Durante il periodo bizantino un grande complesso ecclesiastico fu costruito gradualmente sul sito della casa di Clèopa, venerato dai cristiani come il luogo in cui Cristo risorto aveva spezzato il pane. Questo complesso ecclesiastico consisteva in due basiliche e un battistero (il tutto è stato scoperto durante gli scavi archeologici alla fine del XIX- inizi del XX secolo). Emmaus-Nicopolis fu quindi una grande città, un centro regionale e una sede episcopale. Il nome di un vescovo di Nicopoli, Pietro, viene menzionato per la prima volta nell'elenco dei Padri del Concilio di Nicea del 325 d.C.. Il secondo vescovo della città che conosciamo, Rufo, era presente al Concilio di Costantinopoli del 381. Un terzo, Zenobio, firmò un decreto del Sinodo di Gerusalemme nel 536. (vedi: H. Gelzer, ed., Patrum Nicaenorum nomina, Lipsia 1898, p. 123 (vedi qui); M. Le Quien, Oriens Christianus, Paris 1740, vol. III, 594, vedi qui).

   

                          
Basilica bizantina di Emmaus (VI-VII secolo, ricostruita dai crociati nel XII secolo)

 

Una mappa a mosaico della Terra Santa, risalente al VI secolo d.C., scoperta nella città di Madaba in Giordania, rappresenta Nicopoli come una grande città, di dimensioni paragonabili a Gerico e Lod (Diospolis). (M. Avi-Yona, The Madaba Mosaic Map, Jerusalem 1954, p. 64; H. Donner, The Mosaic Map of Madaba, Kampen 1992, p. 58)

 

 Emmaus-Nicopolis sulla mappa musiva di Madaba (Giordania, VI sec.)

   

 Un'immagine stilizzata della Basilica di Nicopolis appare anche su un pavimento a mosaico risalente all'VIII secolo, scoperto a Main, vicino a Madaba.



  Molti pellegrini visitavano Emmaus mentre viaggiavano verso Gerusalemme dal porto di Giaffa (Joppa). A quel tempo, Nicopolis era l'unico posto in Terra Santa venerato come la Emmaus del Vangelo, in continuità con la tradizione cristiana che esisteva già in epoca romana. Nicopolis era considerata allo stesso tempo sia la Emmaus menzionata nel 1 Libro dei Maccabei, cap. 3-4 (luogo della battaglia tra gli Ebrei e l'esercito siriano), sia la Emmaus del Vangelo di Luca. Ne abbiamo l’evidenza in questi testi, ad esempio:


Esichio di Gerusalemme, Quaestiones, difficultas 57 (testo dell'inizio del V secolo):

  Domanda: In che modo Giovanni può dire che Cristo è apparso a tutti i suoi discepoli, eccetto Tommaso, la domenica sera  (Giovanni 20,19-24), mentre Luca dice solo che apparve a Pietro, quando Clèopa e il suo compagno tornarono a Gerusalemme la sera dello stesso giorno, dopo aver visto il Signore ad Emmaus (Luca 24,33-34) 
Soluzione: Dopo le sante donne, è a Pietro che il Cristo è apparso, quindi agli Apostoli, secondo quanto dice Paolo: «Apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1 Lettera ai Corinzi 15,5), senza contare Tommaso, che era assente, ma Mattia e Giusto (Atti degli Apostoli 1,22-23).  Inoltre, fu mentre Clèopa e il suo compagno erano in cammino di ritorno da Emmaus che Cristo apparve a Pietro. Quando tornarono da Emmaus e raccontarono agli Apostoli come lo avevano riconosciuto allo spezzare del pane, fu allora che il Cristo apparve a tutti in Sion, come afferma Luca (Luca 24,35-36).  Non dovrebbe sorprendere il fatto che lo stesso giorno siano andati da Gerusalemme a Emmaus e da Emmaus a Gerusalemme. Non è scritto che era sera quando si sono avvicinati di Emmaus, ma che era verso sera  (Luca 24,29)e che il giorno volgeva al declino, come se fosse per esempio l'ora ottava o nona (le 14 o le 15).  Dall’ora settima (13)il sole sembra inclinarsi verso ovest. Per non parlare del fatto che la gioia di annunciare il miracolo li aveva spinti ad accelerare il viaggio e che probabilmente arrivarono molto tardi. In effetti, abbiamo l'abitudine di chiamare "sera"  (“opsias”, vedi Giovanni 20,19) il tempo che si estende fino a notte fonda. Ecco dunque come Cristo apparve a loro e agli altri. (PG XCIII, 1444, vedi qui, traduz. nostra). Il testo di Esichio presuppone una distanza significativa tra Gerusalemme ed Emmaus, che non è facile da coprire due volte nello stesso giorno. Forse i discepoli hanno lasciato Emmaus intorno alle 15 e sono arrivati a Gerusalemme molto tardi (alle 22 o alle 23?). Il loro viaggio verso Gerusalemme è durato quindi dalle sei alle otto ore, il che corrisponde a una distanza di circa trenta chilometri.


 San Cirillo d'Alessandria, Commento al Vangelo di Luca, cap. 24, testo dell'inizio del V secolo, cit. in: J. A. Cramer, Catenae Graecorum Patrum, Oxford 1844, vol. 2, p. 172, vedi qui l'originale; v. anche: Vincent e Abel, Emmaüs, Paris 1932, p. 411, nota 2:
  «Alzatisi all’istante, tornarono a Gerusalemme… »: cioè nel momento stesso in cui il loro maestro, il Cristo, si rese invisibile ai loro occhi, ripartirono, non vedendolo più. Non fu a quell'ora che trovarono gli Undici, e portarono loro notizie del Signore Gesù, ma fu dopo alcune ore, dopo le ore necessarie a un uomo a piedi per percorrere la distanza di centosessanta stadi, durante le quali il Maestro apparve anche a Simone, «ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via… » (Traduz. nostra)


  San Girolamo, Commento al Libro di Daniele, cap. 8, versetto 14 (testo del 407 d.C. circa): 
E lui gli rispose: «Fino a sera e al mattino, fino a duemilatrecento giorni; poi il santuario sarà purificato». 

Se leggiamo i libri dei Maccabei e la Storia di (Flavio) Giuseppe, vi troveremo che nell'anno centoquarantatre dopo Seleuco, che per primo regnò in Siria dopo la morte di Alessandro, Antioco entrò a Gerusalemme, e dopo aver causato una devastazione generale, ritornò nel terzo anno e mise la statua di Giove nel Tempio. Fino al tempo di Giuda Maccabeo, cioè fino all'anno centootto, Gerusalemme fu in stato di devastazione per un periodo di sei anni, e per tre (di questi) anni il Tempio restò contaminato, per un totale di duemilatrecento trecento giorni più tre mesi. Alla fine di questo periodo, il Tempio fu purificato... La maggior parte dei commentatori riferiscono questo passaggio all'Anticristo, e considerano che ciò che è accaduto sotto Antioco era solo una previsione di ciò che accadrà sotto l'Anticristo. Quanto alla frase «Il santuario sarà purificato», essa si riferisce al tempo di Giuda Maccabeo, che era del villaggio di Modiin, e che, con l'aiuto dei suoi fratelli e parenti e di molti Ebrei (sconfisse?) i generali di Antioco, non lontano da Emmaus, che ora si chiama Nicopoli  (PL XXV, 537, vedi qui, traduz. nostra).


Ibidem, cap. 11, versetti 44-45:

  «Ma notizie dall’Oriente e dal Settentrione lo spaventeranno: egli partirà con grande furore per distruggere e uccidere una moltitudine. Pianterà la tenda a Apedno, fra i mari, verso la gloriosa e santa montagna; poi giungerà alla fine e nessuno verrà in suo aiuto».

Quelli della nostra opinione ... spiegano il capitolo finale di questa visione come riferito all'Anticristo, e affermano che durante la sua guerra contro gli Egiziani, i Libici e gli Etiopi, durante la quale deve spezzare tre delle dieci corna, imparerà che la guerra è stata iniziata contro di lui nelle regioni settentrionali e orientali. Poi verrà con un grande esercito per schiacciare e uccidere molte persone, e per piantare la sua tenda ad Apedno, vicino a Nicopoli, che una volta si chiamava Emmaus, all'inizio della regione montuosa della provincia della Giudea. Infine lascerà questo luogo per andare al Monte degli Ulivi e salire nella regione di Gerusalemme, e questo è ciò che la Scrittura significa qui: «Ed egli avrà piantato la sua tenda ... all'inizio della regione montuosa tra i due mari». Questi mari sono certamente quello che oggi si chiama Mar Morto ad est, e il Grande Mare, sulle cui rive si trovano Cesarea, Joppa, Ascalon e Gaza. Poi deve salire in cima alla regione montuosa, cioè sulla cima del Monte degli Ulivi, che è chiamato famoso, naturalmente, perché da esso il nostro Signore e Salvatore è salito al Padre. E nessuno potrà aiutare l'Anticristo quando il Signore riverserà su di lui il suo furore.  (PL XXV, 574, vedi qui, traduz. nostra) 

 



 

Per quanto riguarda la tradizione dei pellegrinaggi cristiani ad Emmaus, il primo pellegrino cristiano che menzionò per scritto la sua visita a Nicopolis fu il pellegrino anonimo di Bordeaux, che viaggiò nell'anno 333:

Da Gerusalemme come segue: Città di Nicopolis – XXII miglia.

Città di Lidda – X miglia.

Cambio ad Antipatride - X miglia.

Cambio a Betthar - X miglia.

Città di Cesarea – XVI miglia.

Fino a Cesarea passando per Nicopolis – LXXIII miglia.

(Par. 600, The Library of the Palestine Pilgrims' Text Society, London 1885-1897, p. 28; Vincent, Abel, op. cit., p. 412, vedi qui il testo originale. Traduz. nostra).  Le distanze indicate dal pellegrino di Bordeaux devono essere corrette: la distanza totale da Gerusalemme a Cesarea - settantatre miglia - non corrisponde alla somma delle distanze interurbane specificate: sessantotto miglia. Vincent e Abel (op. cit., pp. 300-301) propongono le seguenti correzioni: da Gerusalemme a Nicopolis - XX miglia, da Nicopoli a Lidda - XII miglia, da Betthar a Cesarea - XXI miglia, che dà il totale di settantatre miglia. La distanza di venti miglia tra Gerusalemme e Nicopolis corrisponde a centosessanta stadi (circa trenta km).



Souvenir portato da Emmaus da un pellegrino di epoca bizantina:
un medaglione fatto con della terra presa dal luogo santo,
che riporta l'immagine dell'apparizione di Gesù ai due discepoli
(rinvenuto in Samaria. Museo d'Israele, Gerusalemme)

Durante l'era bizantina, si venerava ad Emmaus una fonte di acqua miracolosa nella quale, secondo una tradizione, Gesù si era lavato i piedi durante la sua vita terrena. Tuttavia, intorno al 362 d.C., questa fonte fu ostruita per ordine dell'imperatore Giuliano l’Apostata, persecutore dei Cristiani. In seguito fu riscoperta e la troviamo menzionata nei racconti dei pellegrini nel corso dei secoli:

  ← Giuliano l'Apostata

  A Nicopolis, in Palestina, precedentemente chiamata Emmaus, esiste una fonte che cura tutti i tipi di malattie, sia degli uomini che degli animali. Perché si dice che il nostro Signore e Dio Gesù Cristo vi si lavò i piedi dopo un viaggio. Quest'uomo (l'imperatore Giuliano) ne ordinò il riempimento. ( S. Teofane il Confessore, Cronografia, 361-362 d.C., testo scritto nel IX secolo, PG CVIII, p. 160, v. qui il testo originale. Traduz. nostra.).  

  C'è una città in Palestina che ora si chiama Nicopolis. Essendo ancora solo un villaggio, fu conosciuta grazie al libro dei Vangeli che la chiama Emmaus. I Romani infatti, dopo la presa di Gerusalemme e la loro vittoria sugli Ebrei l'avevano chiamata Nicopolis, denominazione basata su questo evento. Di fronte a questa città, vicino al trivio (incrocio di tre strade) dove Cristo dopo la sua risurrezione, camminando con Clèopa e i suoi compagni, fece finta di affrettarsi verso un altro villaggio, c’è una fonte salutare le cui acque guariscono non solo gli uomini malati che vi fanno il bagno, ma anche gli animali, quando soffrono di vari disturbi. Si dice infatti che, proveniendo da un viaggio con i suoi discepoli verso questa fonte, il Cristo vi si lavò i piedi e da quel momento l'acqua contrasse la virtù di guarire le sofferenze (Sozomeno, Storia ecclesiastica, libro 5, cap. 21, scritto nel 439, PG LXVII, 1280, vedi qui il testo originale. Traduz. nostra.). 



  È importante riportare la testimonianza di S. Girolamo stesso, che visitò Emmaus-Nicopolis con Santa Paola nel 386 d.C., quando arrivò dall'Europa per recarsi a Gerusalemme: 

 “(Paola) arrivò quindi ad Antipatride, una cittadina per la metà in rovina, così chiamata da Erode in onore di suo padre Antipatro, e a Lidda, ora Diospolis, un luogo reso famoso dalla resurrezione di

Dorcas e dal ritorno in salute di Enea. Non lontano da essa vi sono Arimatea, il villaggio di Giuseppe che dette sepoltura al Signore, e Nob un tempo la città dei sacerdoti … Anche Joppa non è lontano, il porto da cui fuggì Giona, che anche -se posso introdurre una favola poetica- vide Andromeda attaccata alla roccia. Ripreso il suo viaggio, arrivò a Nicopoli, precedentemente chiamata Emmaus, dove il Signore si fece riconoscere allo spezzare del pane, consacrando la casa di Clèopa come chiesa. Da lì, si diresse fino a Bet Horon bassa e alta, città fondate da Salomone, ma poi distrutte da diverse guerre devastanti; vide alla sua destra Àialon e Gabaon, dove Giosuè, figlio di Nun, combattendo contro i cinque re, diede ordini al sole e alla luna … (Lettera 108 a Eustochio, 8, testo dell'anno 404, PL XXII, 833, vedi qui il testo originale. Traduz. nostra).

 

La testimonianza di San Girolamo conferma una volta di più le informazioni sulla posizione di Emmaus: tra Lidda (oggi Lod) e Bet Horon, a circa 30 km da Gerusalemme. Possiamo anche dedurne che il culto cristiano ad Emmaus fu celebrato prima nella casa di Clèopa, sulla quale in seguito fu eretta una chiesa.


La casa di Clèopa, venerata come il luogo della frazione del pane, lo fu anche come luogo del suo martirio. Ne troviamo una menzione nel De situ Terrae Sanctae, uno scritto dell'arcidiacono Teodosio, risalente all’anno 539 circa:

Da Gerusalemme ci sono nove miglia fino a Silo (Kiryat Yearim), dove era l'Arca dell'Alleanza del Signore. Da Silo a Emmaus, che ora si chiama Nicopolis, ci sono nove miglia. In questa Emmaus San Clèopa riconobbe il Signore allo spezzare del pane e là subì anche il martirio. Da Emmaus a Diospoli (Lidda) vi sono dodici miglia … (Teodosio, De situ Terrae Sanctae, cap. 139, Palestine Pilgrims' Text Society, London 1897, p. 91, vedi qui il testo originale. Traduz. nostra).

  Il Martirologio composto nel IX secolo da Adone, arcivescovo di Vienne in Lotaringia, che si basa su tradizioni antiche e pone la memoria di San Clèopa il 25 Settembre, ci fornisce le stesse indicazioni: 

Settembre 25, Natività (anniversario del martirio) di Clèopa, uno dei settanta discepoli di Cristo. Il Signore gli apparve dopo la sua Risurrezione, mentre camminava con un altro discepolo verso il villaggio di Emmaus, che oggi si chiama Nicopolis. Secondo la tradizione nella stessa città e nella stessa casa dove Clèopa aveva ricevuto il Signore come pellegrino alla sua mensa, egli fu ucciso dagli Ebrei per la sua confessione di colui che aveva riconosciuto allo spezzare del pane. Là è anche sepolto a gloriosa memoria (PL CXXIII, 193, vedi qui il testo originale. Traduz. nostra) .

  San Clèopa è ricordato come martire anche nell'elenco dei 70 discepoli di Cristo composto da Giacomo Bar Salibi e trasmessoci da Michele il Siro:

Clèopa predicò a Lod (Lidda) e fu ucciso (Michele il Siro, Cronaca, scritta nel 1195; Vincent e Abel, op. cit., p. 348. Traduz. nostra). 

Le reliquie di San Clèopa furono probabilmente custodite ad Emmaus per un certo periodo di tempo. Intorno al 570 d.C. esse si trovavano sul Monte degli Ulivi, secondo il pellegrino anonimo di Piacenza. Le reliquie furono probabilmente trasferite a Gerusalemme per proteggerle al tempo della rivolta samaritana del 529 (v. sotto).



A partire dal IV secolo assistiamo allo sviluppo del monachesimo in Palestina, e la regione di Emmaus non ne fu esclusa. Intorno al 450 un famoso monaco, abba Gelasio, risiedeva a Nicopoli:

 Una cella circondata da un pezzo di terra era stata lasciata ad abba Gelasio da un anziano, anche lui monaco, che dimorava vicino a Nicopolis. Ora uno schiavo di Batacos, che allora viveva a Nicopolis di Palestina, andò a trovare Batacos e gli chiese di prendere il pezzo di terra perché, secondo la legge, doveva spettare a lui. Quest'ultimo -che era violento- cercò di prendere il campo ad abba Gelasio con le proprie mani. Ma il nostro abba Gelasio, non volendo che una cella monastica fosse ceduta ad un secolare, non lasciò il campo. Batacos, avendo notato che le bestie da soma di abba Gelasio trasportavano le olive dal campo a lui lasciato, le fece deviare con la forza e prese le olive per sé; a malapena rimandò gli animali con i loro conducenti, dopo averli oltraggiati. Il beato anziano non reclamò affatto i frutti, ma non cedette sul possesso della terra, per la ragione che abbiamo detto in precedenza. Furioso contro di lui Batacos, che aveva anche altri affari da trattare (perché gli piacevano i processi), andò a Costantinopoli percorrendo a piedi tutto il tragitto. Arrivato vicino ad Antiochia, dove allora brillava di grande splendore San Simeone, sentì parlare di lui (era davvero un uomo superiore) e desiderava, come cristiano, vedere il santo. Il beato Simeone dalla cima della sua colonna lo vide non appena entrò nel monastero e gli chiese: «Di dove sei e dove vai?». Egli rispose: «Vengo dalla Palestina e vado a Costantinopoli». Riprese: «E per quali motivi?». E Batacos rispose: «Per molti affari. E spero, grazie alle preghiere della tua santità, di tornare e inchinarmi davanti ai tuoi passi santi». Allora il santo Simeone gli disse: «Non vuoi dire, o uomo deplorevole, che agirai contro l'uomo di Dio? Ma il tuo cammino non ti sarà favorevole e non vedrai più la tua casa. Se sei convinto del mio consiglio, lasciando questi luoghi corri da lui e chiedigli perdono, se sarai ancora vivo quando raggiungerai quel posto». Immediatamente la febbre lo prese. I suoi compagni di viaggio lo misero su una barella e si affrettò, secondo la parola del Santo Simeone, ad arrivare da abba Gelasio per chiedergli perdono. Ma arrivato a Beirut morì senza rivedere la sua casa, secondo la profezia dell’anziano. Tutto ciò fu suo figlio, che si chiama anche lui Batacos, a raccontarlo a un certo numero di uomini degni di fede, insieme al racconto della morte di suo padre. Apoftegmi dei Padri del deserto, lettera Gamma, testo del V secolo. Traduz. nostra, vedi qui il testo originale).


 San Saba, uno dei padri del monachesimo in Terra Santa, fondò un monastero a Nicopolis nel 508:

  Tornato alla sua Laura, Saba il santificato constatò che i quaranta monaci sopra menzionati, inclini al male, avevano sedotto gli altri e divennero sessanta. Immerso nell'angoscia, pianse abbondantemente per il danno inflitto alla sua comunità, meravigliato di vedere quanto sia rapido e geloso il male quando attira con così poco sforzo i deboli verso di sé. All'inizio oppose la pazienza alla loro collera e l'amore al loro odio, trattenendo le sue parole con intelligenza spirituale e integrità. Successivamente tuttavia, quando vide che stavano diventando sempre più malvagi e senza vergogna, e che non sopportavano di seguire l'umile sentiero di Cristo, ma allegavano scuse per i loro peccati e inventavano ragioni per giustificare le loro passioni, egli lasciò il posto alla collera divina e si ritirò nella regione di Nicopolis, dove visse a lungo da solo sotto un carrubo, nutrendosi di carrube. Dopo aver appreso questo, un funzionario locale uscì per vederlo e costruì una cella per lui proprio in quel luogo; questa cella, conl'aiuto e il favore di Cristo, divenne in poco tempo un monastero. (Cirillo di Scitopoli, Vita di San Saba, cap. 35, testo dell'anno 558 circa; Cyril of Scythopolis, The lives of the Monks of Palestine, Michigan 1991, pp. 129-130, vedi qui il testo originale. Traduz. nostra)

 



Nell'anno 529 la Palestina divenne lo scenario della rivolta samaritana. Oppressi dall'Impero Bizantino, i Samaritani si adirarono con i Cristiani e distrussero molte chiese in Terra Santa. Non abbiamo alcuna testimonianza diretta riguardo agli eventi accaduti ad Emmaus durante la rivolta, tuttavia l'archeologia ci dice che il complesso ecclesiastico costruito in questo luogo durante il IV e il V secolo, fu ricostruito durante il VI, fatto che potrebbe essere spiegato dalla distruzione degli edifici da parte dei Samaritani nell'anno 529.


 Ecco i testi che testimoniano la presenza samaritana ad Emmaus nel Periodo bizantino:
Talmud di Gerusalemme, Trattato Avoda Zara, 5, 4, (eventi del IV secolo d.C.):
Rabbi Aha andò ad Emmaus ( מאוס ) e mangiò i loro prodotti del forno (quelli dei Samaritani).

(Vincent & Abel, op. cit., p. 408  , עורך ש' קליין, ירושלים, תרצ''ט,"ספר הישוב", vol. 1, p. 6, vedi qui il testo originale. Traduz. nostra)

  

  Giovanni Mosco, Prato spirituale, 165 (testo scritto nel 619, avvenimenti della fine del VI secolo):
Lo stesso amico di Cristo ci ha raccontato la storia di un ladro di nome Ciriaco che operava nei dintorni di Emmaus, nota anche come Nicopolis. Divenne così crudele e disumano che lo si chiamava "il lupo". Con lui c'erano altri briganti, non solo Cristiani, ma anche Ebrei e Samaritani. Un giorno durante la Settimana Santa, alcune persone di un territorio nella regione di Nicopolis si recarono nella Città Santa per battezzare i loro figli. Una volta che i bambini furono battezzati partirono verso il loro territorio per celebrarvi il giorno di Pasqua. Tuttavia i briganti, in assenza del loro capo (Ciriaco), li affrontarono lungo il cammino. Gli uomini fuggirono. Gettando a terra i bambini appena battezzati, Ebrei e Samaritani sequestrarono le donne. Gli uomini che stavano fuggendo incontrarono il capo dei briganti che chiese loro: «Perché siete in fuga?». Gli dissero cosa era successo loro. Li prese con sé, andò alla ricerca dei suoi compagni e trovò i bambini che giacevano a terra. Scoprendo chi aveva perpetrato questa atrocità decapitò i colpevoli. Fece prendere i bambini dagli uomini (perché le donne non erano disposte a farlo essendo state contaminate dai ladri), quindi li condusse sani e salvi nel loro territorio. Poco dopo il capo dei briganti fu arrestato. Per dieci anni rimase in prigione senza che nessun ufficiale lo avesse giustiziato; infine fu liberato. Continuava a ripetere: «È grazie a quei bambini che sono sfuggito ad una morte amara. Li vedo nei miei sogni che mi dicono: «Non avere paura, noi intercediamo in tuo favore». Abbiamo incontrato quest'uomo, io e abba Giovanni, sacerdote della Laura degli eunuchi. Ci disse tutto questo e noi glorificammo Dio. (PG LXXXVII, 3032, vedi qui; John Moschos, The Spiritual Meadow, Michigan, p.135-136; "ספר הישוב", op. cit. p.6. Traduz. nostra).

  

Tre chilometri a nord di Emmaus, nel villaggio di Sha'alvim, sono state scoperte le tracce di una sinagoga samaritana.


Mosaici della sinagoga samaritana di Sha'alvim nella regione di Emmaus

(conservati nel sito "Buon Samaritano" vicino a Ma'ale Adumim)

                                                                                                                                   




 Diverse pietre scolpite recanti iscrizioni samaritane trovate nelle vicinanze di Emmaus testimoniano anch’esse la presenza dei Samaritani in questa regione. Una di queste, un capitello di una colonna ionica, fu rinvenuto tra le rovine della basilica bizantina meridionale. Il capitello ha su un lato un'iscrizione in greco: "Eis ho theos", "un solo Dio", e sull'altro un'iscrizione samaritana in ebraico che dice: "Baroukh shemo le-olam" – "Sia benedetto il suo nome per sempre" (dalla collezione del Carmelo di Betlemme). Per ulteriori informazioni su questa iscrizione consultare: Clermont-Ganneau, 1 relazione, 3a serie, v. IX, p. 292 e ss., e v. XI, p. 251; Conder, Kitchener, Survey of Western Palestine, vol. III, pp. 64-65, London 1883, vedi qui; Vincent e Abel, op. cit., p. 235, tavola XXV; Sukenik, PEF Quarterly Statement, 1931, p. 22, nota 2, vedi qui; Pilcher, The Date of the Siloam Inscription, PSBA, 1897, v. XIX, Bloomsbury, v. qui. Per la storia della scoperta di questo capitello vedere il Periodo ottomano. 

 





Nella regione di Emmaus furono rinvenute anche altre due iscrizioni samaritane, scolpite nella pietra e contenenti citazioni dal Pentateuco (Genesi 24,31; Esodo 12,33; 15,13, Deuteronomio 33,26). (Collezione dei Padri di Betharram, Betlemme. Su queste iscrizioni vedi: Lagrange, La Terre Sainte, 15-11-1890 e 15-03-1891; Lagrange, Inscription samaritaine d'Amwas, RB 1893, pp. 114-116 (vedi qui); M. De Vogüe, Nouvelle inscription samaritaine d'Amwas, RB 1896, pp. 433-434 (vedi qui); J.-B. Frey, Corpus Inscriptionum Judaicarum, vol. II, Roma 1952, n. 1185) 


 Un'iscrizione samaritana di Emmaus:

 יהוה גיבור במלחמה יהוה\ שמו יהוה נחיתו\ בא ברוך יהוה\ אין כאל ישורון










Il Signore è un guerriero: Signore è il suo nome. (Esodo 15,3)
Il Signore lo conduce (Esodo 15,13)
Venite, benedetti dal Signore (Genesi 24,31a)
Nessuno è come il Dio di Yeshurun (Deuteronomio 33,26)




 


 Per quanto riguarda l’archeologia il periodo bizantino di Emmaus è rappresentato dai resti di due basiliche. Nella basilica settentrionale il battistero con un serbatoio d'acqua è ben conservato. Il muro posteriore della basilica situata a sud, con le sue tre absidi è stato ritrovato quasi completamente intatto.

                                                                                                       Il battistero bizantino di Emmaüs →



Sito archeologico

1. Basilica bizantina meridionale (VI-VII sec.). Ricostruita nel XII secolo dai crociati

2. Iscrizione bizantina in greco

3. Abside meridionale e nicchia reliquiario della basilica meridionale

4. Cappella battesimale (V-VI sec.)

5. Rovine della basilica settentrionale

6. Resti di mosaici (V-VI sec.)

7. Cava di pietra

8. Zona di sepolture romane e mosaici bizantini

9. Resti di mosaici (V-VI sec.)

10. Rovine di edifici adiacenti alla basilica bizantina


  

  

 Nelle due basiliche sono stati scoperti magnifici mosaici con motivi geometrici e iscrizioni in greco. Queste iscrizioni contengono i nomi degli autori dei mosaici o quelli dei benefattori della chiesa. Nella navata nord della basilica meridionale, gli archeologi hanno scoperto un mosaico in stile "nilotico" con immagini di uccelli, animali e fiori.



Mosaici bizantini di Emmaus Nicopolis


 Nella collezione del Monastero di Latrun e nel terreno del parco vicino noto come "Canada", si possono ammirare cornici e capitelli splendidamente scolpiti che appartenevano alla basilica meridionale. Due grandi frammenti di colonne e due capitelli ionici di marmo blu che appartenevano alla basilica settentrionale sono conservati nel sito di Emmaus Nicopolis e al Monastero di Latrun.





Elementi architettonici del complesso ecclesiastico bizantino di Emmaus Nicopolis (collezione del Monastero di Latrun)


Le due basiliche, risalenti al VI-VII secolo, sono costruite sul sito di un complesso ecclesiastico più antico (IV-V sec.). La parte settentrionale probabilmente conteneva la casa di Clèopa, mentre a sud si trovava la fonte di acqua miracolosa ricordata sopra. All'interno della basilica meridionale, sono state ritrovate alcune pietre disposte a semicerchio, che avrebbero potuto servire da base per l'abside di un edificio ecclesiastico ancora più antico (III secolo?), così come piccole "vasche da bagno" che avrebbero potuto essere usate dai pellegrini che venivano ad immergersi nelle acque della sorgente miracolosa. Dal terreno attorno alle basiliche bizantine e nelle grotte adiacenti, sono stati riesumati oggetti risalenti al periodo bizantino: monete, gioielli (anelli, bracciali, ornamenti), vari pezzi di ceramica e di vetro, lampade ad olio in ceramica, ecc...

                                    


       


Monete bizantine provenienti dagli scavi di Emmaus Nicopolis




Ceramiche bizantine ritrovate a Emmaus Nicopolis


                                                                                                                   


 
Gioielli bizantini di Emmaus-Nicopolis



          

  Particolare attenzione deve essere prestata ad una lastra di marmo trovata in un campo ad ovest del complesso ecclesiastico, recante un'iscrizione in greco: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, bella è la città dei Cristiani”. (questa lastra è conservata nel museo del monastero di Sant’Anna a Gerusalemme, vedi: Germer-Durand, RB 1894, p. 255 (vedi qui); L.-H. Vincent, L'inscription grecque chrétienne d'Amwas, RB 1913, pp. 100-101, v. qui





   


 Durante gli scavi alla fine del XIX secolo nella zona di Emmaus, fu trovata una lapide con la scritta in ebraico: “Mekom menuhato shel Eleazar ben Yehoshua. Shalom me-Emmaus (אמאוס). Shalom”- “Il luogo di riposo di Eleazar, figlio di Giosuè, la pace di Emmaus, la pace” (attualmente presso il Museo Archeologico di Giaffa).

  

  



Un'analisi dettagliata dei reperti archeologici di Emmaus può essere consultata nelle fonti seguenti: Charles Clermont-Ganneau, Archaeological Researches in Palestine during years 1873-74, pp. 483-493; L.-H. Vincent e F.-M. Abel, Emmaüs, sa basilique, son histoire, pp. 19-274; Dictionnaire d'archéologie chrétienne et de liturgie, vol. 12, art. «Nicopolis», Paris 1935; The New Encyclopaedia of Archaeological Excavations in the Holy Land, E. Stern ed., Jerusalem 1993, art. «Emmaus», vol. 2, pp. 385-389; V. Michel, Le complexe ecclésiastique d'Emmaüs-Nicopolis, Paris, Sorbonne 1996-1997 (tesi di laurea); K.-H. Fleckenstein, M. Louhivuori, R. Riesner, Emmaus in Judäa, Basel 2003, pp. 212-310; K.-H. & Louisa Fleckenstein, Emmaüs-Nicopolis Ausgrabungen 2001-2005, Novum publishing, 2010)




Non è noto cosa sia successo a Nicopolis durante l'invasione persiana della Palestina del 614 d.C. È possibile che la Basilica bizantina meridionale di Emmaus sia stata distrutta in quell’epoca. Troviamo un'eco lontano di questi eventi nel racconto del rabbino Isacco Helo della sua visita a Emmaus nel 1334:

C'è un antico monumento sepolcrale ad Emmaus, che si dice sia la tomba di un signore cristiano, caduto nella guerra del re di Persia.

(I. D. Eisenstein אוצר מסעות, A Compendium of Jewish Travels, NY 1926, p. 74Les chemins de Jérusalem, Bruxelles, 1847, E. Carmoly, trad., p. 245, vedi il testo originale qui). 


Il Periodo bizantino nella storia della Terra Santa e di Emmaus terminò con l'arrivo dei conquistatori arabi nel 637 d.C.


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