Questa domanda interessa il testo seguente che si trova nella Guerra Giudaica di Giuseppe Flavio 7, 6, 6 (gli eventi raccontati sono avvenuti nell'anno 72 d.C.):  

  All'incirca in quel tempo l'imperatore ordinò a Basso e a Laberio Massimo, che era il procuratore, di assoggettare tutto il territorio della Giudea al regime della locazione in affitto. Egli infatti non vi costituì alcuna città, riservandosi quella regione come sua proprietà privata, e soltanto a ottocento soldati inviati in congedo fece la concessione di costituire una colonia nella località che si chiama Emmaus (Ἀμμαοῦς, Amassa, Amassada), e dista trenta stadi da Gerusalemme. Egli poi impose a tutti i Giudei, dovunque risiedessero, una tassa di due dracme a testa da versare annualmente al Campidoglio come prima l'avevano versata al tempio di Gerusalemme. Tale, dunque, fu la sistemazione data allora alla Giudea” (vedi qui il testo originale). 
  Questo testo parla della fondazione di un insediamento romano chiamato Colonia sulle terre del villaggio ebraico di Ha-Motsa, distante sei chilometri, 30 stadi da Gerusalemme (vedi Strack e Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch, München 1924, 1989, v. II, p.271).

 

 

 

 L'intero libro della Guerra Giudaica è arrivato fino a noi in manoscritti greci e latini. I più antichi manoscritti greci risalgono solo al X-XI secolo, e molto spesso i nomi delle località della Palestina non vi sono indicati con precisione. Questi manoscritti furono copiati da scribi cristiani, influenzati dalle informazioni che hanno tratto dalla Bibbia. Così, in alcuni di questi manoscritti la distanza tra Gerusalemme ed Emmaus-Colonia, che appare nella Guerra Giudaica 7, 6, 6, è divenuta sessanta stadi, e ciò senza dubbio per l'influenza del Vangelo di Luca. Sembra sia per lo stesso motivo che il nome del villaggio Ha-Motsa sia stato trascritto dagli scribi cristiani come Emmaus. Questa supposizione è provata dal fatto che nei manoscritti latini della Guerra Giudaica, che risalgono al VI-VII secolo, Ha Motsa è stato reso come Amassa, Amassada e non come Emmaus. 

  Va notato che nessun'altra fonte scritta ebraica, romano-bizantina o araba ha attribuito il nome Emmaus al villaggio di Ha-Motsa. Così, sulla base dei manoscritti greci della Guerra Giudaica non si può concludere che all'inizio dell'era cristiana nelle vicinanze di Gerusalemme esistesse una località chiamata Emmaus diversa dalla Emmaus della valle di Àialon, che viene menzionata 17 volte negli scritti di Flavio Giuseppe. Durante il periodo bizantino, Ha-Motsa non era venerata come luogo santo associato all'apparizione del Cristo risorto. Il legame tra questa località e il racconto nel Vangelo di Luca dell'apparizione di Gesù ad Emmaus potrebbe essere stato stabilito poco prima delle Crociate. Una prima allusione a questo si può trovare in un'opera di Giovanni Mauropo, Metropolita di Euchaita, scritta intorno all'anno 1050, nella stessa epoca dei manoscritti greci della Guerra Giudaica che possediamo:

“E di nuovo ecco il testo «verso un villaggio distante sessanta stadi»; alcuni estendono la distanza molto di più (di sessanta stadi), altri, al contrario, la limitano a soli trenta stadi, dimostrando piuttosto che tale è l'esatta distanza tra Emmaus e Gerusalemme...” (Traduz. nostra, citato da Vincent e Abel, Emmaüs, Paris 1932, p.419, vedi qui il testo originale; va notato tuttavia che Giovanni Mauropo non sostiene che ai suoi tempi ci fosse davvero un villaggio chiamato Emmaus a 30 stadi da Gerusalemme. Cita solo un'opinione che vi colloca la Emmaus del Vangelo). 

  Secondo Vincent e Abel, Ha-Motsa è, forse, citata con il nome di Emmaus in due testi dell’epoca delle Crociate (XII-XIII secolo): Itinerarium Regis Ricardi, I, 5, cap. 49 (vedi qui) e Continuation de Guillaume de Tyr, cap. 8 e 11 (v. qui); vedi Vincent e Abel, op. cit. pp. 383 e 425. Dal XIII al XIV secolo alcuni pellegrini identificano il villaggio di Beth Ulma (Bethulme) vicino a Ha-Motsa come Emmaus (vedi: M. J. Schiffers, Amwas, das Emmaus des hl. Lucas, Freiburg im Breisgau 1890, pp. 163-217; Vigouroux, Dictionnaire de la Bible, vol. 2, 2ª parte, Paris 1912, colonne 1757-1758). Per l'identificazione di Emmaus al tempo delle Crociate si veda anche la Domanda n. 7


  
Occorre sottolineare che nessuno dei manoscritti del Vangelo di Luca indica la distanza di trenta stadi tra Gerusalemme ed Emmaus, ma indica o sessanta o centosessanta stadi. Dopo aver incontrato i due discepoli sulla strada per Emmaus, Gesù «cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Luca 24,27). Questa spiegazione avrebbe dovuto richiedere un certo tempo, in ogni caso più di un'ora e mezza, il tempo necessario per percorrere sei chilometri. I discepoli lasciarono Gerusalemme, probabilmente la mattina presto, dopo la scoperta della tomba vuota di Gesù, ma anche prima delle apparizioni di Gesù durante il primo giorno, apparizioni di cui non avevano sentito parlare. Il loro cammino è durato evidentemente qualche ora, dato che arrivarono a Emmaus solo nel pomeriggio. Questa è l'impressione che si ha leggendo il Vangelo. Tutte queste indicazioni non ci permettono di supporre che la Emmaus menzionata in Luca sia vicina a Gerusalemme quanto Ha-Motsa. 

  Nemmeno il versetto dodici del sedicesimo capitolo del Vangelo di Marco, parlando dell'apparizione del Risorto ai due discepoli che si dirigono in campagna, eis agron, si presenta come una base sufficiente per affermare che il loro cammino sarebbe stato così breve, contrariamente all'opinione di E. Le Camus, La Bible et les études topographiques en Palestine, RB 1892, p.100-112). Sul tema di Emmaus - Ha Motsa si può consultare: Edward Robinson, Biblical Researches in Palestine and the Adjacent Regions, the Voyage of 1852, v. III, Jerusalem 1970 (qui il link per la lettura); Vincent e Abel, op. cit, 1932, p. 284, 382-385. Gli autori seguenti considerano Ha-Motsa la Emmaus del Vangelo: E. Le Camus, La Bible et les études topographiques en Palestine, RB 1892, p.100-112; P. Benoit, Passion et Résurrection du Seigneur, Paris 1969, p.309; Carsten Thiede, The Emmaus Mystery, London 2005. 

  

 

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