramla. L'esercito, come abbiamo visto, non avrebbe potuto percorrere 35 km in un giorno per raggiungere Abu Gosh. Il fatto di menzionare la città di Modi'in vicino a Emmaus indica anche che si tratta della Emmaus della valle di Àialon (va notato, tuttavia, che al tempo delle Crociate, Modi'in veniva situata da alcuni vicino all'attuale Abu Gosh; vedi sotto riguardo all'identificazione di Abu Gosh con Emmaus.

Il cronista successivo della Prima Crociata, Bartolfo di Nangis, (Gesta Francorum Iherusalem expugnatium) scrisse il suo lavoro intorno al 1108, basandosi principalmente sulla cronaca di Fulcherio di Chartres, ma aggiungendo altri dettagli. Ecco ciò che dice della sosta dei Crociati ad Emmaus:

I Franchi incoraggiati e sperando nella Misericordia Divina che li avrebbe sostenuti con la grazia dello Spirito Santo [...] ordinarono un vescovo nella basilica di San Giorgio, miracolosamente fondata vicino alla città di Ramula, collocarono delle guardie nelle cittadelle intorno alla chiesa, e lo stesso giorno avanzarono fino al villaggio chiamato Emmaus, a sessanta stadi da Gerusalemme.

Tradotto da noi da: Recueil des historiens des croisades, Historiens occidentaux, Paris, vol. 3, 1866, pp. 508-509, vedi qui il testo originale.

La menzione di sessanta stadi non corrisponde alla posizione di Emmaus Nicopolis, tuttavia avrebbe potuto essere inserita da Bartolfo sotto l'influenza dei manoscritti del Vangelo di Luca, che indicano questa distanza al versetto 13 del capitolo 24.

Il canonico Alberto di Aquisgrana (prima metà del XII secolo), che non visitò mai la Terra Santa, scrisse la sua cronaca della Prima Crociata sulla base dei resoconti scritti e orali di coloro che vi avevano partecipato. La sua Historia Hierosolymitanae expeditionis è indipendente da tutte le precedenti cronache conosciute. Ecco ciò che narra della sosta dei Crociati ad Emmaus:

Il quarto giorno, al mattino, i pellegrini lasciarono la città di Ramla e, continuando la loro marcia, decisero di avanzare fino al luogo in cui iniziano le montagne, in mezzo alle quali si trova la città di Gerusalemme.

Ma arrivati in questo luogo, soffrirono di una grande carenza d'acqua. Istruiti dalla loro guida saracena che c'erano cisterne e sorgenti di acqua viva nel castello [castellum, può anche essere tradotto: villaggio] di Emmaus, a tre [variante: due] miglia oltre, inviarono un grande distaccamento di scudieri, che riportarono non solo acqua in abbondanza, ma anche molto foraggio per i cavalli. Videro in questo luogo e in quella stessa notte un'eclissi di luna, che era la quindicesima; quella stella perse completamente il suo splendore e si tinse di sangue fino alla metà della notte: tutti coloro che la videro ne avrebbero provato un grande spavento, se alcuni uomini esperti nella conoscenza degli astri non avessero detto loro per consolarli che questo miracolo non era affatto di cattivo auspicio per i Cristiani e che questo oscuramento della luna e questo cambiamento in color sangue, indicavano senza dubbio la distruzione dei Saraceni. Allo stesso tempo assicurarono che un’eclissi di sole sarebbe stata un prodigio pericoloso per i pellegrini.

Mentre l'intero esercito dei Cristiani era accampato in questi luoghi, vicino alle montagne di Gerusalemme, e nel momento in cui il giorno cominciava a declinare, venne annunciata al duca Goffredo una delegazione degli abitanti cristiani della città di Betlemme, principalmente fedeli che i Turchi avevano cacciato da Gerusalemme, investendoli di minacce, accusandoli di tradimento, in occasione dell'arrivo dei pellegrini in questo paese. Venivano per chiedere, nel nome del Signore Gesù Cristo, che l'esercito continuasse senza indugio la sua marcia, per portare loro aiuto. [...] Il duca, avendo accolto le loro suppliche e informato da loro sui pericoli per i suoi fratelli, scelse nel campo e tra le sue truppe circa un centinaio di cavalieri corazzati, che mandò immediatamente in avanti, per andare a portare soccorso ai poveri fedeli di Cristo riuniti a Betlemme. Questi montarono immediatamente a cavallo, per conformarsi agli ordini del duca, marciarono rapidamente tutta la notte, attraversarono uno spazio di sei miglia e arrivarono a Betlemme verso il levar del giorno.[...]

Appena i cavalieri cristiani avevano lasciato il campo, una voce informò tutti i capi dell’esercito a riguardo della delegazione che il duca aveva ricevuto da Betlemme. E così non si era ancora arrivati alla metà della notte, quando tutti i Cristiani, grandi e piccoli, avevano già levato il campo e si erano avviati su una strada diretta, attraverso le gole e le sommità delle colline. [...] Tutti, grandi e piccini, affrettati, spinti dallo stesso desiderio di arrivare rapidamente a Gerusalemme.

Alberto di Aquisgrana, Historia Hierosolymitanae expeditionis, Libro V, capp. 43-45, scritto tra il 1125 e il 1150, traduz. nostra da: Recueil des historiens des Croisades, Historiens occidentaux, vol. 3, Paris, 1866, pp. 461-462, vedi qui il testo originale.

Secondo Alberto di Aquisgrana, i Crociati si fermarono per la notte "nel luogo dove iniziano le montagne" di Gerusalemme, cioè vicino a Emmaus, nella valle di Àialon. La distanza di sei miglia che, secondo il cronista, separava il campo crociato da Betlemme, corrisponde anche alla posizione di Emmaus Nicopolis, purché si tratti qui del miglio germanico, che equivale a circa 7 km. Il villaggio di Emmaus, ricordato da Alberto alla distanza di 3 miglia dal campo, potrebbe in questo caso corrispondere ad Abu Gosh.

Guglielmo, arcivescovo di Tiro, non visse la Prima Crociata, e tuttavia nacque e crebbe a Gerusalemme all'inizio del XII secolo, e la sua cronaca Historia rerum in partibus transmarinis gestarum (scritta nel 1170-1184) è una delle più importanti fonti di informazione sul periodo in questione. La cronaca di Guglielmo si basa su fonti storiche precedenti, comprese quelle che non ci sono pervenute. Ecco la descrizione di Guglielmo di Tiro della sosta a Emmaus:

Dopo aver trascorso tre giorni a Ramla, i principi vi lasciarono alcuni uomini per fare la guardia alla parte meglio fortificata della città e difenderla da ogni tentativo dei nemici e poi si rimisero in marcia. Portarono con sé delle buone guide che conoscevano bene il Paese, e arrivarono a Nicopolis, una città della Palestina. Era ancora un villaggio all'epoca in cui furono scritti i libri dei Santi Vangeli, nei quali è ricordata con il nome di Emmaus; il Beato Luca, l'evangelista, dice che è a sessanta stadi da Gerusalemme. Sozomeno ne parla in questi termini nel sesto libro della sua Historia tripartita: "Dopo la distruzione di Gerusalemme e la sottomissione della Giudea, i Romani chiamarono Emmaus Nicopolis in ricordo della loro vittoria.

Davanti a questa città e al crocevia dove si sa che Cristo ha camminato con Cleofa dopo la sua resurrezione, come per andare in un altro luogo, vi è una fontana salutare che cura le malattie degli uomini e dissipa anche quelle di altre specie di animali. Per spiegare questo fenomeno, la tradizione riferisce che il Cristo, proveniente da una strada vicina, arrivò a questa fontana, accompagnato dai suoi discepoli, e vi si lavò i piedi; da quel momento in poi, quest'acqua acquisì una virtù specifica per guarire ogni sorta di mali".

I Cristiani trascorsero tranquillamente la notte nella città di Emmaus, dove trovarono in abbondanza acqua buona e tutte le cose necessarie alla vita. Nel mezzo di quella stessa notte una delegazione di fedeli che vivevano a Betlemme venne a presentarsi al cospetto del duca Goffredo, e lo supplicò con le più vive suppliche di inviare un distaccamento delle sue truppe in quella città. Disse che i nemici arrivavano a frotte da tutti i borghi e i luoghi circostanti, e che si recassero in tutta fretta a Gerusalemme, sia per difendere il luogo che per provvedere alla loro sicurezza. I delegati annunciarono che i loro concittadini temevano anche che i loro persecutori venissero dalle loro parti e distruggessero la chiesa, che avevano già salvato tante volte pagando somme considerevoli. Il duca accettò la richiesta di questi fedeli con tenera pietà e mostrò loro una fraterna benevolenza, scelse tra le sue truppe cento cavalieri ben armati e ordinò loro di andare a Betlemme per soccorrere i loro fratelli. [...]

Intanto quelli che arano rimasti nell'esercito si animavano sempre più nel desiderio di avanzare verso la meta del proprio viaggio. Sapendo di essere così vicini ai luoghi venerabili per il cui amore avevano sopportato tanta fatica e affrontato tanti pericoli per quasi tre anni, fu impossibile per loro dormire tutta quella notte. I loro desideri più ardenti chiamavano l’aurora che avrebbe fatto loro vedere la fine fortunata del loro pellegrinaggio e avrebbe potuto far loro sperare di raggiungere, alla fine, il compimento dei loro desideri. Sembrava loro che la notte si estendesse oltre il suo corso ordinario e che stesse ingiustamente usurpando il giorno troppo tardo ad apparire. Nell'ardore che li animava, ogni ritardo sembrava loro pericoloso e pieno di orrore, e si vedeva in quel momento verificarsi il proverbio che nulla va abbastanza veloce per la volontà di un cuore che desidera, e che ogni ritardo aumenta l’intensità dei propri desideri.

Non appena si seppe nell'accampamento che i deputati di Betlemme erano stati presentati al duca di Lorena, e che egli li aveva appena rimandati indietro con gli uomini della sua truppa per andare a portare soccorso a quella città, la gente del popolo, senza aspettare il permesso di farsi avanti, senza darsi il tempo di vedere il giorno che avrebbe potuto favorire la loro marcia, si alzò nel cuore della notte, incoraggiandosi gli uni gli altri, si lamentò dei ritardi loro imposti, e si mise in cammino, nonostante gli ordini dei principi.

Guglielmo di Tiro, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum, libro VII, capp. 24-25, traduz. nostra da: Recueil des historiens des Croisades, Historiens occidentaux, vol. 1, parte 1, Paris, 1844, pp. 315-317 , vedi qui il testo originale.

Guglielmo di Tiro cita Emmaus nella sua cronaca una seconda volta descrivendo la Terra Santa:

È noto che Gerusalemme, la città santa gradita a Dio, è situata in mezzo a montagne molto alte. Le antiche tradizioni ci dicono che si trovava nella terra della tribù di Beniamino. Era delimitata ad occidente dalla tribù di Simeone, dal Paese dei Filistei e dal Mar Mediterraneo. Questo, nel punto dove le è più ravvicinato, vicino all'antico borgo di Joppa, è ancora a ventiquattro miglia di distanza, e tra la città e il mare c'è il castello di Emmaus, che più tardi fu chiamata Nicopolis, come ho già detto, e dove il Signore apparve a due dei suoi discepoli dopo la sua risurrezione. Vi si trova Modiꞌin, la benemerita fortezza dei Maccabei; Nob, città sacerdotale, dove Davide e i suoi figli presi dalla fame mangiarono i pani santificati, dati loro dal sommo sacerdote Achimèlec; Diospolis o Lidda, dove Pietro rese la salute al paralitico Enea, che giaceva su una barella da otto anni; infine Joppa, dove lo stesso Pietro risuscitò una delle sue discepole, di nome Tabità. [...]

Guglielmo di Tiro, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum, libro VIII, cap. 1, traduz. nostra da:Recueil des historiens des Croisades, Historiens occidentaux, vol. 1, parte 1, Paris, 1844, p. 320, vedi qui il testo originale.

È chiaro che, quando parla di Emmaus, Guglielmo si appoggia sugli autori bizantini precedenti che identificavano Emmaus con la città di Nicopolis nella valle di Àialon (v. sopra, Periodo bizantino), e cita Emmaus tra le altre località della pianura costiera (Sefela): Modi'in, Nob (Beit Nuba, ora Mevo Horon), Lod, Giaffa. Possiamo quindi affermare che secondo Guglielmo di Tiro, la sosta dei Crociati ebbe luogo ad Emmaus Nicopolis nella valle di Àialon.

Emmaus Nicopolis sulla mappa della Terra Santa del XII secolo, che si basa sulle descrizioni di Eusebio di Cesarea e di S. Girolamo (British Library, Londra). Vedi: P. D. A. Harvey, "Medieval Maps of the Holy Land", London, The British Library, 2012, pp. 40-59.

I Crociati trovarono probabilmente la basilica bizantina di Emmaus Nicopolis già distrutta. L’igumeno russo Daniele visitò Emmaus nel 1106 e testimoniò il suo stato di rovina:

…Da Rama verso ovest, si contano quattro verste [1 versta = 1.0668 km] fino ad Emmaus, dove, il terzo giorno dopo la sua risurrezione, il Cristo apparve a Luca e Cleofa, che da Gerusalemme andavano verso il villaggio; ed essi lo riconobbero quando ebbe spezzato il pane. Era un grande villaggio e vi fu costruita una chiesa; ma ora tutto è stato distrutto dai miscredenti e il villaggio di Emmaus è deserto. Si trova dietro una montagna sul lato destro, non lontano dalla strada che da Gerusalemme porta a Giaffa. Da Emmaus a Lidda ci sono quattro verste attraverso la pianura [...]

Vita e pellegrinaggio di Daniele, igumeno russo, traduz. nostra da: Житье и хожение Даниила, Русьскыя земли игумена, in: Православный Палестинский сборник, n. 8 e 9, San Pietroburgo, 1885, p. 86, vedi qui il testo originale.

Le distanze tra Emmaus e altri luoghi della Terra Santa riportate dai pellegrini nel Medioevo sono spesso imprecise e di difficile interpretazione. L’igumeno Daniele colloca Emmaus a metà strada tra Rama (Nabi Samwil) e Lidda (Lod), cosa che corrisponde alla posizione di Emmaus Nicopoli. Il numero di verste (4 verste o 4,2 km) riportato da Daniele è certamente sbagliato.

Castellum Arnaldi, oggi Tel Ayalon nel Canada Park vicino a Emmaus (fonte: Wikimedia Commons, autore: Bukvoed)

All'inizio del regno crociato in Terra Santa, il re Baldovino I di Gerusalemme costruì una fortezza nella regione di Emmaus (Castellum Arnaldi, Chastel Arnoul, Château Hernault) che controllava l'accesso a Gerusalemme dalla strada settentrionale (oggi Tel Ayalon, nel Canada Park). Questa fortezza fu distrutta dall'esercito fatimide nel 1106 e ricostruita da Guermondo, il Patriarca di Gerusalemme, nel 1132-1133 (vedi: Alberto di Aquisgrana, Historia Hierosolymitanae expeditionis, Libro X, 10-14, Guglielmo di Tiro, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum, Libro XIV, cap. 8; vedi anche: Adrian J. Boas, Archaeology of the Military Orders, London-NY 2006, pp. 113-114, 233).

Intorno al 1140 fu costruita una fortezza a un chilometro a sud di Emmaus da un conto spagnolo, Rodrigo Gonzalez de Lara, e fu affidata da lui alla custodia dei Templari. Questa fortezza, che avrebbe giocato un ruolo importante nella storia, ricevette il nome di Toron dei Cavalieri (Toron Militum), oggi Latrun:

Dopo aver baciato la mano del re in segno di addio e aver preso congedo dai suoi compagni, il conte Gonzalez partì per Gerusalemme, e lì combatté molte battaglie contro gli infedeli. Costruì anche un imponente castello di fronte ad Ascalon. Questo venne chiamato Castello di Toron. Il conte lo rinforzò con cavalieri e fanti, oltre a provviste, e lo diede ai Templari. Quindi attraversò l'Adriatico e infine tornò in Spagna.

Chronica Adefonsi Imperatoris, Libro 1, 48, scritto a metà del XII secolo, (eventi degli anni 1137-1141), Biblioteca nazionale di Spagna, MSS 9237, traduz. nostra, vedere qui il testo originale.

Rovine della fortezza di Latrun

Presumibilmente la chiesa di Emmaus fu ricostruita parallelamente con la costruzione del Toron dei Cavalieri. La chiesa, addossata all'abside della basilica bizantina, fu costruita in stile romanico, tipico del periodo. Non sappiamo per quale scopo fu costruita questa chiesa, se sia servita per una parrocchia, un monastero o fosse un luogo di pellegrinaggio. Il carattere insufficientemente scientifico degli scavi effettuati alla fine del XIX secolo intorno alla chiesa purtroppo fece scomparire le informazioni che avremmo potuto trarre dall'archeologia sull'argomento (vedi: D. Pringle, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, Cambridge, 1993, vol. 1 , p. 59, vedi qui). Solo due muri per metà franati, addossati all'abside bizantina centrale sono sopravvissuti fino ai giorni nostri. Si pensa che il tetto della chiesa sia crollato nel 1834 durante la repressione della rivolta araba in Palestina da parte dell'esercito egiziano (vedi: Vincent, Abel, Emmaüs, Paris, 1932, p. 381, vedi qui).

La chiesa crociata di Emmaus-Nicopolis e la sua ricostruzione di Aaro Söderlund ©

I resti di una balaustra crociata sono ancora visibili all'interno della chiesa nelle foto dell'inizio del XX secolo. Questa balaustra sparì completamente durante la prima guerra mondiale, molto probabilmente distrutta dai soldati turchi accampati in le rovine. Immagini: Ecole Biblique de Jérusalem

Una lastra di marmo blu che fungeva da architrave o pala d'altare nella chiesa dei Crociati di Emmaus Nicopolis, con un'immagine dell'Agnello di Dio e l'iscrizione latina: “... S LIBRAT QWI SIDERA PALMO CMPOHET”, citazione di Isaia 40,12: “Chi ha misurato con il cavo della mano le acque del mare e ha calcolato l’estensione dei cieli con il palmo?” (collezione dell'Abbazia di Latrun, vedi qui: F.-M. Abel, "Retable médiéval d’Amwas avec inscription", "Vivre et penser", 1941).

La fortezza di Latrun non è mai stata oggetto di una ricerca archeologica esaustiva. Sappiamo, tuttavia, che conteneva una chiesa, ricordata dai pellegrini fino ai secoli XVI-XVII. Per i Templari, Latrun sembra essere stato collegato ai Maccabei e identificato come Modi'in. In una delle cronache medievali il Toron dei Cavalieri è chiamato Turemod o Turemund, vale a dire Toron di Modi'in (vedi: Denys Pringle, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, Cambridge, 1998, vol. 2, pp. 5-6, vedi qui , Vincent, Abel, Emmaüs, Paris 1932, pp. 372-374, vedi qui). I resoconti dei pellegrini cristiani del Medioevo menzionano le tombe dei Maccabei nella regione di Emmaus/Latrun, vedi: Periodo mamelucco). Questa tradizione è continuata fino al XIX secolo (vedi: Periodo ottomano).

Capitello proveniente dalla fortezza di Latrun, si trova nel Museo archeologico di Istanbul

Identificazione di Emmaus con Abu Gosh

A partire dalla seconda metà del XII secolo, i racconti dei pellegrini cristiani provenienti dall'Occidente localizzano Emmaus nell'area dell'attuale villaggio di Abu Gosh. Il testo più antico conosciuto che testimonia questa identificazione è quello di Belardo d’Ascoli:

Il villaggio di Emmaus (Castellum Emmaus) si trova ad una distanza di un miglio grande dalla casa [di Zaccaria, o Ein Karem], e alla stessa distanza da Gerusalemme. […] In questo villaggio infatti, nel luogo in cui il Cristo apparve ai due discepoli, si trova adesso una chiesa.

Belardo d’Ascoli, Descriptio Terrae Sanctae, scritto tra il 1112 e il 1165. Traduz. nostra da: D. Pringle, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, Cambridge, 1993, vol. 1, p. 7, vedi qui.

Particolare di una mappa della Terra Santa (prima metà del XIII secolo, si trova al Corpus Christi College di Oxford). Emmaus è indicata a sud della tomba del profeta Samuele, nella regione di Abu Ghosh o di Motsa. Vedi: R. Röhricht, ZDPV 18, 1895, Tafel VI; P. D. A. Harvey, "Medieval Maps of the Holy Land", London, The British Library, 2012, p. 65.

Il trasferimento di Emmaus Nicopoli verso Abu Gosh è stato per motivi pratici: il pellegrinaggio ad Abu Gosh da Gerusalemme era più facile e meno rischioso. Inoltre, la sua posizione corrispondeva alla distanza di 60 stadi, menzionata in molti manoscritti del Vangelo di Luca (vedi: Vincent, Abel, Emmaüs, Paris 1932, pp. 386-387, vedi qui, Carsten Thiede, The Emmaus Mystery, London-NY 2005, pp. 62-63).

Lo storico moderno Ronnie Ellenblum scrive:

La strada dei pellegrini [da Giaffa] a Gerusalemme nel XII secolo non passava da Abu Gosh, [...] quasi tutti i viaggiatori e gli eserciti diretti a Gerusalemme nel XII e XIII secolo utilizzavano la via settentrionale passando per Emmaus Nicopolis, Beit Nuba (Betonopoli, Bethonoble), Qubeibe (Parva Mahomeria) e al Nabi Samwil (Mons Gaudii). La strada a sud, che passava per Abu Gosh, fu utilizzata durante il Primo Periodo musulmano, ma cadde in quasi totale disuso nel XII secolo.

Ronnie Ellenblum, Frankish rural settlement in the Latin Kingdom of Jerusalem, Cambridge, 1998, p. 115, traduz. nostra.

I pellegrini arrivavano a Emmaus Abu Gosh da Gerusalemme passando per Ein Karem:

Da lì si passa alla [chiesa di] San Giovanni, o al luogo chiamato "nelle foreste" [Ein Karem], dove vissero suo padre Zaccaria e sua madre Elisabetta, e dove nacque lo stesso San Giovanni, proprio là dove venne Santa Maria, dopo aver ricevuto il saluto dell'angelo a Nazareth, e salutò Santa Elisabetta. Vicino a questo luogo si trovano le montagne di Modi'in, dove abitava Mattatia con i suoi figli quando Antioco prese d'assalto la città e i figli d’Israele. Queste montagne sono chiamate dai moderni Belmonte [Tsuva]. Vicino a queste montagne si trova il villaggio di Emmaus, che i moderni chiamano Fontenoid, dove il Signore apparve a due dei suoi discepoli proprio il giorno della sua risurrezione. Non lontano da lì ci sono le montagne di Efraim, che si chiamano Sofim...

Monaco tedesco Teodorico, Libretto dei luoghi santi, scritto intorno al 1172, pubblicato in: Theoderici Libellus de Locis Sanctis, T. Tobler ed., St. Gallen/Paris, 1865, pp. 86-87, vedi qui il testo originale, traduz. nostra.

Questo testo ci dimostra che alcuni pellegrini visitavano Modi'in vicino a Emmaus Abu Gosh. La Emmaus del Vangelo era quindi considerata identica a quella dei Maccabei.

Anche il nome romano-bizantino di Emmaus -Nicopolis- fu trasferito ad Abu Gosh:

Lo stesso giorno, quando era quasi sera, il Cristo apparve ai due discepoli, nascondendosi sotto le sembianze di un viaggiatore. Si lamentavano della sua morte mentre camminavano lungo la strada per Nicopolis, che è Emmaus, una città sei miglia ad ovest di Gerusalemme. Lo ricevettero come ospite, e lo riconobbero allo spezzare del pane, ma egli scomparve immediatamente.

Il pellegrino tedesco Giovanni di Würzburg, Descrizione della Terra Santa, scritto intorno al 1170, pubblicato in: Descriptiones Terrae Sanctae ex saeculo VIII. IX. XII. et XV., T. Tobler ed., Leipzig, 1874, pp. 146-147, traduz. nostra, vedi qui il testo originale

La tradizione bizantina della fonte d'acqua di Emmaus fu pure trasferita ad Abu Gosh:

Tre leghe a ovest di Gerusalemme c'è una fonte chiamata la fonte di Emmaus. Lì c'era un villaggio (castellum) e, secondo il Vangelo, il Signore andò in questo villaggio con due discepoli dopo la sua risurrezione e si sedette a mangiare a questa fonte, ma non lo riconobbero finché non spezzò il pane. Poi scomparve dalla loro vista, ed essi tornarono a Gerusalemme dagli Apostoli per dire loro come gli avevano parlato.

La citez de Jerusalem, descrizione francese della Terra Santa, scritta intorno all'anno 1187, pubblicata in: Itinéraires à Jérusalem, descriptions de la Terre Sainte, H. Michelant e G. Raynaud, ed., Genève 1882, p. 47-48, vedi qui. Traduz. nostra.

Occorre notare che la chiesa crociata si trova ad Abu Gosh sopra una sorgente, il che ha permesso ai tempi moderni di identificare la Emmaus dei Crociati con questo luogo. Questa chiesa fu costruita intorno al 1140 (vedi qui: D. Pringle, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, Cambridge, 1993, vol. 1, p. 16).

La chiesa crociata di Abu Gosh

Dal 1141 in poi "la terra di Emmaus" passò nelle mani degli Ospitalieri, come testimonia il Cartulario del Capitolo del Santo Sepolcro di Gerusalemme:

Io, Guglielmo, per l'abbondanza della bontà divina il Patriarca dei Gerosolimitani e della Città Santa, ho ritenuto necessario annotare sulla carta il trattato o accordo amichevole che i fratelli dell'Ospedale hanno concluso con Roberto del casale di San Gilles e la sua sposa, con l'accordo di Rohard il Visconte e di sua moglie Gilla, con l'assenso e l'incoraggiamento del signore e re Folco e della regina Melisenda, come è stato deciso e realizzato alla mia presenza a Gerusalemme e a Neapolis, secondo i seguenti dettagli. Il suddetto Roberto insieme alla moglie ha donato alla Chiesa di San Giovanni Battista dell'Ospedale e a Raimondo, il maestro di questa casa, così come a tutti gli altri fratelli di questo Ospedale, presenti e futuri, la terra di Emmaus con i suoi castelli e gli annessi, che possedeva o doveva possedere del feudo di Rohard e di sua moglie. Con questo trattato i suddetti fratelli dell'Ospedale verseranno a lui e ai suoi eredi, ogni anno a Pasqua, la somma di 250 bisanti. [...] Il terreno però e tutto ciò che vi si trova, rimarrà all'Ospedale in perpetuo, a meno che i fratelli dell'Ospedale non siano in grave violazione del suddetto trattato....

Cartulario del Capitolo del Santo Sepolcro di Gerusalemme, anno 1141, tradotto da noi da: Delaville le Roulx, ed., Cartulaire de l'ordre des Hospitaliers, 113-114, Paris 1894-1906; cfr. anche: https://www.google.com/url?q=https%3A%2F%2Fepistolae.ctl.columbia.edu%2Fletter%2F1470.html&sa=D, vedi qui il testo originale.

La maggior parte dei ricercatori ritiene che si tratti delle terre della regione di Abu-Gosh. Vedi: Ronnie Ellenblum, Frankish rural settlement in the Latin Kingdom of Jerusalem, Cambridge, 1998, pp. 109-118, D. Pringle, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, vol. 4, p. 249, vedi qui.).

I ricercatori non sono unanimi sulla questione dell'identificazione di Abu Gosh come la Emmaus dei Crociati (vedi: Michael Ehrlich, The Identification of Emmaus with Abu Gosh in the Crusader Period Reconsidered, ZDPV 112 (1996) 2). Ci sono indizi che suggeriscono che i Crociati abbiano localizzato Emmaus vicino all'attuale Motsa. Vedi qui : Vincent & Abel, Emmaüs, Paris, 1932, pp. 382-385, vedi anche: FAQ su Emmaus, n. 3.

Il rabbino Beniamino di Tudela visitò la regione di Emmaus Nicopolis intorno al 1170, e fu il primo tra i viaggiatori medievali a menzionare la fortezza di Latrun (Toron de los Caballeros), costruita circa trent'anni prima:

...Di là cinque parasanghe a Beit Jaberim, la vecchia Maresa, dove ci sono solo tre abitanti ebrei. E da lì cinque parasanghe fino al Toron de los Caballeros [...] E di là tre parasanghe fino a San Samuele di Silo, che è Silo, distante due parasanghe da Gerusalemme...

Viaggi di Beniamino di Tudela, seconda metà del XII secolo, tradotto da noi dall'edizione: I. D. Eisenstein, אוצר מסעות , A Compendium of Jewish Travels , NY 1926, p. 28, vedi il testo originale qui.

Beniamino di Tudela (Incisione di Paul Dumouza)

Nel 1185 il pellegrino greco Giovanni Foca visitò Emmaus Nicopolis:

A circa 6 miglia dalla Città Santa di Gerusalemme si trova la città di Armathem [Nebi Samwil], dove è nato il grande profeta Samuele; e oltre ad essa, a circa 7 miglia di distanza o un po' di più, si trova la grande città di Emmaus, situata su una collina che sorge in mezzo a una valle. Qui per circa ventiquattro miglia si estende il paese di Ramplea [Ramla], e un’enorme chiesa del grande e santo martire Giorgio...

Giovanni Foca, Ekphrasis (Descrizione concisa) dei Luoghi Santi , pubblicato in: PG CXXXIII, 960, vedi qui, traduz. nostra.

Secondo Giovanni Foca, Emmaus era "una grande città" all'epoca. Possiamo supporre che un insediamento agricolo crociato si trovasse lì. Un tale insediamento non sarebbe potuto sopravvivere alla conquista del Regno di Gerusalemme da parte di Saladino, il sultano d'Egitto e della Siria nel 1187 (vedi qui: D. Pringle, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, vol. 1, p. 53). Quell'anno fu segnato dalla vittoria di Saladino sull'esercito crociato nei pressi di Hattin, che ha portò, tra l'altro, alla cattura del Gran Maestro dei Templari, Gerardo di Ridefort, da parte dei Saraceni. Nello stesso anno, Saladino occupò Gerusalemme e la maggior parte delle città della Palestina. La fortezza di Latrun fu lasciata a Saladino dai Templari nel 1188 in cambio della liberazione del loro Gran Maestro.

A partire dal 1189 in poi nuove forze crociate arrivarono in Terra Santa per combattere contro Saladino (Terza Crociata). Ritirandosi davanti ai Crociati, Saladino distrusse le mura di diverse fortezze, tra cui quelle del Toron dei Cavalieri (2 dicembre 1191, vedi: Beha ed-Din, La vita del sultano Yussof, pubblicato in: Le recueil des historiens des Croisades, Historiens orientaux, vol. 3, Paris, 1884, p. 271).

Il re d'Inghilterra Riccardo Cuor di Leone avanzò verso Gerusalemme e il 22 dicembre 1191 arrivò a Latrun, dove trascorse il Natale. Nel giugno 1192 il re si rimise in marcia verso Gerusalemme. Il suo esercito passò per Latrun, Castellum Arnaldi (Castello di Arnaldo, oggi Tel Ayalon) e Betenopoli (Beit Nuba, oggi Mevo Horon). In questo contesto troviamo nuovi riferimenti a Emmaus:

Quando il re (Riccardo) con tutto il suo esercito si recò al castello di Arnaldo e a Betonopoli vicino a Emmaus, ecco che i beduini, fedeli al re, annunciarono che una truppa molto numerosa era diretta da Babilonia a Gerusalemme...

Ralph di Coggeshall, Chronicon Anglicanum, cronaca scritta all'inizio del XIII secolo, tradotta da noi da: Radulphi de Coggeshall Chronicon Anglicanum, Joseph Stevenson, ed., London 1875, pp. 37-38, vedi qui il testo originale

Il terzo giorno, cioè il 9 giugno, l'esercito arrivò senza impedimenti o sventure al Toron dei Cavalieri. Quella notte i nostri uomini catturarono quattordici Parti, che erano scesi dalle montagne per saccheggiare. Il giorno dopo, dopo cena, l'esercito avanzò, con il re e i suoi soldati in testa, fino al castello di Arnaldo, dove ordinò di montare la sua tenda sul lato destro, il più alto della fortezza. Il giorno dopo, quando arrivarono i Franchi, tutto l'esercito partì per Betenopoli, dove rimase per qualche tempo in attesa del conte Enrico, che re Riccardo aveva mandato ad Acri a cercare le persone che vi abitavano nell'ozio. [...] Il giorno dopo San Barnaba, che era venerdì, il re fu informato da una spia che alcuni Turchi stavano tendendo un'imboscata ai viaggiatori tra le montagne, e quanto prima all'alba andò a cercarli, si recò alla fontana di Emmaus, li prese alla sprovvista, ne uccise venti, mise in fuga gli altri e catturò l'araldo di Saladino, che aveva l'abitudine di proclamare i suoi editti…

Cronaca inglese Itinerarium Regis Ricardi, scritto all'inizio del XIII secolo, libro 5, cap. 49, eventi del giugno 1192, tradotto da noi dall'edizione: Itinerarium Peregrinorum et Gesta Regis Ricardi, W. Stubbs, ed., London, 1864, pp. 368-369, vedi qui il testo originale.


Secondo D. Pringle, la Emmaus menzionata in questo testo è Abu Gosh. Pringle è dell'opinione che Amwas (Emmaus Nicopolis) fu abbandonata dai suoi abitanti dal 1187 e non fu menzionata nelle cronache della Terza Crociata (Vedi qui: D. Pringle, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, Cambridge, 1993, vol. 1, pp. 8 e 53).

Infine, il re Riccardo abbandonò l'idea di assediare Gerusalemme e partì per San Giovanni d'Acri, progettando di conquistare Beirut. Saladino occupò Latrun e vi rimase fino all'ottobre 1192. Nell'agosto-settembre del 1192, dopo aver combattuto nuovamente intorno a Giaffa, Riccardo e Saladino siglarono un accordo di pace in base al quale i Crociati avevano il possesso della fascia costiera tra San Giovanni d'Acri e Tiro. I musulmani possedevano la maggior parte della Terra Santa. Nel 1193 il figlio di Saladino, al-Afdal, nominò un emiro per governare Latrun, il che sottolinea l'importanza di questo luogo, situato sulla strada tra Giaffa e Gerusalemme (vedi: Beha ed-Din, La vita del sultano Yussof, pubblicato in: Le recueil des historiens des Croisades, Historiens orientaux, vol. 3, Paris, 1884, p. 182).

Verso la fine del XII secolo. Emmaus acquisì un nuovo significato religioso per i Musulmani: il viaggiatore persiano al-Harawi, che godeva della protezione di Saladino, è il primo a menzionare numerose tombe dei compagni di Maometto, vittime della peste del 640 d.C., che si trovano a Emmaus:

Amwas. Qui si possono vedere le tombe di un gran numero di compagni del Profeta e di Tabi' che vi morirono di peste. Tra questi Abder Rahman ibn Mouadh ibn Jabal e i suoi figli, Harith, figlio di Hisham, Souhail, figlio di Amr e molti altri il cui luogo di sepoltura non è esattamente noto.

Tradotto da noi da: Aboul Hasan Ali ibn abi Bakr al-Harawi, Indications sur les lieux de pèlerinage (fin du XIIe – début du XIIIe s.), Archives de l'Orient latin, v. 1, Paris 1881, p. 609

A proposito di queste tombe vedi il Primo Periodo arabo.

L'edificio delle terme romano-bizantine di Emmaus, utilizzato dai Crociati come magazzino. Venerato dai Musulmani come la tomba di Abu Ubaida, un compagno di Maometto.

Per tutto il XIII secolo la fortezza di Latrun continuò a servire come base per i Musulmani nella loro lotta contro i Crociati. Verso la fine del XIII secolo, i nuovi padroni d'Egitto, i Mamelucchi, riuscirono a espellere definitivamente i Crociati dalla Terra Santa. La tradizione di Emmaus ad Abu Gosh cominciò a scomparire, per lasciare il posto a una nuova Emmaus nel villaggio di Parva Mahomeria (oggi Qubeibe) sulla strada che porta a Gerusalemme dal Nord (Vedi: Periodo mamelucco). Abu Gosh viene completamente dimenticata fino all'inizio del XVI secolo, quando alcuni pellegrini cristiani cominciano a ricordarla come Anatot, il villaggio del profeta Geremia (D. Pringle, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, Cambridge, 1993, vol. 1, p. 8, vedi qui).

Le strade tra Giaffa e Gerusalemme durante il periodo delle Crociate (mappa "Palestine of Crusades" composta da F.J. Salmon, pubblicata nel 1924 a Giaffa). Su questa mappa Emmaus Nicopolis è indicata come "Imwas", Abu Gosh come la "Fontana di Emmaus, Fontenoid", e Qubeibe come "Parva Mahomeria".