Emmaus durante il Primo Periodo arabo (637-1099)


La Terra Santa fu conquistata dalle tribù arabe tra gli anni 634 e 640 d. C., su iniziativa dei califfi Abu Bakr (morto nel 634) e Omar (morto nel 644), che continuarono le conquiste di Maometto (morto nel 632). Gli eserciti arabi furono comandati dai generali ʻAmr ibn al ʼAs, Yazid ben Abi Sufyan, Shurahbil ibn Hassana e Abu ʻUbayda ibn al Jarrah.

Emmaus (ʻAmwas) è menzionata dallo storico persiano Al-Baladhuri (IX secolo) tra le città conquistate dai Musulmani nell'anno 634:

Abu Hafs ad-Dimashki del partito dei dotti sceicchi: - Il primo conflitto tra Musulmani e Greci ebbe luogo durante il califfato di Abu Bakr nella provincia della Palestina, mentre era comandante in capo dei Musulmani ʻAmr ibn al ʼAsi. Più tardi, durante il califfato di Abu Bakr, ʻAmr ibn al-ʼAsi conquistò Gaza, poi Sebastia [Samaria] e Nablus [Neapolis] stabilendo che garantiva agli abitanti l'incolumità delle loro vite, dei loro beni e delle loro case a condizione che pagassero il tributo e il kharaj sulle loro terre. Conquistò poi Lud [Lidda] e la sua regione, poi Yubna [Yavne o Yavnéel], ʻAmawas [Emmaus] e Beit Jabrin [Eleuteropolis, Beit Guvrin] dove prese per sé un territorio chiamato Ajlan, come uno dei suoi liberti. Quindi conquistò Yafa [Giaffa] ...

(Al-Baladhuri, Il libro delle conquiste, IX secolo, nostra traduzione da: The origins of the Islamic state being a translation from the Arabic accompanied with annotations, geographic and historic notes of the Kitâb futûh al-buldân of al-Imâm Abu-l Abbâs Ahmad ibn-Jâbir al-Balâdhuri, Philip Khuri Hitti, New York 1916, p.213)

 

                                La mappa di Terra Santa sotto i califfi. Emmaus è indicata come ʻAmwas →

 

Durante il periodo storico precedente romano-bizantino, Emmaus era chiamata ufficialmente Nicopolis e il fatto che le fonti arabe la citino come «’Imwas», «’Amouas» ou «‘Amawas» dimostra che il suo nome originario fu conservato nella memoria popolare per secoli, prima di essere conquistata dai Musulmani. Nella lingua degli Arabi Palestinesi, il nome di Emmaus - ʻAmwas - sopravvive fino ad oggi. Emmaus Nicopolis è quindi la sola tra i pretendenti al titolo di Emmaus del Vangelo ad avere avuto il nome Emmaus senza interruzione per un periodo così lungo (Vedi FAQ su Emmaus, domande 3 e 7).      

 

Lo storico moderno Moshe Gil scrive: “Abbiamo una scarsa conoscenza di ciò che accadeva in Palestina durante il regno dei califfi al Rashidun (ben guidati): Abu Bakr, Omar ibn al-Khattab (ucciso nel 644), Uthman ibn Affan (ucciso nel 656) e Ali ibn Abi Talib (ucciso nel 661).”(Moshe Gil, Palestine under Moslems, Cambridge 1997, p. 75. Traduz. Nostra). Un'importante testimonianza degli eventi di questo periodo può essere trovata nel Sermone per l'Epifania, pronunciato dal Patriarca di Gerusalemme S. Sofronio (morto nel 638) al tempo dell'invasione araba. Il patriarca descrive la situazione in Terra Santa con queste parole:

... i Saraceni invadono luoghi che non sono loro permessi, saccheggiano le città, devastano i campi, bruciano i villaggi, bruciano le chiese sante, sconvolgono i sacri monasteri …

 (Nostra traduzione da: Robert G. Hoyland, Seeing Islam as Others Saw It, Princeton 1997, p.73). Sappiamo che i villaggi e le chiese che rifiutavano di pagare le tasse ai vincitori, venivano distrutti dai Musulmani. Non è quindi escluso che la иasilica bizantina meridionale di Emmaus sia stata distrutta nella prima metà del VII secolo.

Secondo L.-H. Vincent e F.-M. Abel (Emmaüs, sa basilique, son histoire, Paris 1932, pp. 248-249, 268), l'edificio della basilica bizantina settentrionale fu utilizzato come moschea in una data che “può essere collocata quasi ovunque tra la metà del VII secolo. e la fine dell'undicesimo”. Questo deriva dai dati degli scavi archeologici che hanno rivelato “il rifacimento arabo che distrusse il nartece, mise fuori asse il muro anteriore delle navate, sostituì l'abside con una vaga forma piatta e rovesciò il pavimento per cancellarne ogni immagine vivente così da rendere idoneo l’edificio al culto islamico.” (op. cit., p. 249. Traduz. nostra).

                                     
 

    Lampade ad olio arabe in ceramica trovate durante gli scavi archeologici di Emmaus
(VII secolo circa)



 

Un evento importante legato ad Emmaus e citato da molti storici musulmani antichi fu l'epidemia di peste dell'anno 639. In quel momento la regione di Emmaus era apparentemente diventata un centro amministrativo e un luogo dove erano concentrate un gran numero di truppe arabe. Questo spiega perché la peste che infuriò in tutta la Siria si chiamava "quella di ʻAmawas".

   

Lo storico persiano Al-Baladhuri (IX sec.) descrisse la peste come segue:

La peste di ʻAmawas si è verificata nell'anno 18. Ne furono vittime un gran numero di Musulmani, tra cui Abu ʻUbaida ibn al-Jarrah (che aveva 58 anni ed era un comandante dell'esercito) e Muʼadh ibn al-Jarrah dei Banu - Salima dʼal-Khazraj soprannominato abu ʼAbd ar Rahman e morto nella regione di al-ʼUkhuwana, nella provincia della Giordania, all'età di 38 anni. Questo Muʼadh, Abu ʻUbaida lo aveva designato come suo successore al momento della sua morte. Secondo altri, designò ‘Iyad ibn Ghanm al-Fihri. Altri dicono che nominò ‘Amr ibn al-‘Asi, che nominò suo figlio come suo successore e partì per l'Egitto. Al-Fadl ibn al-’Abbas ibn’Abd al-Muttabib, soprannominato Abu Mohammad, cadde, secondo alcuni, come martire ad Ajnadin, ma il fatto è che fu vittima della peste di ʻAmawas. Altre vittime furono Shurahbil ibn Hassana, soprannominato Abu Abdallah (morto all'età di 69 anni), Suhail Ibn ʻAmr dei Banu-‘Amir ibn Lu’ai, soprannominato Abu Yazid, e al-Harith ibn Hisham ibn al-Mughira-l-Makhzumi (che, secondo altri, cadde martire nella battaglia di Ajnadin) 

(Al-Baladhuri, Il libro delle conquiste, IX secolo, nostra traduzione da: The origins of the Islamic state being a translation from the Arabic accompanied with annotations, geographic and historic notes of the Kitâb futûh al-buldân of al-Imâm Abu-l Abbâs Ahmad ibn-Jâbir al-Balâdhuri, Philip Khuri Hitti, New York 1916, p.215)

Anche lo storico e geografo arabo del IX secolo al-Yaqubi afferma:

La peste si diffuse in Siria. È quella di ʻAmawas. Quell'anno morirono venticinquemila uomini a causa della peste di ʻAmawas, oltre a quelli che non furono contati. I prezzi aumentarono. La gente monopolizzò. Ma ʻOmar proibì il monopolio.

( Tarikh, Storia, seconda metà del IX secolo, nostra traduzione da: A.S. Marmardji, Textes géographiques arabes sur la Palestine, Paris 1951, p. 150)

 

  La peste probabilmente originò da fonti d'acqua infette. All'inizio del XX secolo un pozzo riempito vicino a Emmaus era ancora chiamato dagli abitanti del luogo "il pozzo della peste" (in arabo: Bir at-Taʼun), (Cfr. Vincent e Abel, op. cit., p. 357). A causa della peste la popolazione di Emmaus lasciò le proprie case e si spostò verso il mare (nella regione di Lidda). Nel X secolo il geografo arabo al Muqaddasi scrisse:

ʻAmawas. - Si dice che in passato fosse la parte principale del paese. Se ci si è avvicinati dalla pianura e dal mare, fu proprio a causa dei pozzi e che questa (ʻAmawas) si trovava ai margini della montagna.

(Al-Muqaddasi, Descrizione dell'Impero musulmano, 985 circa , Parte 1, Descrizione della Provincia di Siria, compresa la Palestina, nostra traduzione da: Vincent e Abel, op. cit, p. 420. Vedi anche: Guy le Strange, Palestine under Moslems, Beirut 1965, p. 393, vedi qui il testo originale).

 

                                                                                                Donne musulmane vicino a un pozzo a Emmaus, foto del 1890 circa →

 

 


La venerazione a Emmaus di numerose tombe dei compagni di Maometto, vittime della peste, fu menzionata per la prima volta nel XIII secolo dal viaggiatore persiano al-Harawi:

ʻAmwas. Si vedono in questo luogo le tombe di un gran numero dei compagni del Profeta e dei Tabiʼun che vi morirono di peste. Tra questi Abder Rahman ibn Muadh ibn Jabal e i suoi figli, Harith, figlio di Hisham, Suhail, figlio di Amr e molti altri il cui luogo di sepoltura non è noto esattamente.

(Abul Hassan Ali ibn Abi Bakr al-Harawi, Indicazioni sui luoghi di pellegrinaggio, scritto all'inizio del XIII secolo, nostra traduzione da: Archives de l'Orient latin, vol. 1, Paris 1881, p. 609; vedi anche: Moshe Sharon, Corpus Inscriptionum Arabicarum Palestinae, vol. 1, A, p. 82, Leiden-NY-Köln 1997)

                                       

  Ancora oggi i Musulmani venerano le tombe di Abu ʻUbayda e ibn Jabal a Emmaus (nel Canada Park). Queste tombe sono apparentemente false:

La tomba di Abu ʻUbayda a Emmaus non è altro che un edificio delle terme romano-bizantine, che fu riutilizzato dai crociati come magazzino (vedi: Mordechai Gichon, The Roman Bath at Emmaus: Excavations in 1977, in: Israel Exploration Journal, vol. 29, n. 2 (1979), pp. 101-110). L'unico scrittore medievale a menzionare la tomba di Abu ʻUbayda a Emmaus è Ibn Saʼd all'inizio del IX secolo (Ibn Saʼd, Muhammad, at-Tabaqāt al-Kabīr, E. Sachau, ed., Leiden 1918, 7 (2); vedi anche: M. Sharon, The Arabic Inscription on Abu Ubayda's shrine in Jordan, PEQ 2011, p. 33). Gli altri autori musulmani medievali localizzano questa tomba altrove. Secondo il Dizionario geografico di Yakut, III, 722 (inizio XIII secolo), la tomba di Abu ʻUbayda si trova a ʻAmta in Transgiordania, o a Tiberiade (Tabaria). (Vedi: A.S. Marmardji, op. cit. p. 150, M.J. de Goeje, Mémoires d'histoire et de géographie orientales, n. 2 , Leiden 1900, pp. 161-162). Al-Harawi (XIII secolo) riporta nel suo libro citato sopra tre diverse tradizioni, che collocano la tomba di Abu ʻUbayda rispettivamente a Tiberiade (Tabaria), in Transgiordania e a Beit Shean (Beysan), (Vedi: Abul Hasan Aly el-Herewy, Description des lieux saints de la Galilée et de la Palestine, traduz. di Charles Schefer, Gênes 1881, p. 9).


    

    La tomba di Abu ʻUbayda a Emmaus (Canada Park)

 

Secondo lo storico Al-Baladhuri (IX sec.), Ibn Jabal morì non a Emmaus, ma nella regione del Giordano (v. sopra il testo sulla peste di ʻAmwas di Al-Baladhuri). La tomba di Ibn Jabal a Emmaus fu costruita nel 1288 (secondo un'iscrizione sopra l'ingresso della tomba, oggi scomparsa). (Vedi: Charles Clermont-Ganneau, Archaeological research in Palestine during the years 1873-1874, London 1896, vol. 1, pp. 491-493; Moshe Sharon, Corpus Inscriptionum Arabicarum Palestinae, vol. 1, A, Leiden-NY-Köln 1997 pp. 81-82, 83-85).


  

La tomba di Ibn Jabal a Emmaus (Canada Park).

 Secondo l'iscrizione sopra l'ingresso (ora perduta), la tomba fu costruita nel 1288 dal governatore della cittadella di Gerusalemme jashankir (ministro mamelucco) di nome Mankuwirs.

 Le insegne personali del ministro -un triangolo all'interno di un cerchio con delle giare ad ogni lato di esso- sono visibili sopra l'ingresso della tomba.

 

In seguito alla peste, che causò lo spostamento degli abitanti di Emmaus a Lidda (Lod) e poi a Ramla, Emmaus perse la sua funzione di centro regionale e di sede episcopale. Il Tacticon (una lista bizantina medievale delle funzioni civili, militari ed ecclesiastiche, manoscritto greco n. 326 della Biblioteca del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme) non menziona Emmaus tra le sedi episcopali, ma nell'elenco delle città e dei villaggi che si trovano sotto la responsabilità degli arcipreti e sotto la giurisdizione del Patriarca di Gerusalemme (Vincent e Abel, op. cit., pp. 357-358).



 

Cento anni dopo la conquista araba Emmaus viene nuovamente citata come luogo di pellegrinaggio cristiano in un resoconto del viaggio di S. Villibaldo in Terra Santa:

Dopo aver visitato nuovamente Damasco, andò a Emmaus, un villaggio della Palestina che i Romani avevano chiamato Nicopoli dopo la distruzione di Gerusalemme in ricordo della loro vittoria. Lì, nella casa di Clèopa, ora trasformata in chiesa, egli adorò colui che vi era stato riconosciuto allo spezzare del pane. Desiderando una fontana di acqua viva, vide la fontana all'incrocio delle tre strade, vicino alla quale, camminando con i suoi due discepoli Luca e Clèopa nel giorno della sua Risurrezione dai morti, il Cristo si era voltato come per andare in un'altra città. Si dice infatti che questa sia la sorgente a cui Cristo, durante la sua vita terrena, era arrivato dopo un viaggio e vi si lavò i piedi, e da allora quest'acqua venne resa da Dio una medicina efficace in vari modi, così che quando viene bevuta provoca la guarigione per tutti i mali dell'uomo e degli animali...

(Autore anonimo, L’itinerario di San Villibaldo, cap. 13, (scritto nel VII secolo), nostra traduzione da: Vincent e Abel, op. cit., p. 419, vedi anche: Palestine Pilgrims' Text Society, vol. 3 (2), The Hodoeporicon of Saint Willibaldtranslated by Rev. Canon Brownlow, London 1891, p. 48; T. Tobler, A. Molinier, Itinera Hierosolymitana, Genève 1879, vol. 1, p. 293, vedi qui il testo originale)



                                                                                                                      S. Villibaldo, vescovo di Eichstätt in Baviera (vissuto negli anni 700-787 circa) →

   Occorre sottolineare che questo resoconto della visita di S. Villibaldo a Emmaus è solo una raccolta di citazioni di autori bizantini che descrivono Emmaus (vedi Periodo bizantino). In un altro resoconto del viaggio di S. Villibaldo in Terra Santa, l’Hodoeporicon, trascritto a partire dalle sue stesse parole dalla monaca Huneberc di Heidenheim, questa visita a Emmaus non viene affatto ricordata. (vedi: Palestine Pilgrims' Text Society, vol. 3 (2), The Hodoeporicon of Saint Willibald, translated by Rev. Canon Brownlow, London 1891, pp. 1-36; T. Tobler, A. Molinier, op. cit., pp. 243 e seguenti, C.H. Talbot, The Anglo-Saxon Missionaries in Germany, Being the Lives of SS. Willibrord, Boniface, Leoba e Lebuin together with the Hodoeporicon of St. Willibald and a selection from the correspondence of St. Boniface, London-NY 1954).


 


 

 

Moneta araba (VII-VIII secolo), trovata durante gli scavi ad Emmaus.

L'iscrizione sul retto: "El Malek", "il re".




Moneta araba (VII-VIII secolo), trovata durante gli scavi ad Emmaus.

L'iscrizione sul retto: "La ilaha illa Alla wahdahou" - "Non c'è altro Dio all'infuori di Allah".

L'iscrizione sul verso: "Muhammad Rassul Allah" - "Muhammad è il Messaggero di Allah".






Il VII e l'VIII secolo in Palestina furono contrassegnati da vessazioni e persecuzioni nei confronti dei Cristiani. Tuttavia, durante il regno del califfo di Baghdad Harun al-Rashid (786-809), l’imperatore Carlo Magno fu autorizzato a restaurare le chiese di Gerusalemme, a costruirvi una biblioteca e un ospizio per i pellegrini e a sostenere materialmente i Cristiani della Terra Santa. Tra gli anni 815 e 923, la persecuzione dei Cristiani di Palestina si fermò (vedi: Moshe Gil, op. cit., p. 474, nota 50), e i pellegrini cristiani ricominciarono a venire in Terra Santa.





 
 

← Imperatore Carlo Magno (742-814 circa)                                                                                    

 Califfo Harun al-Rashid (763-809 circa) →

 

 

  Nel IX secolo, un pellegrino francese, il monaco Bernardo (noto anche come Bernardo il Saggio) visitò Emmaus:

Poi raggiungemmo el-Ariza (el Arish) e da el-Ariza arrivammo a Ramla, vicino alla quale si trova il monastero del Beato Giorgio Martire in cui è sepolto. Da Ramla ci affrettammo verso il villaggio di Emmaus, e da Emmaus siamo arrivati alla Città Santa di Gerusalemme, dove abbiamo soggiornato nell'ospizio del gloriosissimo imperatore Carlo...

(Bernardo il Monaco, Itinera, 314, 870 circa, nostra traduzione da: J. Wilkinson, Jerusalem Pilgrims before Crusades, Warminster 1977, p. 142, vedi anche Vincent e Abel, op. cit. p. 419, vedi qui il testo originale).


Nella seconda metà del IX secolo, la regione di Emmaus fu descritta da un geografo persiano come popolata e prospera:

ʻAmawas (Emmaus), di cui parla il poeta Ibn Kolthum al Kindy: «Quanti giovani generosi e belli come la luna, quante giovani donne virtuose dalla carnagione chiara vi sono nella valle di ʻAmawas»

(Ibn Khordadbeh, Il Libro delle Strade e dei Regni, anni 846-886, tradotto da noi da: M.J. de Goeje, Bibliotheca geographorum Arabicorum, vol. 6, Leiden 1889, p. 58)


 

Lastra di marmo con iscrizione cufica in arabo, scoperta ad Emmaus (risalente agli anni 845-854):

Nel nome di Allah. Allah attesta, e anche gli Angeli e i dotati della scienza, che non c'è altra divinità se non Lui, il custode della giustizia. Non c'è altra divinità a parte Lui, il Potente, il Saggio (Corano 3,18)Questa è la tomba di Abu al-Qasim Ali, figlio di ʻIssa, figlio di Jaʼfar, figlio di Ibrahim, figlio di Subh al - ... La misericordia di Allah sia su di lui. È morto il lunedì ... (il mese di) Muharram dell'anno ... e trenta e (duecento?). (Vedi: Moshe Sharon, op. cit., pp. 82-83, Traduz. nostra)






Nel X secolo, Emmaus era ancora menzionata come luogo che si trova sulla strada principale tra Ramla e Gerusalemme:

«Il lavoro degli stolti li stanca, e [nessuno di loro] sa come trovare la strada per arrivare in città» (Ecclesiaste 10,15). Come un uomo che lascia Ramla per andare a Gerusalemme (Beit al-Maqdis), che è una strada ben nota: se quest'uomo vuole prendere una scorciatoia, passerà per ʻImwas (Emmaus) e Qaryat al-ʻAnab; ma lo stolto non prenderà questa strada, ma si dirigerà verso Gaza, e poi a Beit Jibrin, e di là a Zughar, e poi ritornerà a ʻEin Gedi, e di là a Gerico, e da lì a Gerusalemme. . .  (Salmon ben Yeruhim, Commento all'Ecclesiaste (autore caraita del X secolo, tradotto da noi da:  Moshe Gil, op. cit., p. 203) 


 

Per tutto il X secolo la situazione in Palestina fu turbolenta, con varie forze musulmane che combattevano costantemente tra loro per il controllo del Paese. Dal 923 in poi, le chiese e le popolazioni cristiane cominciarono ad essere nuovamente attaccate. Dalla seconda metà del X secolo la Palestina passò sotto il controllo dei Fatimidi, i nuovi padroni dell'Egitto, provenienti dal Maghreb, che condussero continue guerre per il controllo della Palestina contro le tribù arabe e contro i Turchi e i Bizantini. Queste guerre distrussero la Palestina (vedi: Moshe Gil, op. cit., p. 336). Dal 960 fino all'inizio dell'XI secolo assistiamo ad una continua e brutale persecuzione contro i Cristiani della Palestina, causata in parte dalle guerre tra i Fatimidi e l'Impero bizantino. All'inizio dell'XI secolo, per ordine del califfo fatimide Hakim, molte chiese in Palestina furono distrutte e molti Cristiani furono costretti ad adottare l'Islam o a lasciare il territorio del califfato. La Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme fu distrutta nel 1007 (secondo altre fonti nel 1009), e poco dopo la Chiesa di San Giorgio a Lod subì la stessa sorte (Vedi: Moshe Gil, op. cit., pp. 373-379). È quindi possibile che la distruzione del complesso ecclesiastico bizantino di Emmaus Nicopolis sia avvenuta anch’essa in questo periodo (vedi: Carsten Peter Thiede, The Emmaus Mystery, London-NY 2005, p.59).

Gli anni 1071 e 1076 furono segnati dalla presa di Gerusalemme da parte delle tribù guerriere dei Turchi Selgiuchidi, che riuscirono a cacciare i Fatimidi dalla regione. I pellegrinaggi cristiani in Terra Santa divennero impossibili. La minaccia che pesava sui Luoghi Santi del Cristianesimo e l'oppressione dei Cristiani in Palestina e in Medio Oriente provocarono un forte movimento in Europa, culminato con le Crociate (vedi: Periodo crociato).




Nel periodo successivo alla conquista araba della Terra Santa, Emmaus Nicopolis continuò a essere identificata con la Emmaus del Vangelo di Luca. Ne dà testimonianza, in particolare il Racconto della Città Santa e dei Luoghi Santi (scritto in greco dal monaco Epifanio di Gerusalemme e risalente al VIII-X secolo), secondo il quale Emmaus si trova a 18 miglia da Gerusalemme e ad 8 miglia da Ramla:

E ad ovest della Città santa, non lontano da essa, ci sono due grotte che contengono i resti dei santi bambini uccisi da Erode. A ovest di queste, a sei miglia di distanza, si trova il Monte Carmelo (Ein Karem), la patria del Precursore. A ovest del Monte Carmelo, alla distanza di diciotto miglia, c'è Emmaus: là Clèopa andò con il Cristo, e non sapeva che fosse il Cristo. E da questo luogo a otto miglia di distanza si trova Ramla, e vicino a Ramla c'è il luogo di Diospolis... (PG CXX, 264, traduz. nostra, vedi qui il testo originale; vedi anche Vincent e Abel, op. cit. p. 421, Jerusalem Pilgrims before Crusades, Trans. J. Wilkinson, Warminster 1977, p. 119)


Poco prima delle Crociate vediamo per la prima volta apparire diverse opinioni sulla collocazione della Emmaus del Vangelo:

...Ed ecco ancora il testo «verso un villaggio distante sessanta stadi»; alcuni estendono la distanza molto di più (di sessanta stadi), altri, al contrario, la limitano a soli trenta stadi, dimostrando piuttosto che questa è l'esatta distanza tra Emmaus e Gerusalemme... (San Giovanni Mauropo, metropolita di Euchaita, lettera 117, scritta nel 1050, citata in: Vincent e Abel, op. cit. p. 419, traduz. nostra, vedi qui il testo originale). 

Questa diversità di opinioni sulla distanza tra Emmaus e Gerusalemme causò durante le crociate lo "spostamento" di Emmaus Nicopolis ad Abu Gosh e successivamente a el Qubeibe ed anche, probabilmente, a Bet Ulma (Bethulme) vicino a Motsa (vedi: Periodo delle Crociate e FAQ su Emmaus, domande 3 e 7).


 

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