Periodo ottomano (1517-1917)

Il 24 agosto 1516 il sultano ottomano Selim I sconfisse l'esercito mamelucco nella battaglia di Marj Dabiq nel nord della Siria. Questa vittoria permise ai Turchi di dominare, a partire dal 1517, l'intero Medio Oriente, compresa la Palestina. 

Selim I


Il Periodo ottomano nella storia della Terra Santa è caratterizzato da una maggiore stabilità e sicurezza rispetto al precedente Periodo mamelucco. I viaggi attraverso il paese diventano meno rischiosi. La navigazione tra Italia, Grecia e Terra Santa riprende. Gli Ottomani introducono il sistema delle milletche riconosce e protegge l'autonomia amministrativa delle varie comunità religiose. Inizia la rinascita economica della Palestina. Il numero di pellegrini provenienti dall'Europa aumenta, portando ad un rinnovamento dell'interesse scientifico per la Terra Santa.

Durante questo periodo, i pellegrini in viaggio tra Giaffa e Gerusalemme cominciano ad utilizzare di nuovo la via del sud attraverso Ramla, Latrun e Abu Gosh. Il clan di Abu Gosh controlla la strada per Gerusalemme e fa pagare ai viaggiatori il diritto di passaggio (Kaphar).

Le guide che accompagnavano i pellegrini spesso attribuivano ai luoghi visitati significati biblici che non corrispondevano alla verità storica. Così, la fortezza crociata di Toron, il cui nome era stato cambiato dagli Arabi in Latrun, fu presentata ai pellegrini come il luogo di nascita del Buon Ladrone (latino: latro, latronis), menzionato in Luca 23,32-43. Allo stesso tempo viene mantenuta la tradizione medievale di localizzare le tombe dei Maccabei a Latrun (vedi sopra il periodo dei Crociati e dei Mamelucchi), anche se questa devozione viene talvolta trasferita alla chiesa (o moschea) a nord di Latrun, ad Emmaus e, al posto delle tombe di Giuda Maccabeo e dei suoi fratelli, si cominciano a venerare lì le tombe dei sette fratelli martiri di Antiochia al tempo dei Maccabei (2 Maccabei 6,18-7,42).

Altre guide mostrano ai pellegrini le tombe di Giuda Maccabeo e dei suoi fratelli a Tsuva, che viene scambiata per Modi'in. Qaryet el-Einab (Abu Gosh) è identificata come Anatot, la patria del profeta Geremia, mentre il ricordo dell'apparizione di Gesù a Emmaus si sposta definitivamente a Qubeibe. È in questo luogo che nel XVI secolo, dopo l'espulsione dei frati francescani dal Cenacolo da parte dei Turchi, viene trasferito il pellegrinaggio annuale che commemora l'istituzione dell'Eucaristia. (Vedi : Alessandro Bassi, Emmaus, città della Palestina, Torino 1884, p. 84).

  

La prima testimonianza che collega Latrun al Buon Ladrone del Vangelo viene da un pellegrino francese di nome Denis Possot, arrivato in Terra Santa nell'estate del 1532:

...Lunedì, il primo giorno di luglio, abbiamo dimorato a Rama (Ramla) (...) Il martedì 2 luglio (...) alle nove del mattino salimmo sui nostri asini per andare nella città santa di Gerusalemme (...) e tanto facemmo che per lo spazio di 10 miglia trovammo una strada abbastanza buona fino al castello del Buon Ladrone, che è sulla prima collina dopo il deserto; ed è grande, ma rovinato; tuttavia ha ancora un aspetto imponente, ed è distante circa 10 miglia da Rama...  ( Le voyage de la Terre Sainte composé par maître Denis Possot , Ch. Schefer, ed., Paris, 1890, pp. 160-161, qui il testo completo. Traduz. nostra).

Ramla nel periodo ottomano

  Il francescano Bonifacio di Ragusa, ex Custode di Terra Santa (noto anche come Bonifacio Stefano, vescovo di Stagno, scrisse intorno al 1555 nella sua guida per i pellegrini:

 Da Ramula o Arimatea (Ramla), i pellegrini si dirigono ad est verso Gerusalemme sotto una grande scorta di Arabi e Turchi. Lungo il percorso incontrano i seguenti (luoghi): prima di tutto, sul lato destro, un castello con una grande chiesa. Questo castello si chiama il Castello del Buon Ladrone che, appeso alla destra di Cristo, gli chiese di essere accolto nel suo Regno (...) Quando sarai in vista del luogo dove è nato questo buon confessore, poiché non è privo di pericolo per te scendere da cavallo ed entrare nella chiesa a pregare, affidati a lui nella preghiera senza scendere dal tuo cavallo, dal tuo asino o dal tuo mulo (...) A sinistra, alla distanza di un tiro di freccia, si trova un luogo con una chiesa, in cui molti pellegrini che si recano a Gerusalemme si riposano presso un pozzo d'acqua viva, perché ci sono molti olivi e fichi. (Questo luogo e questa chiesa) sono chiamati "i Maccabei", perché costoro vi sono nati e vi sono stati sepolti dopo il loro trionfo. O pio pellegrino, puoi entrare liberamente in questa chiesa per pregare Dio e salutare i santi martiri... (Bonifacius Stephanus RagusinusLiber de perenni cultu Terrae Sanctae et de fructuosa eius peregrinatione, Venetiis, 1875, pp. 99-100, vedi qui il testo originale. Traduz. nostra). 

La “distanza di un tiro di freccia” citata da Bonifacio equivaleva a circa duecento passi o a uno stadio (vedi sotto i testi di fr. Francesco Quaresmi e p. Naud). La Chiesa dei Maccabei, posta dall'autore "alla distanza di un tiro di freccia" dalla strada per Gerusalemme, non è quindi altro che la Chiesa di Emmaus (vedi L.-H. Vincent, F.-M. Abel, Emmaus, sa basilique, son histoire, Paris 1932, p. 377).

L'opera di Bonifacio di Ragusa ebbe una grande influenza sui viaggiatori dell'epoca e per lungo tempo definì la loro interpretazione degli monumenti di Latrun e Amwàs.


Ecco cosa scrisse Giovanni Zuallardo della città di Ath in Vallonia, che visitò la Terra Santa nel 1586, nel resoconto del suo viaggio:

  Ramma, dai Mori e circonuicini, si chiama Rammola (Ramla)… Quiui restammo il Venerdi à i 29 tutto il giorno, aspettando il capo, o il Re de gl’Arabi… e essendo egli venuto verso la sera, pigliò da ciascuno di noi… un zecchino d’oro, e altretanto per quelli che voleuano ritornare, e con tutto ciò non venne con noi, ma ci donnò solamente la sua spada, o scimitarra, un poco inargentata alla guardia, e guarnitioni e ferri della cintura, per testimonio, e contrasegno, d’essere contentato da noi; la quale ci seruette di passaporto, e saluocondotto, perche mostrandola a gl’Arabi à cauallo, ci lassarono passare, e primi che incontrammo, erano sotto tre, ò quattro arbori, che sono appresso certi edificii grandi, e molte case ruinate (doue anco è stata una chiesa su una collina, a mano diritta) che si chiama il castello o casa di S. Dinas, cioè del ladro, che pendeua a mano destra, di Nostro Saluatore in croce, e hebbe la promessa da lui, che l’accompagnaria quel giorno in paradiso.  E ben vero che ci fecero scorta un tratto, e sino al stretto, dove ci numerarono, e pigliando un certo picciolo Caffaro, ci abbandonarono. Noi partimmo dal detto Rama, il sabbato penultimo del mese di Agosto, due hore inanzi giorno, donde detto Castello è distante dieci miglia; inanzi che vi si arriua, vi e un luogo doue si raguna la Carrauana, andando a Gazzera, e di là al Cairo in Egitto, venendo dalle parti di Damasco, e si passa il gran camino. A man manca, del nostro, che va a Gierusalemme, e abbasso fra certi oliuari, lontana quasi un tratto di ballestra, ci è una Moschea, che altre uolte fu chiesa, chiamata (come scriue il detto P. F. Bonifatio) de i sette fratelli Machabei, martirizati con la loro madre, in Antiochia, dal Tiranno Antioco, i quali nacquero e furono sepelliti in detto luogo. (Il devotissimo viaggio di Gerusalemme fatto e descritto in sei libri dal Sig. Giouanni Zuallardo, Roma, 1587, Libro terzo, pp. 114- 117, vedi qui il testo completo).  

  Giovanni Zuallardo è il primo a ricordare la trasformazione della chiesa di Emmaus in moschea.



Latrun nell'incisione pubblicata con il racconto di Giovanni Zuallardo:

A- Castello del Buon Ladrone

B- Arabi a cavallo

C- Pozzo di S. Giobbe (Dir Ayoub)

D- Un edificio isolato

E- Pellegrini in cammino

F- Chiesa dei Sette Fratelli Maccabei












Il viaggiatore olandese Jan van Cootwijk (Johannes Cotovicus) visitò Latrun nell'ottobre del 1598 e ci fornisce informazioni simili a quelle di Bonifacio di Ragusa e Giovanni Zuallardo:

“... Al decimo miglio dalla città (di Ramla), salimmo su una collina, piantata con molti olivi e fichi, sulla cui sommità c'era un castello molto vecchio, distrutto e senza abitanti; lo lasciammo alla nostra destra. Generalmente viene chiamato il Castello del Buon Ladrone Disma, perché si ritiene sia nato in questo luogo. In passato era un magnifico santuario le cui vestigia sono ancora numerose e le cui rovine sono molto estese; è ancora venerato dai Cristiani cattolici. I passanti lo salutano da lontano, adorando il Cristo, che attirò a sé il brigante, e pregandolo umilmente di attirare anche loro stessi a lui, e anche noi facemmo questa preghiera. Per questa devozione il Sommo Pontefice concede un'indulgenza di sette anni. A sinistra, alla distanza di un tiro di sasso, c'è una moschea turca, un tempo consacrata dai Cristiani ai Sette Santi Martiri Maccabei (si crede che i loro corpi siano sepolti in questo luogo); accanto ad essa c'è un'ottima sorgente d'acqua (Cotovicus, Itinerarium Hierosolymitanum, Antverpiae, 1619, p. 143, vedi qui il testo originale, traduz. nostra).

L'indulgenza concessa per la preghiera a Latrun, di cui parla Cootwijk, è menzionata già a metà del XIV secolo da frà Niccolò di Poggibonsi (vedi sopra, il Periodo mamelucco).

 

Frà Francesco Quaresmi (Franciscus Quaresmius), Custode di Terra Santa nel 1616-18, nella sua opera di storia biblica e archeologia Historica, theologica et moralis Terrae Sanctae elucidatio, opera una dotta critica delle indicazioni di Bonifacio di Ragusa:

  I pellegrini che si recano a Gerusalemme dopo aver passato la notte a Rama (Ramla), dirigono i loro passi ad est, verso la Città Santa. La distanza tra Rama e Gerusalemme è di circa trenta miglia; ad eccezione della pianura di Rama, che è bella, ampia e fertile e si estende per otto o dieci miglia, il resto del percorso è abbastanza difficile e passa quasi sempre attraverso montagne e colline. Dopo aver percorso una decina di miglia, sul lato destro della strada, a circa mezzo miglio di distanza, si può vedere un castello sulla collina, piuttosto fatiscente, in cui un tempo c'era una grande chiesa, oggi quasi completamente distrutta. Qui viene generalmente chiamato "il Castello del Buon Ladrone", dal nome del brigante che, appeso a una croce accanto a Cristo, gli disse: «Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno» (Luca 23,42) e meritò di sentirsi dire come risposta: «In verità, io ti dico: oggi sarai con me in Paradiso» (versetto 43). Tuttavia non sappiamo esattamente perché (questo posto) si chiami così: perché questo santo rapinatore è nato qui o per qualche altro motivo. Bonifacio (di Ragusa)sulla base di una tradizione, sostiene che la chiesa le cui rovine sono ancora visibili sia stata costruita in onore del Buon Ladrone (perché è nato qui). Ma secondo l'opinione di altri, non è qui che nacque (questo brigante), ma in Egitto (…). Lasciando questa questione incerta, diciamo solo ciò che è certo, cioè che in questo luogo c'era una chiesa, eretta da pii credenti per devozione a questo santo. Vicino al castello del Buon Ladrone, a circa duecento passi a sinistra della strada, si trova il luogo e la chiesa chiamata Maccabei o quella dei Maccabei. Cercheremo di capire il motivo di questa denominazione. Nella sua descrizione del pellegrinaggio da Giaffa a Gerusalemme Bonifacio scrisse quanto segue: "A sinistra, alla distanza di un tiro di freccia, si trova un luogo con una chiesa, in cui molti pellegrini che si recano a Gerusalemme si riposano presso un pozzo d'acqua viva, perché ci sono molti olivi e fichi. (Questo luogo e questa chiesa) sono chiamati "i Maccabei", perché costoro vi sono nati e vi sono stati sepolti dopo il loro trionfo ..." Nel dire questo Bonifacio si basa, si crede, su tradizioni locali che conosceva molto bene, e si riferisce ai Sette Fratelli Martiri Maccabei, perché oltre a questi fratelli, la Chiesa non venera altri martiri Maccabei. Tuttavia la mia attenzione è attirata da due cose nelle parole di questo autore, che considero false. In primo luogo che questi fratelli Maccabei siano nati in questo luogo, ed in secondo luogo che i loro corpi siano stati sepolti qui dopo il loro martirio. Per quanto riguarda la prima cosa, i sette santi fratelli Maccabei non vennero alla luce qui, ma nel villaggio di Susandra (cioè Shfaram, nota del traduttore), come scrisse Giuseppe l'Ebreo nel suo trattato L’impero della ragione o i Maccabei: "I sette fratelli Maccabei, del villaggio di Susandra in Giudea (...) furono portati con la loro madre, chiamata Salomona, ad Antiochia al tempo di Antioco Epifane..." Quanto alla seconda affermazione di Bonifacio, che i Maccabei subirono il martirio in questo luogo, è chiaramente falsa (…). Non è in questo luogo che i santi maccabei subirono il martirio e furono sepolti, come dice Bonifacio, ma ad Antiochia... Se ci venisse detto che questi eroi maccabei sono nati e sepolti nella città di Modi'in, si obietterebbe che questi non sono i martiri maccabei, ma altri Maccabei che vissero dopo di loro e li seguirono con la virtù e il coraggio nella lotta per il Signore, e per questa ragione sono stati soprannominati "Maccabei", che significa "combattenti" (...). Credo, quindi, che il luogo abbia ricevuto questo nome a causa della chiesa costruita qui da pii fedeli in onore dei Martiri Maccabei, che adesso è trasformata in una moschea turca. Tuttavia, si può anche ipotizzare che questa chiesa fu costruita in memoria di un gran numero di (soldati) delle truppe Maccabee uccisi qui per mano dei nemici (1 Maccabei 5,12) ... (Franciscus Quaresmius, Historica, theologica et moralis terrae sanctae elucidatio, Antverpiae 1639, v. 2, capp. 5-6, pp. 12-14, vedi qui il testo originale, traduz. nostra).

 

Un religioso francese, Eugène Roger, che fece il suo pellegrinaggio nel 1632, seguendo l'esempio di Quaresmi situa la casa natale dei Sette Martiri Maccabei a Sesambre-Shfaram (vedi: Eugène Roger, La Terre Saincte, Paris 1646, pp. 46-47; Vincent, Abel, op. cit., p. 377, nota 1). Il suo resoconto non menziona la chiesa di Amuàs:

A tre leghe da Anatot (Abu Gosh) e a sei da Gerusalemme, verso ovest, sulla strada che porta a Giaffa, c'è un villaggio situato su un piccolo poggio, a cento passi dalla strada, sul lato a sud, dove si vede il recinto di una chiesa, di cui resta ancora un po' dell’arco nella navata centrale, sotto il quale alloggiano dei Mori che dipendono dal Bacha di Gaza, che fanno pagare a tutti i Cristiani o Ebrei che passano di là due monete da venti soli. Si ritiene che questa chiesa sia costruita sul luogo stesso della casa di Dimas, il buon Ladrone, che fu crocifisso con il nostro Redentore. Gli Orientali chiamano questo luogo Ladrone, nome che gli Italiani gli hanno dato”. (Eugène Roger, La Terre Saincte, Paris, 1646, p. 153, vedi qui il testo completo, traduz. nostra).

 

Come Eugène Roger, il pellegrino francese Jean Doubdan, che visitò la Terra Santa nel 1652, ricordando la sua visita a Latrun non menziona la chiesa dei Maccabei (Jean Doubdan, Le voyage de la Terre sainte, Paris 1666, pp. 39-40). Il suo contemporaneo e compatriota, il francescano Jacques Goujon, esprime su questa chiesa gli stessi dubbi di Quaresmi (Jacques Goujon, Histoire et voyage de la Terre Sainte, Lyon 1670, pp. 109-111).

 

Il padre gesuita Michel Naud che arrivò in Terra Santa nel 1674 con il seguito dell'ambasciatore francese, fu il primo dei viaggiatori moderni a menzionare il villaggio di Amuàs nella valle di Àialon. Egli testimonia la venerazione di cui i cristiani locali circondano questo luogo che considerano la Emmaus evangelica::

Partimmo da Rame (Ramla) il giovedì prima della Domenica delle Palme (...) Incontrammo a tre leghe da Rame un villaggio chiamato Amoas, e in un campo vicino una chiesa abbandonata, ma abbastanza integra. 

  Alcuni cristiani locali credono che questa sia Emmaus, e che questa Chiesa è il luogo dove i due discepoli hanno accolto il Salvatore il giorno della sua Risurrezione, sotto forma di un Pellegrino sconosciuto, e dove essi lo riconobbero allo spezzare del pane. Ciò che li spinge a questo errore è che ascoltando leggere il Vangelo in arabo, dove Emmaus è tradotto come Amoas, vedendo che questo villaggio si chiama allo stesso modo, pensano che questo sia il luogo reale. Ma sentendo leggere in questo stesso Vangelo che il luogo dove Nostro Signore si fermò con i suoi due discepoli non è lontano da Gerusalemme che circa sessanta stadi, cosa che può essere fatta in meno di quattro ore, essi dovrebbero disilludersi. È vero che non sapendo che cos'è uno stadio, né ciò che è un Galue (غلوة), che significa la distanza di un tiro di freccia, con cui l'arabo spiega cosa intendiamo per stadio, possiamo scusarli per la loro ignoranza. La verità è che questa Chiesa è dedicata ai Santi Maccabei, che tra tutti i santi dell'Antico Testamento hanno, quasi da soli, l'onore di essere venerati dalla Chiesa Latina come quelli del nuovo.

 Poichè i Greci e gli altri Orientali ne celebrano solennemente molti altri. La Santa Sede ha anche concesso ai sacerdoti dell’Osservanza di S. Francesco che servono così degnamente la Terra Santa, di celebrarne l’Ufficio qui in Oriente. Non saprei chi sia il Fondatore di questa Chiesa, né con quale intenzione sia stata dedicata in onore di questi Santi Martiri: se non che, sono stati zelanti difensori della gloria di Dio in Terra Santa; si voleva prima di tutto metterli davanti agli occhi dei Cristiani crociati e dei pellegrini, per animarli con un esempio così bello, e ispirarli con un desiderio ardente di non risparmiare né sangue nè vita per gli interessi della Fede. Gli abitanti di Amoas vi si radunarono in gran numero, mormorando a gran voce di vedere i Cristiani sulle loro terre con tanto onore; e come essi si accorsero che avevamo rispetto per questa Chiesa, e che vi facevamo delle preghiere, ebbi il dolore di sentirli cospirare tra loro per profanarla lo stesso giorno e per farvi dormire le loro bestie. A circa quattro o cinquecento passi di là sulla destra, c’è il villaggio del buon Ladrone, che gli Arabi chiamano Latrun, con una parola che hanno ricevuto e conservato dai Latini. È una cittadina piccola e forte, vantaggiosamente posizionata sulla cima di una montagna piuttosto ripida. Vi si vede ancora una chiesa molto alta, e di aspetto imponente, che è dedicata a questo santo Ladrone, ma è stata rovinata dagli infedeli, e cade in rovina (...) Dopo un po' di strada siamo arrivammo ai Monti della Giudea, e a questa valle, che si chiama Wadi Ali (Shaar Ha Gai)...

(Voyage nouveau de la Terre-Sainte par le R. P. Naud, de la Compagnie de Jésus, Paris, 1702, libro I, cap. VIII, pp. 45-48, vedi qui il testo completo, traduz. nostra)




Gesù a Emmaus (manoscritto arabo del 1684)





Alcuni anni dopo padre Michel Naud, il pittore e viaggiatore olandese Cornelis de Bruijn, menziona vicino a Latrun una chiesa in rovina, dove c'è dell'acqua molto buona (Corneille Le Brun, Voyage au Levant, Paris 1714, p. 258, vedi qui). 



Cornelis de Bruijn




Il 28 gennaio 1688 un’ indulgenza di "sette anni e sette quarantene" fu concessa per la prima volta con la bolla Unigeniti Filii Dei di Papa Innocenzo XI a coloro che pregavano nella "Chiesa dei Santi Maccabei tra Giaffa e Gerusalemme". Simili indulgenze furono concesse dalla stessa bolla a molti altri luoghi santi in Palestina. Nel 1819 Papa Pio VII confermò queste indulgenze (vedi il periodico La Terre Sainte, n. 77, 15 settembre 1873, pp. 818 e 822, vedi qui).

 


 Nel 1714 fu pubblicata Palaestina ex monumentis veteribus illustrata, un'opera sulla geografia della Palestina composta dallo studioso olandese Adriaan Reland e basata su fonti romano-bizantine ed ebraiche e sulle testimonianze dei viaggiatori dell'epoca. Questa ricerca segna l'inizio della riscoperta diEmmaus Nicopolis. Reland è il primo tra i moderni ricercatori a correggere l’errore vecchio di secoli di situare Emmaus Nicopolis ad Abu Gosh o Qubeibe (vedi i periodi crociato e mamelucco di cui sopra). Reland colloca Emmaus Nicopolis al posto che le spetta nella valle di Àialon, mentre si oppone all'identificazione di Nicopolis con la Emmaus del Vangelo. Propone la teoria dell'esistenza di due Emmaus distinte nell'area di Gerusalemme: da un lato la Emmaus di montagna, citata nel Vangelo di Luca a una distanza di 60 stadi (7 miglia) da Gerusalemme, e dall'altro la Emmaus della pianura, nota anche come Nicopolis, situata a 10 miglia da Ramla e citata nei libri dei Maccabei. Questa teoria ha influenzato molti ricercatori fino ad oggi:

  La questione di Emmaus è molto difficile. Se Emmaus è a soli sessanta stadi da Gerusalemme, come possiamo dire che si trova in pianura (1Mac 3,40)? La pianura è più a ovest di Gerusalemme. I resoconti scritti dei pellegrini e i racconti dei testimoni oculari sono unanimi su questo punto. A circa dieci miglia romane dalla città di Rama (Ramla), attraverso la quale passa la strada da Giaffa a Gerusalemme, i viaggiatori lasciano la pianura, scalano le alture e seguono la strada di montagna fino a Gerusalemme. Questo è noto ed innegabile (...) Inoltre Emmaus, poi chiamata Nicopolis, ha molte testimonianze in suo favore. E  tuttavia Nicopolis si trova a ventiduemila miglia romane da Gerusalemme, cioè a centosettantasei stadi, come è scritto nell'antica descrizione del viaggio verso Gerusalemme (cioè per il Pellegrino Anonimo di Bordeaux - nota del traduttore). Che differenza rispetto alla distanza di sessanta stadi! Inoltre è sorprendente che, senza prestarvi attenzione, si raccontano molte cose nei vecchi testi su Nicopolis che non corrispondono alla Emmaus citata da Luca. Spiegherò il problema in modo conciso. Vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che Emmaus, citata da Luca, e la Emmaus, che si chiamava Nicopolis, sono due luoghi assolutamente distinti e molto distanti tra loro. Prima di tutto la Emmaus citata da Luca era un villaggio (κώμη) a sessanta stadi da Gerusalemme (...), mentre Emmaus, chiamata anche Nicopolis, era una città, a ventiduemila miglia romane da Gerusalemme, cioè centosettantasei stadi. In secondo luogo Emmaus (Nicopolis) era in pianura, dove le montagne della Giudea cominciano a salire. E’ Girolamo a scriverlo nel commento a Daniele, cap. 12 (...) Si può dire una cosa del genere di un luogo a circa sessanta stadi da Gerusalemme? È là che le montagne della Giudea cominciano a salire? No, è dove si trovava Nicopolis, a ventidue miglia da Gerusalemme e a dieci miglia da Lidda, dove oggi possiamo vedere il Castello del Buon Ladrone, è là che cominciano ad elevarsi le montagne della Giudea. Questo è noto a tutti coloro che hanno viaggiato su questa strada o hanno letto i racconti dei pellegrini moderni. Questo è anche compatibile con la testimonianza degli scrittori talmudici: "Da Bet-Horon al mare ci sono tre regioni: da Bet Horon a Emmaus la montagna, da Emmaus a Lidda la pianura, e da Lidda al mare la valle" (...) Come tutto diventa chiaro se Emmaus è là dove noi la collochiamo, cioè a dieci miglia romane da Lidda in direzione di Bet Horon! Nel Libro delle Antichità, XIII, 1, si dice che gli abitanti della Giudea fortificarono la città di Emmaus e vi costruirono una torre, vedi 1Maccabei 9,50 (in effetti le Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio XIII, 3, così come 1Mac 9,50, parlano della fortificazione di Emmaus da parte dei Greci - nota del traduttore). (...) Suppongo che siano i resti di queste torri e queste fortificazioni, o di altre, costruite in seguito dai Romani, che sono visibili a destra della strada principale proveniente da Giaffa e che sono generalmente chiamate il Castello del Buon Ladrone. In ogni caso la distanza tra queste rovine e Diospolis (Lidda) equivale alla distanza di dieci miglia romane menzionata tra Nicopolis e Diospolis... (Hadriani Relandi Palaestina ex monumentis veteribus illustrata, Trajecti Batavorum (Utrecht), 1714, vol. I, pp. 426-429, traduz. nostra, , qui il testo originale.)

 Durante tutto il Periodo mamelucco e all’inizio del Periodo ottomano, fu il villaggio di Qubeibe a nord-ovest di Gerusalemme ad essere venerato come la Emmaus del Vangelo dalla maggior parte dei viaggiatori occidentali. Tuttavia dal 1760 in poi divenne impossibile per i pellegrini raggiungere Qubeibe a causa delle continue battaglie tra i clan arabi locali. La chiesa di Qubeibe fu quindi abbandonata tra il 1760 e il 1852 (Cfr. V. Guérin, Description géographique, historique et archéologique de Palestine, vol. 1, Paris 1868, p. 360).

 

  Nell'aprile del 1767 l'accademico fiorentino Giovanni Mariti visitò Emmaus Nicopolis dopo essersi unito a una carovana di Armeni e Greci. Mariti conferma quanto già appreso da padre Michel Naud: è qui che i Cristiani locali situano il luogo dell'apparizione di Gesù Risorto. Mariti contesta questo parere, basandosi sull'opera di Reland, e ripete la vecchia leggenda sui martiri Maccabei: 

 Scorsa per lo spazio di circa dieci miglia una fertilissima pianura, si arriva ad un villaggio, chiamato Amoas, ove principiano dolcemente le montagne della Giudea, nel qual luogo si uniscono le carovane, che vogliono passare in Gaza per andare di lì al Cairo, e nel luogo medesimo si riposano quelle, che venendo da Damasco passano nelle stesse parti dell’Egitto. Amoas, oggi così chiamata in arabo, fu già una città chiamata Ammaus o Emmaus, e dipoi Nicopoli. (...) Questa Nicopoli a tempo dei Cristiani fu città con sede vescovile, suffraganea di quella di Cesarea di Palestina (Guglielmo di Tiro, libro XIV, cap. 12). Molti dei Cristiani orientali, ingannati dalla uguaglianza del nome di Emmaus, riguardano questo come il Castello di Emmaus, ove Nostro Signore andò il giorno stesso della sua Resurrezione: ma non era quello distante da Gerusalemme se non soli sessanta stadi (San Luca cap. XXIV, ver. 13); ove che l’Emmaus, di cui ora parlo, ne è discosto circa centosettantasei stadi, o ventidue miglia.

«Tre luoghi in Palestina sono conosciuti con il nome di Emmaus:

1. La città che più tardi fu detta Nicopolis.

2. Il villaggio menzionato nel Vangelo di Luca

3. Un luogo vicino a Tiberiade, che pare abbia preso il nome dalle terme». (Adriaan Reland, Palaestina ex monumentis veteribus illustrata, libro III)

Poco distante dal villaggio Amoas, in un campo, ove sono alcuni ulivi, si vede una chiesa, quasi in essere, la quale fu già dedicata à Santi Martiri Maccabei, che furono martirizzati in Antiochia sotto Antioco Epifane. In appresso divenne questa una moschea, ed ora finalmente abbandonata, non è se non un ricovero di vili animali. Rientrando sulla strada maestra, non molto discosto dalla chiesa dei Maccabei, sulla parte destra s’incontra il villaggio di Latrun, il quale a tempo de Cristiani era un castello chiamato Castrum Boni Latronis, come trovasi appellato dagli scrittori latini.

(Viaggi per l'isola di Cipro e per la Soría e Palestina fatti da Giovanni Mariti accademico fiorentino dall anno 1760 al 1768, Firenze, 1770, vol. III, pp. 18-21, qui il testo completo).


Dal racconto di Giovanni Mariti, vediamo che gli abitanti di Amouas, irritati dall'afflusso di pellegrini cristiani, attuarono la minaccia già sentita da padre Michel Naud e trasformarono la chiesa in una stalla.

 


Nel 1831-32 il viceré d'Egitto, Mehmet Ali, prese il controllo delle province ottomane di Siria e Palestina. Intraprese riforme per rafforzare il potere centrale, disarmare i clan arabi e sottomettere la popolazione alla coscrizione militare. Ciò provocò una rivolta dei fallahin contro il dominio egiziano (1834). Durante gli scontri con il clan di Abu Gosh, l'esercito egiziano distrusse definitivamente il Castello dei Crociati di Latroun e fece franare il tetto della chiesa di Emmaus. (Cfr. Vincent, Abel, op. cit., p. 381). 

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Mehmet Ali




Una carovana al pozzo di Emmaus, incisione di William Henry Bartlett, 
pubblicata in: H. Stebbing, "The Christian in Palestine", London, 1847, p. 4
 (l'altezza delle montagne è esagerata rispetto alla realtà)

A partire dalla prima metà del XIX secolo la Terra Santa vide importanti cambiamenti legati al declino dell'Impero Ottomano e all'espansione coloniale delle potenze europee in Medio Oriente. Lo studio scientifico moderno della Palestina inizia in questo periodo.

 

Nel 1842 l'orientalista tedesco Emil Rodiger fu il primo degli studiosi moderni a criticare la teoria di Reland sull'esistenza di due Emmaus distinte nell'area di Gerusalemme. Pur non rifiutando completamente questa teoria, Rodiger ricorda l'antica tradizione cristiana che identificava la Emmaus del Vangelo con Nicopolis. Egli menziona anche la presenza della variante dei centosessanta stadi in alcuni manoscritti del Vangelo di Luca (cfr. l'articolo di Rodiger nel periodico Allgemeine Litteratur-Zetung, anno 1842, n. 72, p. 576, vedi qui)

 




Nel 1852 il geografo tedesco Carl Ritter, basandosi sulle osservazioni di Rodiger, non escludeva che Emmaus Nicopolis fosse l'Emmaus del Vangelo: 

  Visto che questo luogo di Amouas vicino a Latroun è a sette ore da Gerusalemme, mentre Luca indica una distanza di sessanta stadi tra Gerusalemme ed Emmaus, cioè solo tre ore di viaggio, questo (villaggio), apparentemente, non può essere identificato con (la Emmaus del Vangelo). Rodiger osserva, tuttavia, che non tutti i codici concordano con la consueta variante dei sessanta stadi, e che alcuni manoscritti includono la variante dei centosessanta stadi, cosa che corrisponde molto bene a Nicopolis o alla Emmaus del Medioevo, cioè alla Amuas attuale, il che può certamente confermare l’antica tradizione ecclesiastica, veramente coerente, legata a questo luogo. In realtà non c'è nessun altra Emmaus conosciuta ad oggi in Oriente, che pretenderebbe con maggiori motivazioni storiche di essere questo luogo notevole di cui parla il racconto della Resurrezione del Salvatore, e per il quale una grande distanza a ovest (da Gerusalemme) non costituisce di per sé una difficoltà... (Carl Ritter, Vergleichende Erdkunde der Sinai-Halbinsel, von Palästina und Syrien, Berlin, 1852, vol. 2, pp. 545-546, traduz. nostra, qui il testo originale).

 

  L'esploratore americano Edward Robinson pubblicò nel 1856 una seconda edizione della sua opera Biblical Researches in Palestine, in cui, nel descrivere il suo viaggio in Palestina del 1852, è il primo degli studiosi moderni a identificare Amouas con l'Emmaus del Vangelo in modo categorico e inequivocabile:  

  Martedì 27 aprile la mattina si è aperta con un'apparenza di pioggia, ed è caduta una leggera pioggia; ma le nuvole si sono presto diradate e la giornata è diventata bella. Abbiamo lasciato Yalo alle 6.55, con una guida per Sur'a. All'inizio siamo tornati sulla nostra strada dell'ultima sera per dieci minuti, e poi abbiamo mantenuto l’altezza lungo il declivio, a circa N. 65° O. Alle 7.25 abbiamo girato a sinistra intorno alla pendice del crinale; e avevamo 'Amwas e Latrun davanti a noi in fila, S. 47° O. Scendendo gradualmente alle 7.40 siamo arrivati al villaggio di 'Amwas, adagiato sul graduale declivio occidentale di una collina rocciosa, abbastanza alto da avere una vista estesa sulla grande pianura. Oggi è un povero borgo costituito da poche case malandate. Ci sono due fontane o pozzi d'acqua viva; uno vicino al villaggio e l'altro un po' in basso nella valle poco profonda a ovest. La prima è probabilmente quella citata da Sozomeno nel V secolo, da Teofane nel VI, e di nuovo da Villibaldo nell'VIII, in quanto situata in un punto in cui si incontrano tre vie (in trivio), e in quanto dotata di qualità curative. Abbiamo notato anche frammenti di due colonne di marmo; e ci è stato detto di sarcofagi nelle vicinanze, che erano stati aperti di recente. Ma la principale reliquia dell'antichità è costituita dai resti di un'antica chiesa appena a sud del villaggio, in origine una bella struttura, costruita con grandi blocchi di pietra. L'estremità circolare orientale è ancora in piedi, come anche i due angoli occidentali; ma le parti intermedie sono in rovina. Tale è lo stato attuale dell'antica Nicopolis. Che 'Amwas rappresenti l'antica Emmaus o Nicopolis, situata ai piedi delle montagne, e secondo l'Itinerarium Hierosolymitanum a ventidue miglia romane da Gerusalemme, e dieci da Lidda, credo che nessuno ne dubiti. (...) Il villaggio 'Amwas, anche se in vista da quella strada, sembrerebbe finora non essere stato effettivamente visitato da nessun viaggiatore. (...) Una questione di discreto interesse storico si collega a questo luogo; cioè se è in qualche relazione con la Emmaus del Nuovo Testamento dove i due discepoli stavano andando da Gerusalemme, mentre Gesù si avvicinò e camminò con loro, nel giorno della sua risurrezione? Come il testo del Nuovo Testamento afferma, la distanza del luogo da Gerusalemme sarebbe stata di sessanta stadi; il che, se corretto, esclude naturalmente ogni idea di un qualsiasi collegamento con l'attuale 'Amwas, che è lontana almeno centosessanta stadi dalla Città Santa. Eppure non può esserci dubbio che nel primo periodo di cui si ha notizia, dopo l'età apostolica, prevalse nella chiesa l’opinione che Nicopolis (come veniva allora chiamata) sia stata la scena di quella narrazione. Sia Eusebio che Girolamo, nel IV secolo, sono espliciti su questo punto; l'uno un vescovo di primo piano e storico, l'altro uno studioso e traduttore delle Scritture. In effetti, sembra che non si conoscessero altre interpretazioni, né vi è traccia di altre in alcuno scrittore antico. (...) Le obiezioni che si oppongono a questo punto di vista sono state ben presentate da Reland e da altri (...) Il caso dunque può essere così presentato. Da un lato la lettura di buoni manoscritti dà la distanza di Emmaus da Gerusalemme a centosessanta stadi; in quel punto c'era un luogo chiamato Emmaus, che esiste ancora come villaggio di 'Amwas; e tutto ciò è ulteriormente supportato dal giudizio critico di uomini dotti residenti nel paese in un’epoca vicina; come anche dalla tradizione ininterrotta dei primi tredici secoli. Dall’altra parte c'è la variante di sessanta stadi nella maggior parte dei manoscritti che possediamo, scritti fuori dalla Palestina; sostenuta solo da una dubbia lettura di Giuseppe (Flavio); ma senza alcun luogo esistente, né ora né alla fine del terzo secolo, a cui questa specificazione possa essere riferita. Per quanto riguarda il Nuovo Testamento si tratta di una questione tra due diverse varianti; una, quella ora corrente nei manoscritti e nelle edizioni, ma senza altro valido supporto; l'altra sostenuta in modo analogo dai manoscritti, come anche dai fatti, dal giudizio dei primi studiosi, e dalla tradizione primitiva e ininterrotta. -Dopo lunghe e ripetute riflessioni, sono disposto ad accettare il giudizio di Eusebio e di Girolamo... (Later Biblical Researches in Palestine and the Adjacent Regions: a journal of Travels in the Year 1852 by Edward Robinson, Eli Smith and others, London, 1856, pp. 146-150, vedi qui il testo originale.)

  Sulle orme di Robinson molti studiosi della fine del XIX e dell'inizio del XX secolo identificarono Emmaus Nicopolis con la Emmaus del Vangelo, fatto che si rivelò di importanza decisiva per la futura esplorazione del sito.

 

  Fino alla metà del XIX secolo, la Terra Santa veniva visitata dai pochi pellegrini europei che avevano la possibilità di compiere un tale viaggio. A partire dal 1850 inizia l'era dei pellegrinaggi di gruppo, organizzati per ampi settori della società europea. I pellegrini arrivano con la nave, sbarcando a Giaffa, e poi si dirigono a Gerusalemme passando per Ramla e Latrun. 

 

Negli anni 1852-1861 i Frati Francescani rinnovarono la tradizione del pellegrinaggio a Emmaus Qubeibe e acquistarono dai Musulmani l’antico terreno della chiesa. Ne seguì una accesa polemica tra i teologi e gli storici che collocavano la Emmaus evangelica a Qubeibe e i ricercatori che la situavano a Emmaus Nicopolis.

 


La chiesa dei Francescani a Qubeibe





  L'opinione di Edward Robinson che identificava la Emmaus del Vangelo con Emmaus Nicopolis fu confermata nel 1859 con la pubblicazione da parte dello studioso Constantine von Tischendorf di un manoscritto greco di alta qualità risalente al IV secolo, noto come Codex Sinaiticus e comprendente i libri dell'Antico e del Nuovo Testamento. Nel Vangelo di Luca 24, versetto 13, questo manoscritto contiene la variante dei centosessanta stadi tra Gerusalemme ed Emmaus, che corrisponde alla posizione di Emmaus Nicopolis.


Una pagina del Codice del Sinai, con i capitoli 23 e 24 del Vangelo di Luca





 

Nel 1859 l'esploratore svizzero Titus Tobler pubblicò un'opera in cui forniva la prima descrizione dettagliata della Basilica di Amuas, che visitò nel 1857, proponendone la datazione:

  Alle 9 e 23 del mattino arrivammo a Latrun, che si trova a 982 piedi sopra il livello del Mar Mediterraneo (in realtà 853 piedi o 260 m, nota del traduttore). Il disinteresse per questo luogo da parte dei pellegrini, tra i quali ero presente anche prima, non è affatto giustificato. Le rovine, che coprono una vasta area e mi c’è voluto un quarto d’ora per esplorarle, hanno superato le mie aspettative (...). Molto felici di aver esplorato da vicino queste rovine, così importanti eppure così poco visitate dai pellegrini, partimmo alle 9 e 45 e arrivammo subito sulla strada che va da Ramla a Gerusalemme, che traversammo andando in direzione Nord, e alle 9 e 57 arrivammo alle rovine di Amuas, عمواس. Questi resti della chiesa di Nicopolis, come vengono chiamati anche dagli stessi abitanti del villaggio di Amuas, meritano molta attenzione. Finora queste rovine così vicine alla strada da cui passano i pellegrini, così come le rovine di Latrun, ancora più vicine, sono state raramente visitate dai viaggiatori (...). Il fatto che si notino così raramente è dovuto al colore grigio scuro, mai chiaro, di questi edifici. La parte orientale della chiesa a forma di abside è ancora in piedi, così come una volta sul lato sud. Il muro dell'abside è solido e costruito con pietre ben congiunte e convesse in corrispondenza della forma dell’abside, lunghe otto piedi e dieci pollici (circa due metri e mezzo) e alte due piedi e dieci pollici (circa settanta centimetri). Questa chiesa ricorda molto la chiesa di S. Anna vicino a Bet Jibrin (Bet Guvrin) e, per quanto ne so, sono le più antiche rovine di una chiesa in Palestina. Possono essere datate al IV secolo. Il villaggio si trova a tre minuti a nord della chiesa e tra il villaggio e la chiesa, in basso, verso ovest, c'è un pozzo da cui si attinge molta acqua. L'acqua è buona, ma non eccellente. Il villaggio è piacevolmente situato su un dolce pendio che scende da est a ovest. Il villaggio però non è molto grande e le case sono brutte. (Titus Toblers dritte Wanderung nach Palästina im Jahre 1857, Gotha, 1859, pp. 186-187, traduz. nostra, qui il testo originale).

 

  

  L'archeologo e geografo francese Victor Guérin si interessò alla questione di Emmaus nel 1863 durante il suo terzo viaggio in Palestina. Seguendo l’opinione di Robinson, era incline a identificare Emmaus Nicopolis con la Emmaus evangelica. Come Titus Tobler, Guérin descrive la Basilica di Amuas e ne suggerisce una datazione:

  Alle tre e trentacinque sono ripartito verso ovest-sud-ovest. Dopo aver oltrepassato una collina scendo in una valle e alle quattro arrivo ad Amuas, عمواس.   È un villaggio molto piccolo, di duecento abitanti al massimo, situato in parte in una valle e in parte sulle pendici di una collinetta. Le case sono costruite grossolanamente con piccole pietre. Vicino al villaggio si trova un antico pozzo, la cui acqua è abbondante e inesauribile. Sulle pendici delle montagne vicine vi sono alcune grotte sepolcrali. Un po' più a sud delle ultime case di Amuas, gli abitanti venerano, su un basso rilievo, il ricordo di un santone, sotto una kubbeh musulmana; una cintura di cactus circonda questo santuario. Ancora più a sud, a quattro minuti da Amouas, si ergono i resti di una chiesa bizantina, le cui navate sono state completamente distrutte: solo la loro localizzazione è riconoscibile. Le tre absidi, rivolte ad est, sono ancora in piedi, almeno in parte, e i ranghi di pietre che le formano sono costituite da magnifici blocchi, molto regolarmente scolpiti, alcuni dei quali sono a bugnato. Questi sono gli unici resti dell'antica città di Emmaus, poi chiamata Nicopolis, che, dopo la conquista araba, ha ripreso il suo nome originario, invece del nome greco che le era stato imposto. Un pozzo e alcune tombe appartengono probabilmente alla città ebraica, e della città cristiana rimangono solo i resti della basilica bizantina di cui ho parlato, che attribuisco ai primi secoli della Chiesa, per la grande somiglianza con quella di Sant'Anna, vicino a Beit Jibrin, che non sembra risalire a un periodo successivo a Giustiniano, anche se non risale a Costantino (V. Guérin, op. cit., pp. 293-294, traduz nostra, vedi qui il testo originale).

 

  Nello stesso anno 1863 il francescano Alessandro Bassi visitò Amuas. È il primo studioso a pubblicare uno schizzo e una mappa, anche se incompleta, della Basilica:

  Da El Atrun, invece di scendere verso Ramle, presi a destra e per un dolce pendio, nella direzione di nord, dopo un quarto di ora mi trovai appiè de' monti della Giudea, che mi sorgevano di fronte ed allato, formando un seno. Ivi mi si parò innanzi un vasto campo di messe biondeggiante (si era in fin di maggio), in mezzo al quale compariva uno spazio inseminato, che m'aveva l'aspetto di un'aia regolare e quadrilunga, protendentesi da levante a ponente; se non che dal lato orientale vedevasi chiusa da basso muro, il quale, nel suo mezzo, s'apriva in semicerchio. Spinsi da quella parte il cavallo, ed in due balzi mi trovai sull'area perfettamente tracciata d'una chiesa, di cui il detto semicerchio designava l'absida o tribuna per l'altare. A sinistra del quadrilatero, ed alla estremità superiore del suo fianco meridionale, vedevansi i resti d'un appendice della chiesa; costrutta primitivamente con essa in un sol corpo di fabbrica. Quell'appendice, che m'aveva l'aspetto d'una nostra sacristia, consisteva negli avanzi di una cameruccia quadra, finiente anch'essa, nel suo lato orientale, in una bassa absidiola, ancor in piedi, mentre del resto del muro, che la cameruccia rigirava, non rimaneva più che una cinta di circa un metro d'altezza (...). Mentre io me ne veniva così ragionando co' miei compagni, un branco di Arabi del villaggio vicino ci assiepò, domandando il solito bacsìs (mancia), la parola che in queste parti risuona più spesso all'orecchio del viaggiatore. Voltomi a que' luridi fellàh (contadini), domandai se vi fosse tra loro lo sciehr el beled (capo del villaggio), che è come il sindaco tra noi; e trasse innanzi un vecchione cencioso e squarquoio, col quale, fatti prima i dovuti convenevoli, intavolai, coll'aiuto del dragomano, il seguente dialogo: «Come si chiama il tuo villaggio? - Emuàs. (...)  Ci sono fontane nel tuo villaggio? - L'arabo spalancò quanto poté la mano, e disse:- Chamse (cinque). Tre per la campagna, e due pel villaggio, che eccole qua sotto. - E me le indicò proseguendo: - A questa qui vicina si attinge; nell'altra, che è santa, si fanno le abluzioni.- Dimmi, questo luogo dove siamo, come lo chiami tu?- Chenise (una chiesa). Più in là ce n'è un'altra Chebir (grande).- Che credete voi sia stata questa chenise piccola?- HON FEN SAIEDNA ISSA FALÀK EL AÈSC. (Qui dove il Signor nostro Gesù ruppe il pane)». I miei compagni ed io ci scambiammo uno sguardo di meraviglia e di contentezza. Io feci dare dal dragomano allo Sciehr cicerone l'inevitabile bacsìs; distribuii agli altri un po' di tabacco da fumare, e li congedai contenti. Voltomi poi a miei compagni, dissi loro: «Questo è veramente il santuario d'Emaus; entriamo nel piccolo oratorio, che segna il posto in cui, nella casa di Cleofa, Gesù risorto consolò di sua presenza gli ospitali discepoli. Ivi prostrati, noi, senza fallo, Adorabimus in loco ubi steterunt pedes eius».

  Finita la preghiera, scrissi subito, per non dimenticarlo, il riferito dialogo, e poi delineai in fretta la pianta della chiesetta, e sbozzai il disegno dell'absidiola del santuario, che era il pezzo più rilevante e meglio conservato del monumento. La misura interna e totale della chiesa è di m. 26,20, di cui 4,50 appartengono allo sfondo dell'absida; larghezza massima m. 9. Il santuario, senza la absidiola, misura inlungo m. 6; in largo poco meno di 3. Passai in seguito ad esaminare la costruzione dei muri in quel pocoche ancor ne rimaneva, dalla quale dedussi l'antichità grande del monumento, e ciò dietro l'enormezza dei massi riquadrati che vi s'impiegarono. Alti tutti 0,93, mentre quello che trovai nel bel mezzo dell'absida era lungo 3,20, ed un’altro del piccolo oratorio 2,90 (...). Prima di partire di colà avrei voluto visitar ancora le ruine, onde è sparso il territorio di Emuàs, la sua fontana prodigiosa ed i resti della Chenise el chebir (la chiesa grande), di cui m'aveva parlato lo Sciehr (...).II giorno piegava a sera, ed io doveva giungere prima di notte all'ospizio francescano di Ramle, sicchè dovetti affrettar la partenza. Partii ciò nullameno soddisfatto e contento per aver trovato il vero e precipuo santuario d'Emaus, e baciato il suolo nella casa di Cleofa, dove SAIEDNA ISSA FALÀK EL AÈSC, il Signor nostro Gesù aveva rotto il pane. (Alessandro Bassi, op. cit., pp. 47-48, 51-53, scritto nel gennaio 1864; qui il testo completo). 


  Alessandro Bassi riconobbe la navata della chiesa crociata di Amuas, così come il muro orientale della basilica bizantina con le sue absidi centrale e meridionale. Non si sa però di quale "grande chiesa" lo sceicco parlasse. 

La pianta della chiesa di Amuas pubblicata da Alessandro Bassi



 

 

A partire dal 1866 gli esploratori della Palestina (Emmanuel Forner, Carl Sandreczki, Liévin de Hamme) non hanno più localizzato la città antica di Modi'in a Tsuva o a Latrun, come in precedenza, ma vicino al villaggio arabo di El-Midye, a nord di Emmaus Nicopolis. Nel 1870 Victor Guérin identificò il luogo di Khirbet Gherbawy (Khurvat Ha-Gardi, vicino all'attuale Mevo-Modi'in) come il luogo delle tombe dei Maccabei (vedi: Charles Clermont-Ganneau, Archaelogical Researches in Palestine during the years 1873-1874, London, 1899, vol. 2, pp. 359 e ss.). Queste ricerche contribuirono a definire il vero significato storico di Emmaus Nicopolis e di Latrun.


 


Le tombe dei Maccabei vicino a Mevo-Modi'in



  Nel 1868 il teologo tedesco Ernst Ranke pubblicò per la prima volta il Codex Fuldensis, uno dei più antichi manoscritti della Vulgata, risalente al VI secolo. Questo manoscritto contiene la variante dei centosessanta stadi tra Gerusalemme ed Emmaus (vedi qui).


  Nel 1871 le autorità ottomane trasferirono ai Greci-ortodossi la proprietà della chiesa di San Giorgio a Lidda, che in precedenza era stata in mano ai Cattolici. Come compenso per la Chiesa cattolica, nel 1873 la Francia ricevette dagli Ottomani la proprietà della chiesa crociata di Abu Gosh, venerata nel XII secolo come luogo santo dell'apparizione di Cristo a Emmaus (vedi sopra, Periodo crociato). La chiesa di Abu Gosh divenne un luogo di pellegrinaggio come "terza Emmaus" all'inizio del XX secolo  (vedi sotto).




La Chiesa dei Crociati di Abu Gosh


 

 

  Nel 1874 l'orientalista francese Charles Simon Clermont-Ganneau fu il primo a condurre uno scavo archeologico nella chiesa di Emmaus Nicopolis, con il fine di scoprire i mosaici del pavimento dell'edificio. Lo scavo, effettuato senza il permesso delle autorità ottomane, fu di breve durata e non raggiunse i risultati desiderati. Nel suo libro pubblicato a Londra nel 1899, il ricercatore parla degli oggetti antichi e delle iscrizioni che aveva scoperto tra la popolazione locale nel 1874, così come delle antiche sepolture vicino al villaggio di Amuas. Trascrive anche le storie e le leggende che aveva sentito in questo luogo (Charles Clermont-Ganneau, op. cit., vol. 1, p. 483 ss., vedi qui). 

 




 
Schizzo di una tomba romana realizzato da Clermont-Ganneau presso Emmaus nel 1874 (op. cit., vol. 2, p. 94). 


 







  Clermont-Ganneau ci racconta, tra l'altro, della venerazione delle tombe di Muadh ben Jabal e Abu 'Obeidah da parte degli abitanti del villaggio:

  Il santuario musulmano più importante e notevole di Amuas si trova sulla collina situato a circa cinquecento metri a sud del villaggio. Compare sulla mappa del Palestine Exploration Fund  con il nome di Sheikh Mo'alla, che si traduce come "elevato". Ho sentito pronunciare questo nome come Ma'alleh, così come Mu'al o Mo'al; ma queste sono solo forme tronche o meno esatte. Il nome completo, come ho notato a più riprese, è Sheikh Mu'al ibn Jabal.

 Pur non sapendo nulla della sua origine i fallahin hanno uno straordinario rispetto per questo santuario; dichiarano che spesso diventa teatro di un'apparizione soprannaturale, quella di un vecchio con una lunga barba bianca, a cavallo di una giumenta verde, che tiene nella mano destra una vanga (harbeh) con la quale uccide i suoi nemici. Adorano questo sceicco con timore. Questa leggenda e il nome del personaggio mi hanno incuriosito molto e non è senza difficoltà che ho scoperto la loro origine. Provengono direttamente dalla memoria storica della celebre peste di Amuas partita dai "pozzo della peste". Gli storici arabi ci dicono, come ho già spiegato, che l'epidemia è iniziata ad Amuas, da dove prese il nome (peste di Amuas) con cui è conosciuta nelle loro cronache. Tra le vittime più illustri della malattia c'è stato uno dei compagni di Maometto, Abu 'Abd er-Rahman Muadh ben Jabal, che era stato incaricato dal califfo Omar dell'organizzazione del Paese conquistato (...) Sul lato ovest del villaggio, a nord della chiesa, c'è un altro santuario musulmano, anch'esso molto venerato. È un edificio antico e assai curioso, con cupole e volte. Lo si chiama semplicemente Sheikh 'Obeid. Non dubito che questo Sheikh 'Obeid, anch'esso sconosciuto, sia in qualche modo un complemento alla storia di Mu'adh ben Jabal, e che, nascosta sotto questo nome, vi sia la personalità di un altro famoso eroe della conquista musulmana, anch'esso vittima della peste di 'Amuas. Parlo del generale Abu 'Obeidah ben el-Jarah, che comandava l'esercito invasore, e che fu rimpiazzato dallo stesso Mu'adh ben Jabal (Charles Clermont-Ganneau, op. cit, v. 1, London, 1899, pp. 491-493, traduz. nostra, vedi qui il testo originale; v. anche il Periodo mamelucco


Tomba di Sheikh Mu'al ibn Jabal, Canada Park


 

Nello stesso 1874 lo studioso francese Félicien de Saulcy pubblicò una ricerca sulla numismatica della Palestina, dove descrive alcune monete coniate a Emmaus Nicopolis in epoca romana (F. de Saulcy, Numismatique de la Terre Sainte, Paris 1874, pp. 172-175, vedi qui).

 


  Nel 1876-1877 il rappresentante in Palestina dell'agenzia Thomas Cook, Iskander Awad (meglio conosciuto come Alexander Howard) costruì un piccolo albergo per i viaggiatori a Latrun. Poco dopo la proprietà fu venduta ai fratelli Batato di Gerusalemme. Era chiamato  l'Hotel dei Maccabei, e nel giardino venivano mostrate ai visitatori tombe ebraiche antiche come quelle di Mattatia l'Asmoneo e dei suoi figli (vedi: Paul Tavardon, Trappistes en Terre Sainte, Domuni-Press 2016, vol. 1, p. 68, nota 128, e pp. 114-115).



Hotel Howard a Latrun (foto del 1887)




Nel 1877 l'archimandrita ortodosso Beniamino Ioannides (Βενιαμίν Ιωαννίδης) di Gerusalemme pubblicò una guida per i pellegrini, "Προσκυνητάριον", in cui dimostra che Amuas è allo stesso tempo l'Emmaus dei Maccabei e quella di San Luca (il testo originale è qui, vedi anche: Schiffers, Amwas, das Emmaus des Hl. Lucas, Freiburg im Breisgau 1890, pp. 221-222; Vincent, Abel, op. cit. p. 381; Duvigneau, Emmaus, le site, le mystère, Paris 1937, p. 84, nota 1 e pp. 111-112).


Negli anni 70 dell’800, i luogotenenti dell'esercito britannico C. R. Conder e H. H. Kitchener sono incaricati dal Palestine Exploration Fund di realizzare una descrizione geografica sistematica del paese. Nel 1877, nell'ambito di questo lavoro, il luogotenente Kitchener, futuro Lord, maresciallo e politico britannico, visitò Amuas:

 

  Dopo aver fatto il giro del paese, sono andato ad Amwas per vedere la chiesa. Sono entrato nella moschea e l'ho misurata. Uscendo ho trovato una folla di persone che mi ha detto che era un luogo santissimo, essendo la tomba dello Sceicco Obeid. Mi scusai per essere entrato con le scarpe. La gente era estremamente civile e cortese, e anche se avevo con me un soldato turco, espressero il desiderio che l'Inghilterra conquistasse il paese e desse loro i benefici di un governo giusto. Nulla di ciò che potevo dire li avrebbe indotti a credere che l'Inghilterra non aveva alcuna intenzione di fare nulla del genere. Quel giorno c'era stato un matrimonio, e siccome lo sposo deve fornire una certa quantità di polvere per tiri scherzosi in queste occasioni, i giovani erano ragionevolmente decisi a usarla per tirare ai bersagli, invece di buttarla via inutilmente. Fecero un'ottima pratica. A un certo punto si misero tutti in fila davanti alla moschea, con il vecchio sceicco davanti, e fecero insieme le loro devozioni. Erano molto ferventi nelle loro preghiere che Dio desse la vittoria al Sultano e confondesse i Moscoviti (l'autore ha in mente la Guerra Russo-Turca del 1877-1878, nota del traduttore). Ho poi visitato i resti della magnifica chiesa. Le pietre sono molto grandi, e la chiesa, secondo me, è più antica dei tempi delle Crociate, molto probabilmente risalente al V secolo. Ho poi visitato i bei resti del Castello Crociato di Latrun; doveva essere stato un luogo importante, ed è ancora in discreta conservazione...  (H. H. Kitchener, Journal of the Survey, PEF Quarterly Statement, London, 1878, p. 66, vedi qui il testo originale). 

 H. H. Kitchener





L’area di Amuas e Latrun sulla mappa del Palestine Exploration Fund, composta da Conder e Kitchener (Map of Western Palestine from Surveys conducted for the Committee of the Palestine Exploration Fund by Lieutenants C. R. Conder and H. H. Kitchener during the Years 1872-1877, London 1880).



  Dal testo del luogotenente Kitchener si evince che egli identifica inequivocabilmente i resti di Latrun con un castello crociato. Nel 1878 nel rapporto pubblicato dal luogotenente Conder sul lavoro per il Palestine Exploration Fund, troviamo per la prima volta la corretta etimologia del nome Latrun, facendo risalire l'origine di questo nome al castello crociato del Toron dei Cavalieri, menzionato nel XII secolo dal viaggiatore ebreo Beniamino di Tudela, e non al Buon Ladrone, come in precedenza. (Claude Reignier Conder, Tent Work in Palestine, London 1878, vol. 1, p. 14; vedi anche: C. R. Conder, H. H. Kitchener, The Survey of Western Palestine, London 1883, vol. 3, p. 15), vedi anche il Periodo crociato .

Latrun intorno al 1880,

 (Disegno di John Douglas Woodward, pubblicato in: "Picturesque Palestine", Ch. Wilson, ed., Londra, 1881-84, vol. I, p.195)



  Nella primavera del 1878 la mistica carmelitana di Betlemme Santa Maria di Gesù Crocifisso (Mariam Bauardy il suo nome civile), ricevette una rivelazione sulla chiesa di Emmaus Nicopolis che portò all'acquisto del terreno da parte del suo convento. Ecco cosa comunicò al suo padre spirituale in una lettera del 5 maggio 1878:

... ...Il Signore mi ha mostrato un luogo e che ci sarà una grande cappella e che tutti i pellegrinaggi vi andranno. Mi è stato detto che sotto terra c'è una chiesa e in quella chiesa, e ai tempi antichi, prima dell'arrivo dei Crociati, c'era una chiesa in onore del vero luogo di Emmaus dove Nostro Signore benedisse il pane che lo fece riconoscere dai discepoli. Mi è stato detto che i Turchi ne avevano fatto una moschea e che era rimasta molti anni nelle loro mani. Non un solo cristiano è rimasto nel paese; alcuni sono stati massacrati, altri sono fuggiti, altri si sono fatti Turchi (cioè Musulmani)Quando i Cristiani videro accadere questo, questa persecuzione, avevano sepolto una piccola pietra sulla quale i due discepoli stessi avevano scritto queste parole:

"Qui è dove il Signore ha benedetto il pane e si è rivelato a loro". Hanno anche seppellito la tavola di pietra su cui il Signore aveva benedetto il pane. Tutto questo è sconosciuto e nascosto, e queste sono le uniche cose rimaste intatte in Terra Santa, come ai tempi di Nostro Signore. Mi è stato detto che se avessi visto il posto, l'avrei riconosciuto. 

  Da lungo tempo ci sono stati dubbi e io non lo sapevo. Il Patriarcato (latino) vuole scoprirlo per comprarlo, i Francescani lo stesso, e così anche gli scismatici. E tutti hanno ancora dei dubbi... io voglio fare un colpo di testa, e se Dio mi ispira compreremo; non sarà per gli uni né per gli altri... Se Gesù vuole, saprà come inviare il denaro... 

  Pregate che ciò non sia oggetto di divisione. Mi è sfuggito di dirne qualcosa. Infine mi è stato anche detto che il luogo che i padri francescani custodiscono come Emmaus  (cioè Qubeibe) era un tempo un convento dove molti padri del deserto sono stati massacrati. È un luogo ben santificato e molto prezioso dal sangue dei martiri che hanno annaffiato questa terra. Ho avvertito il reverendo padre Guido che, mentre scavano, troveranno le rovine delle celle e dei resti dei santi sacerdoti e dei vescovi.  (Lettres de la Bienheureuse Marie de Jésus Сrucifié, éditions du Carmel, 2011, pp. 504-506, traduz. nostra, vedi qui il testo francese).

Il 7 maggio 1878 S. Mariam accompagna la sua superiora e la maestra delle novizie del convento nel loro viaggio a Nazareth. Padre Denis Buzy, che ha tratto le sue informazioni dagli annali del Carmelo di Betlemme, ci dà un resoconto di questo viaggio:

  Le viaggiatrici partirono il 7 maggio, passarono da San Giovanni in Montana (cioè Ein Karem), Emmaus, Giaffa, presero il battello per Haifa, e da lì raggiunsero Nazareth via Shefa Amr (...) Di tutte le tappe del viaggio, la più notevole fu quella di Emmaus. Molte settimane prima suor Maria di Gesù Crocifisso aveva detto in estasi che Dio le avrebbe mostrato il luogo dove il Salvatore risorto aveva benedetto il pane alla presenza dei due discepoli. Sul posto le sarebbe stato dato un segno per consentirle di riconoscere i luoghi... La sera dell'8 maggio la carrozza che portava i viaggiatori si fermò in una locanda ai piedi del piccolo villaggio di El Athrun. Senza aspettare la guida, suor Maria di Gesù Crocifisso, che non era mai passata da questo luogo, andò davanti, rapita in estasi, e lasciò molto indietro le sue compagne, che si affrettarono a seguirla. Stava quasi correndo, racconta la maestra delle novizie. Dopo qualche minuto arrivò su un tumulo, dove affioravano delle rovine informi tra l'erba alta. Si fermò molto commossa e rivolgendosi alle sorelle che si avvicinavano, disse ad alta voce: «È veramente il luogo dove Nostro Signore mangiò con i suoi discepoli»... (Denis Buzy, Vie de Sr. Marie de Jésus Crucifié, Bar-le-Duc – Paris, 1921, pp. 100-101, traduz. nostra, vedi qui il testo originale). Una relazione inedita su questo viaggio, conservata negli archivi del convento, ci dice anche che mentre la carrozza passava vicino ad Abu Gosh, S. Mariam disse alle sue sorelle che era lì che Gesù aveva incontrato i due discepoli sulla strada, e da quel luogo si recarono ad Emmaus per un percorso più breve di quello utilizzato oggi. 

 

Nel maggio 1879 in seguito alla profezia di S. Mariam su Emmaus, una nobildonna francese, Berthe di Saint-Cricq d'Artigaux, che aveva finanziato la fondazione del Carmelo a Betlemme, acquistò il terreno della chiesa di Emmaus (tre ettari) pagando ventimila franchi agli abitanti del villaggio arabo. Mademoiselle d'Artigaux donò la proprietà al Carmelo. Su sua richiesta il capitano dell'esercito francese, l'architetto Jean Baptiste Guillemot, eseguì i lavori di sgombero delle rovine a partire dall'anno 1880. Una prima casa fu costruita sulla collina sopra le rovine per ospitare l'architetto. Accanto alla casa fu costruita una piccola cappella (cfr. Paul Tavardon, op. cit., vol.1, pp. 75-76 e 92).

 Berthe d'Artigaux o Dartigaux



Le rovine della Basilica di Emmaus nel 1880. 
(Disegno dell'artista americano Harry Fenn, pubblicato in: "Picturesque Palestine", Ch. Wilson, ed., London, 1881-84, vol. III, p. 152.)

Sullo sfondo: rovine della fortezza crociata di Latrun.










Il capitano Guillemot pubblicò un rapporto sulle sue scoperte sul settimanale francese Les Missions Catholiques nel marzo 1882: 

  La chiesa di Amoas non è orientata; la facciata guarda a Nord-Ovest, quindi le absidi sono rivolte a Sud-Est. Prima degli scavi questa costruzione era così sepolta che era impossibile comprenderne appieno la pianta. Erano visibili solo alcuni bei ranghi di pietre dell'abside centrale e una parte della volta apparecchiata dell'abside laterale sinistra (lato dell’epistola). È nella zona di quest'ultima parte che furono avviati gli scavi. A circa un metro di profondità l'abside era circondata da tombe musulmane di aspetto antico e, nell'asse della stessa abside, c'era una nicchia visibilmente scavata in seguito. È in questo luogo che ho trovato la tomba di un Santone, ben riconoscibile dal tradizionale tarbuscio-derviscio.   Tutti questi dettagli mi hanno fatto pensare che questo lato della chiesa fosse stato trasformato in una moschea.

  Passo rapidamente sopra il ritrovamento di diverse tombe ebraiche scavate nella roccia, per fermarmi un attimo nei pressi di una strana costruzione, fatta in fretta, con pietre di diverse dimensioni e provenienza e contenente, tra un mucchio di ossa umane, più di un centinaio di ampolle di cui una ventina sono stati rimosse ancora intere. Non ho trovato traccia dell’utensile dei Crociati in nessuna di queste pietre, che mi sembrarono d’altronde di un’epoca anteriore. Non era certamente né ebreo né musulmano, e tuttavia non c'era nemmeno una croce. A pochi passi da questo curioso ossario, una vecchia fornace mi ha rivelato come i bellissimi marmi bianchi delle statue e dei monumenti antichi fossero scomparsi: tutto intorno a questa fornace giacevano molti detriti tagliati e scolpiti, molti dei quali erano semicalcinati: venivano usati per fare la calce.

 Gli scavi continuarono poi tutto intorno alla chiesa, che lentamente emerse dal suo velo di terra e detriti. Molti frammenti di basi, capitelli, colonne e trabeazioni, ceramiche antiche, cubi di mosaico di tutti i colori, e tutto ciò che si trova in Palestina soprattutto nei monumenti antichi, ma fino a quel momento non una sola iscrizione. Fummo più fortunati verso l'abside laterale destra (lato del Vangelo), dove dei segni indicatori ci fecero raddoppiare l’attenzione.



L'abside settentrionale della basilica bizantina, dove è stato ritrovato il capitello ionico con le iscrizioni samaritana e greca.(Illustrazione pubblicata da J.-B. Guillemot, "Emmaus-Amoas", "Les missions catholiques", 665, 3 marzo 1882, p. 106). 

A - Giunzione della Chiesa Crociata

B - Apparecchiatura bizantina

С - Muro di chiusura dell'abside. 

D - Base di colonna incastonata nel muro. 

E - Capitello con le iscrizioni samaritana e greca.













È lì che fu rinvenuto il curioso capitello ionico con le due iscrizioni già pubblicate da Don Bargès, al quale avevo inviato un disegno e una stampa, con l’aiuto del sig. Le Camus. Anche il sig. Clermont-Ganneau ne aveva ricevuto un disegno e, sebbene i caratteri fossero molto imperfetti, li decifrò senza esitazione. La più notevole di queste iscrizioni è ebraico-samaritana, occupa due righe su una placca divisa nella sua lunghezza da un solco. Questa placca, volutamente fissata tra le due volute con due code di colombe simulate, dimostra che l'iscrizione faceva parte della disposizione originale del capitello. Per facilitare la traduzione, metto i caratteri samaritani su un’unica riga, con i corrispondenti caratteri latini sotto, ma al contrario: la scrittura semitica viene letta da destra a sinistra.

 



 Girando le lettere romane nella loro direzione, da sinistra a destra, si ottiene BRWK CHMW LHWLM. Ogni lettera semitica non seguita da alef, iod o vav, avendo la forza di una consonante con una vocale muta, deve essere letta come segue: BAROUK SHeMO LHeOLaM, sia benedetto il suo nome per sempre...

 Ora, a chi possiamo attribuire il desiderio espresso? Perché ovviamente la frase non è completa: che il suo nome sia benedetto per sempre! Troveremo questo complemento girando il capitello che ha un'altra iscrizione sul lato opposto. La sorpresa è estrema per un archeologo: al posto della placca, abbiamo qui, tra le volute, una sorta di conchiglia sulla cui circonferenza si legge un'iscrizione greca del Basso Impero: "ΕΙΣ ΘΕΟΣ" – "UN SOLO DIO".

 Ecco il pieno significato dell'iscrizione ebraico-samaritana: un solo Dio, che il suo nome sia benedetto per sempre! Siamo quindi in presenza di una frase che esprime un unico pensiero, utilizzando

due lingue diverse, con i caratteri propri di ciascuna di esse. L'iscrizione è di epoca tarda, questo è sicuro. M. Clermont-Ganneau ha le prove dell'uso di questa forma, dal III al VI secolo (...)

Mi è sembrato utile registrare in uno processo verbale il luogo esatto del pavimento e la doppia iscrizione. Non si può peccare per eccesso di prudenza in ricerche così serie (...) Le parti più importanti della chiesa di Amoas non sono ancora state scavate. Queste sono: la zona posteriore alle tre absidi, l'interno della navata dei Crociati e l'interno dell'abside romana. (J.-B. Guillemot, Emmaüs-Amoas, pubblicato in: Les missions catholiques, n. 665, 3 marzo 1882, pp. 103-106, traduz nostra, qui il testo completo). 

Da questo testo si evince che il capitano Guillemot, fin dall'inizio, fa risalire in modo errato la datazione del coro della Basilica all'epoca Romana

  Il verbale citato da Guillemot fu consegnato a Emmaus il 26 giugno 1881 in presenza dei padri Alphonse-Marie Ratisbonne, Belloni, Félix Valerga e altri (vedi l'articolo Le due Emmaus pubblicato dal canonico M. Th. Alleau in Les missions catholiques, 1881, pp. 345-346).

 In questi stessi giorni si trovava a Amuas il viceconsole di Francia a Giaffa, l'orientalista Charles Clermont-Ganneau, che vi aveva già effettuato una prima ricerca archeologica nel 1874 (vedi sopra). È stato lui a decifrare l'iscrizione samaritana sul capitello ionico (vedi sopra il testo del capitano Guillemot). Nei suoi Premiers rapports sur une mission en Palestine et en Phénicie, Paris 1882, pp. 16-38, Clermont-Ganneau fornisce un'interessante analisi delle iscrizioni scoperte da Guillemot, vedi qui. (La relazione di Clermont-Ganneau fu pubblicata anche in inglese in: Palestine Exploration Fund, Quarterly Statement, 1882, pp. 22-37, vedi qui, così come in C.R. Conder, H.H. Kitchener, The Survey of Western Palestine, vol. 3, London 1882, pp. 72-81, vedi qui). Clermont-Ganneau afferma in modo univoco che le tre absidi della chiesa di Amuas risalgono al periodo bizantino. Tuttavia l'errata opinione del capitano Guillemot, che attribuisce la chiesa all'epoca romana persistette nella ricerca scientifica fino alla metà del XX secolo. 

  Percorrendo i dintorni di Amuas Clermont-Ganneau scoprì ancora alcune iscrizioni, che pubblicò in: Ch. Clermont-Ganneau, Mission en Palestine et en Phénicie, Paris 1884, pp. 60-63 e 105-106, vedi qui. Una di queste iscrizioni, trovata vicino a Latrun, faceva parte dell'epitaffio di un soldato romano appartenente alla V Legione Macedonica, cfr. Ch. Clermont-Ganneau, Archaeological Researches in Palestine during the Years 1873-1874, London 1899, vol. 1, p. 468, così come Ephemeris Epigraphica, vol. V, 1884, p. 620, vedi qui.

   


Iscrizione bizantina, trovata ad Amuas, pubblicata da Charles Clermont-Ganneau 

(Mission en Palesine et en Phénicie, Paris 1884, p. 106)






  Clermont-Ganneau menziona anche i resti degli acquedotti romani tra Amuas e Latrun: 

...I fallahin mi hanno detto che nei tempi antichi c'era un grande acquedotto che portava l'acqua ad Amuas da Bir et-Tineh (vicino alla strada attuale, non lontano da Bir Ayoub). Questo acquedotto è probabilmente quello di cui si possono ancora intravedere i resti a sud di Amuas. Un altro acquedotto molto lungo riversa le sue acque vicino ad Amuas, dopo aver aggirato la collina su cui si trova Latrun. Tutte queste notevoli installazioni idrauliche devono essere state opera dei Romani, che trasformarono Emmaus Nicopolis in una delle loro principali basi militari in Palestina (Ch. Clermont-Ganneau, Archaeological Researches in Palestine during the Years 1873-1874, London, 1899, Vol. 1, p. 488, traduz. nostra, vedi qui il testo originale )

  Il capitello con la doppia iscrizione scoperto dal capitano Guillemot, così come alcune altre iscrizioni samaritane trovate ad Amuas, risalgono non oltre il periodo bizantino (vedi M. de Vogüe, Nouvelle inscription samaritaine d'Amouas, RB 1896, p. 433 e seguenti, vedi qui). La presenza di questo capitello nella chiesa bizantina può essere spiegata come segue: in seguito alla repressione della loro rivolta del 529-531, i Samaritani furono costretti a ricostruire a loro spese le chiese che avevano distrutto nel paese, e si può supporre che ripararono la basilica di Emmaus con pietre provenienti dalla loro sinagoga (vedi: Vincent, Abel, op. cit. pp. 264-266, e il periodo bizantino). Questo capitello non può quindi essere la pietra menzionata nella profezia di S. Mariam (vedi sopra), contrariamente a quanto afferma p. Germer-Durand in: Revue bénédictine, 1890, vol. VII, pp. 433-436.

  Gli ufficiali britannici Conder e Kitchener, menzionati sopra, visitarono il cantiere degli scavi di Amuas nel 1882. Nella loro opera Survey of Western Palestine, London 1883 (vol. 3, p. 63 ss.), essi ne forniscono una descrizione basata sulla relazione del capitano Guillemot (vedi sopra). Riportano tuttavia alcuni nuovi dettagli, tra cui il fatto che ad est della chiesa sono state ritrovate molte ossa, oltre ad una croce fatta per essere portata al collo. Gli autori ipotizzano che prima della conquista musulmana vi si trovasse un cimitero cristiano (op. cit., pp. 65-66). Il libro contiene anche nuove piantine della chiesa di Amuas (vedi qui il testo originale). 


 

Piante della chiesa di Amuas, pubblicati da Conder e Kitchener nel 1883












 

Nel 1883, mentre proseguiva gli scavi a nord-est della chiesa, il capitano Guillemot scoprì una vasca a forma di croce con una cisterna, oltre a mosaici bizantini, uno dei quali menziona il vescovo (di Nicopolis). L'architetto tedesco Conrad Schick, la più grande autorità di Gerusalemme in materia di archeologia all'epoca, visitò il cantiere degli scavi. 

Nella sua relazione sulle ricerche in loco, C. Schick parla di una chiesa di epoca bizantina, sui cui resti ce n'è un'altra, di epoca crociata. C. Schick identifica la vasca cruciforme con un battistero del IV secolo (cfr. C. Schick, ZDPV, VII, 1884, pp. 15 e ss., come pure l'illustrazione n. 1, il testo originale è qui; cfr. anche: PEF Quarterly Statement, 1883, p. 118). Il disegno del battistero, pubblicato da C. Schick non è esatto (cfr.: Vincent, Abel, op. cit., p. 244, nota 1). 


Conrad Schick

Pianta della Basilica e disegno del Battistero,

 pubblicati da Conrad Schick








 Le iscrizioni scoperte in questa fase degli scavi furono pubblicate da padre Germer-Durand nella Revue biblique del 1894, pp. 253-257; v. qui. La relazione del capitano Guillemot su questa fase degli scavi fu pubblicata dal teologo tedesco M. J. Schiffers, Amwas, das Emmaus des hl. Lukas, Freiburg 1890, pp. 229-233; v. qui). In questa relazione Guillemot continua a datare la chiesa di Amuas all'epoca romana e per la prima volta attribuisce la sua costruzione a Sesto Giulio Africano (III sec.).

 


 

Pianta della basilica, pubblicata da Schiffers, basata sulle ricerche del capitano Guillemot. 

La pianta del battistero è imprecisa (cfr. Vincent, Abel, op. cit., p. 244, nota 1)














Disegno del mosaico scoperto dal capitano Guillemot vicino al battistero, che menziona il vescovo di Nicopolis

(Vincent, Abel, op. cit., tavola XVIII)





 Un breve riassunto di questa fase degli scavi si trova anche in Clermont-Ganneau, Archaeological Researches in Palestine during the Years 1873-1874, London 1899, vol. 1, pp. 484-485, vedi qui

 Nel 1886, J. B. Guillemot pubblica una ricerca storica su Emmaus Nicopolis sotto forma di opuscolo, nella quale, basandosi su testimonianze dell’epoca bizantina, cerca di stabilire l'esatta ubicazione della casa di Clèopa e della sorgente miracolosa; il testo originale è qui.




Mappa della città bizantina di Nicopolis e della sua regione, pubblicata da Guillemot. La città è circondata da un bastione. La chiesa si trova fuori dalla città, all'incrocio di tre strade.












Foto degli scavi pubblicata da Guillemot. 

La foto non è datata, Vincent e Abel la stimano del 1885 (Vincent, Abel, op. cit. p.27).













  Berthe d'Artigaux muore nel marzo del 1887 e il capitano Guillemot continua a disseppellire la chiesa di Amuas fino al 1888. Al termine degli scavi, i mosaici sono stati ricoperti di terra e il battistero protetto da un riparo. Gli oggetti trovati sono stati collocati nella casa al di sopra degli scavi e sono scomparsi con il tempo. Il capitello con la doppia iscrizione si trova nel convento delle Carmelitane a Betlemme (vedi Vincent, Abel, op. cit., p. 5).


  Gli scavi effettuati da J. B. Guillemot furono successivamente criticati perché privi di metodo scientifico: 

 Nel corso di questi lavori e nell'attrazione delle prime scoperte, la preoccupazione di informarsi al più presto sulla natura, il carattere, la data e i resti del monumento ha avuto la precedenza sulle esigenze di un metodo archeologico rigoroso. Ci si contentava talvolta di spostare i detriti, ricoprendo di nuovo parti già viste (...) Erano state sondate le navate laterali su un'area considerevole davanti alle absidi, senza cominciare a districare immediatamente il terribile groviglio di detriti, e lo sforzo era concentrato sulla navata chiusa corrispondente all'emiciclo centrale. In fretta e furia, e come prima fase del lavoro, ci si limitava a gettare le macerie fuori dai muri, sovrapponendo così ai vecchi ammassi nuovi ammassi destinati a diventare poco meno inestricabili. Intorno al 1887-8 la navata fu sgomberata fino al basamento delle sue fondamenta e prima di spingere la ricerca verso il pavimento antico fu necessario rimuovere i cumuli di macerie la cui sommità iniziava a oltrepassare in alcuni punti la cresta dei muri. Invece di questo svuotamento radicale e dell'esplorazione definitiva, gli scavi furono improvvisamente interrotti... (Vincent, Abel, op. cit., p. 4, traduz. nostra). 

 Gli scavi del capitano Guillemot furono quindi la causa della quasi totale distruzione dello strato archeologico di epoca crociata intorno alla chiesa (D. Pringle, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, vol. 1, p. 59, Cambridge, 1993).

 




Foto del sito archeologico pubblicata da Schiffers nel 1890










Nel 1887-90, l'ex ufficiale dell'esercito francese p. Louis Viallet, che portava in religione il nome di Cleofa, viveva come eremita nella casa sopra il sito archeologico (P. Tavardon, op. cit., vol. 1, pp. 75 ss.). È su sua iniziativa che sono stati organizzati i primi pellegrinaggi del lunedì di Pasqua a Emmaus-Nicopolis. Il settimanale francese Les missions catholiques ha pubblicò i seguenti resoconti su questo argomento: 


  Ci viene scritto da Gerusalemme il 21 aprile 1889: (...) (Emmaus Nicopolis) sembra avere la simpatia di tutte le comunità francesi stabilite in Terra Santa, poiché è ad Amuas che mandano i loro delegati il Lunedì di Pasqua per celebrare Gesù risorto che appare ai due discepoli. Così, lunedì scorso, quindici sacerdoti o religiosi hanno celebrato questa festa ad Amuas con alcuni pellegrini e fedeli che si erano uniti a loro. L’antica chiesa è stata sgomberata ma non ancora ricostruita; in attesa di questo giorno felice, che non tarderà ad arrivare, è stata costruita una piccola residenza provvisoria con una cappella, dove ogni giorno si rinnova il miracolo della transustanziazione compiuto da Gesù Cristo in favore dei due discepoli di Emmaus. Questo luogo si trova sulla strada da Giaffa a Gerusalemme, non lontano da Latrun.. (Les missions catholiques, 1889, p. 221, vedi qui, traduz. nostra).

P. Cleofa


Ci viene scritto da Gerusalemme: Il lunedì di Pasqua è stato segnato da un doppio pellegrinaggio alle due Emmaus (...) I Francescani collocano Emmaus in un villaggio chiamato Qubeibe, situato tre leghe a nord-ovest di Gerusalemme (...) Altri hanno creduto di aver trovato Emmaus nel villaggio che ancora oggi porta in arabo il nome di Ammoas. Questo villaggio è molto più lontano da Gerusalemme; ci vogliono circa sei ore per raggiungerlo (...) il P. Cleofa, basandosi sulla tradizione degli antichi e sulla testimonianza dei più dotti neopalestinologi, come Clermont-Ganneau, Guérin e Vigouroux, afferma e sostiene che l'Emmaus di San Luca è ad Ammoas, ed è lì che quest'anno, il 7 aprile, ha riunito una quarantina di pellegrini, sacerdoti e religiosi di Gerusalemme, Betlemme e Giaffa. Davanti a questo pio gruppo la Messa è stata cantata da lui nella basilica coperta di tende; è stata la prima volta dalle Crociate che Nostro Signore è stato adorato sotto le specie sacramentali in questo luogo dove i fortunati discepoli lo hanno riconosciuto allo spezzare del pane. Questo pellegrinaggio ha avuto questo di particolare: due sacerdoti del Patriarcato lo hanno fatto a piedi andata e ritorno, confermando così l'affermazione di p. Cleofa, che ha detto che ci sono volute solo cinque ore e mezza per arrivare da Ammoas a Gerusalemme. Gli avversari dell'opinione di questo eccellente Padre sostenevano che era impossibile fare in un giorno il tragitto andata e ritorno da Gerusalemme ad Ammoas. I sacerdoti del Patriarcato hanno fatto il viaggio in cinque ore e mezza scendendo e sei ore risalendo, eppure questi due sacerdoti non erano affatto nelle condizioni dei due discepoli di Gesù; uno di loro ha 52 anni; conducono una vita sedentaria da tanti anni e soprattutto non avevano avuto la felicità di cenare con Gesù, di sentirne il discorso e di riceverlo miracolosamente nei loro cuori (Les missions catholiques, 1890, pp. 316-317, vedi qui).

 

  Nel 1890, invitati da padre Cleofa, i Trappisti di Sept-Fons acquistano l'albergo di Howard a Latrun con il territorio adiacente e vi fondano il loro monastero. Padre Cleofa ne diventa il primo superiore:

  Gerusalemme. Un religioso energico e devoto, ex allievo di Saint Cyr e ufficiale del nostro esercito, il sig. Viallet, in religione dom Maria Cleofa, fonda in questo periodo, in Terra Santa, un monastero di Trappisti. Questo convento sorgerà in mezzo ai resti dell’antica Emmaus (oggi Amoas, tra Ramla e Gerusalemme), all'ombra delle rovine del santuario dove Nostro Signore Gesù Cristo la sera della sua risurrezione apparve ai discepoli. La presenza dei Trappisti è destinata a rigenerare la Palestina, questo paese ancora così fertile che si coprirebbe di messi, se fosse lavorato (Les missions catholiques, 1891, p. 137, vedi qui; v. anche: Paul Tavardon, op. cit., vol. 1, pp. 85 ss).

 

  Nel 1890 iniziò una tappa importante nello studio scientifico della Terra Santa con la creazione dell’Ecole Biblique et Archéologique Française de Jérusalem da parte dei Frati Domenicani con a capo padre Marie Joseph Lagrange. Questa fondazione, insieme all'enciclica Providentissimus Deus di papa Leone XIII che la seguì, introdussero i metodi scientifici per lo studio della Bibbia nella Chiesa Cattolica.

  Padre Vincent dell'Ecole Biblique di Gerusalemme, che insieme a padre Abel avrebbe poi contribuito in modo notevole allo studio del sito di Emmaus Nicopolis, descrive così la sua prima visita a Latrun nel 1891:

 Ciò avvenne prima dell'era dell'automobile e del treno in Palestina, una sera dei primi giorni dell'agosto 1891. In un'euforia di luce, rumore ed esotismo, quella mattina eravamo sbarcati a Giaffa, avevamo assaporato i colori e gli odori dei bazar, visitato alcuni luoghi di pellegrinaggio, fissato beatamente i pezzi d'antiquariato di un gentile collezionista, e conquistati infine alcuni posti sulle panchine di una diligenza senza pretese, ma la cui carrozza ci aveva mostrato quella di farci raggiungere Gerusalemme prima che fosse un’ora troppo avanzata della notte. Tra i dossi e la polvere il veicolo stava per raggiungere le prime salite della montagna, quando una deviazione della pista lo portò davanti a una casa di umile aspetto, staccata da un piccolo gruppo di edifici simili, in mezzo ad alcune piantagioni recenti, il tutto dominato da un campanile e dalla sua croce: il monastero in fondazione della Trappa di el-Latrun. I brevi momenti di questa sosta ci fecero sperimentare un'accoglienza la cui gentilezza non ha mai cessato da allora di superare sempre le nostre peggiori indiscrezioni. Per soddisfare la nostra curiosità, il religioso più cortese ci spiegava vocaboli insoliti per le nostre orecchie. Poi facendoci salire, vicino alla foresteria, al tumulo deserto detto "l'accampamento romano", ci mostrava con il dito, a poche centinaia di metri, le casupole di Amwas - il nome orientale di Emmaus - e, di fronte al villaggio, la sagoma del sito di una chiesa che emerge da un cumulo di rovine: «Lì abbiamo iniziato degli scavi, che attualmente sono interrotti», sottolineava brevemente la nostra guida. Era l'ora radiosa nella quale il sole, prima di sparire al tramonto, indora e glorifica gli stracci, le rocce e le rovine. La maestosa sagoma della chiesa in rovina era affascinante (...) Ma già il veicolo oscillava con fatica, salendo adesso verso la Città Santa. Non avremmo tardato ad apprendere che c'era un problema riguardo a Emmaus... (Vincent, Abel, op. cit., pp. VII-VIII, traduz. nostra)

 

 

 Nel 1891 i Trappisti di Latroun fondano una scuola per i ragazzi di Amuas e un dispensario (vedi P. Tavardon, op. cit., pp. 194-195).

Nel 1892, una linea ferroviaria inizia a funzionare tra Giaffa e Gerusalemme, riducendo il numero di viaggiatori in carrozza che passano per Latrun e Amuas.




Le donne di Amuas presso il pozzo (fine del XIX secolo)




Nel suo articolo intitolato Da Gerusalemme a Emmaus pubblicato nel 1897 sul periodico Echos de Notre-Dame (gennaio 1897, pp. 2-19), il ricercatore francese p. Joseph Germer-Durand ci fornisce le seguenti informazioni:

  La città di Nicopolis occupava la collina di fronte alla basilica ad ovest. La chiesa si trovava in un sobborgo collegato alla città da un ponte. L'attuale villaggio di Amuas copre solo una piccola parte della città antica. Basta scavare un metro sotto terra per trovare i resti di case in una bella pietra, ben costruite, e questo su una vasta area. Quando gli abitanti del villaggio vogliono costruire, non vanno lontano per trovare dei buoni materiali già pronti: li vendono anche talvolta (traduz. nostra, si può consultare qui il testo completo dell'articolo).







Foto degli scavi pubblicati da p. Germer-Durand










Nell'ottobre del 1890 ad Amuas è stata scoperta una seconda pietra con un'iscrizione samaritana (vedi l'articolo di M. J. Lagrange in Revue Biblique del 1893, pp. 114 e seguenti, il testo originale è qui). Nell'aprile del 1896 fu rinvenuta ad Amuas una terza iscrizione samaritana su una pietra (Revue biblique, 1896, pp. 433-434, vedi qui).




L'iscrizione samaritana scoperta a Emmaus nel 1890,
 si trova dai Padri di Betharram a Betlemme








Nello stesso anno 1896, in una delle antiche tombe di Amuas, fu scoperto un amuleto ebraico (una sottilissima foglia d'argento con disegni e un'iscrizione in aramaico). P. Vincent fa risalire questo amuleto al III sec. d.C. (L. H. Vincent, Amulette juéo-araméenne, RB 1908, pp. 382 e ss., vedi qui il testo dell'articolo). 


Antica tomba scoperta vicino ad Amuas
(Revue Biblique 1899)












  La prima pietra tombale di un soldato della V Legione Macedonica fu scoperta da Clermont-Ganneau nella regione di Amuas all'inizio degli anni Ottanta del XIX secolo (vedi sopra). Nel 1897 un'altra pietra di questo tipo fu trovata sul tumulo del "campo romano" vicino a Latrun: Cfr. (M. J. Lagrange), Les nouvelles de Jérusalem, Revue Biblique 1897, p. 131, vedi qui. Secondo l'autore dell'articolo, il reperto conferma che fu ad Amuas che Vespasiano stabilì il suo campo nel 68-70 d.C. (Giuseppe Flavio, Guerra giudaica 4, 8, 1 e 5, 1, 6). La pietra descritta da Lagrange è conservata attualmente nel museo del convento francescano della Flagellazione nella Città Vecchia di Gerusalemme. Nel 1898 venne scoperta di nuovo una pietra simile, vedi: Etienne Michon, Inscription d'Amwas in: Revue Biblique, 1898, p. 269, vedi qui il testo dell'articolo. (La pietra si trova adesso all'Ecole Biblique di Gerusalemme); vedi il Periodo romano

 


Epitaffio di un legionario romano scoperto vicino ad Amuas nel 1897. 

Foto pubblicata in: B. Bagatti, "Guida al museo della Flagellazione in Gerusalemme", Gerusalemme 1939.





  Nel 1897 è stata scoperta a Madaba in Transgiordania una mappa a mosaico della Terra Santa, risalente al VI secolo d.C., sulla quale è raffigurata la città di Nicopolis.




 

Nel 1899, ad Abu Gosh, inizia il restauro della chiesa dei Crociati, la cui proprietà era stata trasferita alla Francia dagli Ottomani nel 1873 (vedi sopra). I monaci benedettini dell'Abbazia della Pierre qui Vire vengono a stabilirvisi. (vedi Abu-Gosh, edizioni Gulf Stream, 1995, p. 12). Nasce così un terzo luogo di pellegrinaggio ad Emmaus in Terra Santa.

 

  Nel 1902 il francescano Barnabé Meistermann (Barnabé d'Alsace) pubblica una ricerca su Emmaus Nicopolis nella quale sostiene, come J. B. Guillemot, che l'edificio della basilica di Amuas risale all'epoca romana. Meistermann afferma che non si costruivano chiese con tre absidi prima del V secolo, e cerca di dimostrare che la basilica di Amuas originariamente serviva come terme, prima di essere convertita in chiesa in epoca bizantina (B. Meistermann, Deux questions d'archéologie palestinienne, Gerusalemme 1902, vedi qui; v. anche la recensione di questo libro di Immanuel Benzinger: ZDPV, anno 1902, pp. 195-203, v. qui).

 P. Barnabé Meistermann 



Pianta degli scavi pubblicata da Barnabé Meistermann nel 1902










    Pianta del Battistero pubblicato da Barnabé Meistermann




Disegno dei mosaici geometrici nel cortile del battistero pubblicato da Barnabé Meistermann






  La teoria di Meistermann è criticata da P. L. H. Vincent dell'Ecole Biblique di Gerusalemme nell'articolo Les ruines d’ Amwas pubblicato nel 1903 in Revue Biblique, pp. 571-599, che offre una descrizione dettagliata delle rovine della chiesa e dimostra che Meistermann interpreta male i dati archeologici, vedi qui l’articolo. P. Vincent si rifiuta di fornire la datazione esatta dell’edificio della basilica in attesa di ulteriori scavi archeologici. Tuttavia egli esprime l'opinione che le rovine di Amuas sono “quelle di una basilica cristiana di epoca bizantina, restaurata dai Franchi al tempo delle Crociate” (p. 599).


                                                                                                                                                                                                                                                                  



Foto pubblicate da P. Vincent nel 1903 in "Revue Biblique"







Nel 1906-07 i Trappisti costruiscono un mulino a Latrun (P. Tavardon, op. cit., pp. 244-245) e sviluppano l'agricoltura, fatto che migliorò la vita degli abitanti di Amuas.



 Nel 1911 troviamo la prima menzione di un ipocausto appartenente a delle terme romane, scoperto nella parte nord-occidentale di Amuas, nel giardino privato di uno degli abitanti del villaggio (Revue biblique 1911, p. 159, vedi qui). La foto di questo ipocausto fu pubblicata su Revue biblique del 1929, p. 430. 


















 

  Nel 1912 P. Louis Heidet descrive dettagliatamente il villaggio di Amuas:

  Oggi Amuas è un villaggio di quasi cinquecento abitanti, tutti musulmani. Costituito da case costruite con materiali grezzi, non si differenzia affatto per il suo aspetto dai villaggi più degradati del paese. Qua e là però il visitatore può notare, nei muri delle abitazioni, pietre accuratamente scolpite di grande e bell’aspetto; esse sono state raccolte nelle macerie che ricoprono l'altopiano e le pendici della collina su cui sorge il paese. Ovunque il piccone incontra pietre regolarmente lavorate, dai sessanta agli ottanta centimetri di larghezza o anche più grandi, sparse a terra, steli di colonne, capitelli di marmo, e livellamenti di costruzioni spaziose. Numerose cisterne sono piene di detriti. Anticamente i contadini scoprirono i resti di uno stabilimento termale romano. Sono state raccolte iscrizioni greche, latine, ebraiche e in caratteri samaritani; molte sono state pubblicate dalla Revue Biblique. (...) Il perimetro delle rovine misura più di due chilometri; l'attuale villaggio ne occupa a malapena la sesta parte; il resto dell'area è coperto da piantagioni di fichi, melograni e cactus. Un ex capitano del genio francese, il signor J.-B. Guillemot, crede di aver riconosciuto le tracce di un muro di cinta. Cinquecento passi a suddi queste rovine si vedono ai piedi della montagna i resti di una basilica romana.   (...Segue la descrizione della basilica...)

  Diverse tombe, scavate nella roccia della montagna, sono visibili a lato della chiesa. Molte di esse contenevano, quando sono state scoperte in questi ultimi anni, ossuari dalla forma di piccoli sarcofagi, così comuni nelle tombe ebraiche risalenti all'inizio dell'era cristiana. Sulle ultime pendici del monte, il cui fianco dentellato ha lasciato il posto alla basilica, sono sparse numerose pietre lavorate dall'uomo; vi sono ancora alcune abitazioni livellate, e nei dintorni dei frantoi e pressoi per il vino: sono testimonianze dell'esistenza in questo luogo di un villaggio senza dubbio contemporaneo alle tombe di cui abbiamo appena parlato.  

  Sul trivio formato di fronte alla chiesa dall'incrocio delle tre antiche strade di Eleuteropolis, Ghezer e Gerusalemme passando da Kiryat Yearim, termina un canale il cui percorso gira intorno a Latrun e si perde, dopo tremilasettecento metri di circuito, non lontano dalla strada per Gerusalemme, ai piedi di Ras el-Aqed, a sud. La fonte che l’alimentava è scomparsa. L'esecuzione di questo canale potrebbe sembrare strana, se la storia non ne suggerisse le ragioni. A duecentocinquanta passi dalla chiesa e a sud del villaggio, infatti, si trovano due grandi pozzi di acqua sorgiva inesauribili e assai abbondanti, a cinquanta passi l'uno dall'altro. Verso la fine dell'estate, quando l'acqua è scarsa quasi ovunque, i pastori arrivano ancora da ogni parte per abbeverarvi le loro numerose mandrie di capre, pecore, buoi e mucche. Poco più in basso, gli abitanti indicano un terzo pozzo pieno; lo chiamano Bir et-Ta'un, "il pozzo della peste", perché da questo pozzo, dicono loro, una volta è uscita la peste a devastare il paese. A nord due limpide sorgenti sgorgano dai due lati della valle che passa sotto le rovine della città e riuniscono le loro acque per formare un ruscello che si perde abbastanza lontano nella campagna.

  Una di queste è chiamata Ain el-Hammam, "la fonte dei bagni", forse perché un tempo alimentava quelli della città. Un canale gli passava proprio accanto, e sembrava disdegnarne le acque per andare a prenderne altre più a est. Erano quelle di Ain el-Aqed, che sono abbondanti, ai piedi dell'omonima cima, a un chilometro da Ain el-Hammam, o quelle di una quarta sorgente, ormai prosciugata? Questo canale, che si perde, non ci conduce più alla sua origine.  

Amuas all'inizio del XX secolo visto da Est (Matson collection)

  Cinquecento passi a sud della chiesa, una palude dove cresce erba alta tutto l'anno rivela l'esistenza, in questo luogo, di una o più sorgenti sepolte sotto le terre smosse dalle colline vicine. Un po' più a sud due norie, una delle quali costruita su un'antica fontana, riversano per tutto il giorno torrenti d’acqua con i quali i Trappisti, stabilitisi ai piedi della collina di Latrun, annaffiano il loro vasto orto e le loro piantagioni di banane e altri alberi da frutto. Ad est il Bir el-Hilu, il Bir el-Qasab e il Bir-Ayub si estendono da Latrun lungo la strada moderna, a tre o quattrocento passi di distanza l'uno dall'altro, per offrire ai passanti e alle innumerevoli carovane di cammelli provenienti dalla pianura dei Filistei il soccorso delle loro acque. Anche se, secondo la storia e gli abitanti del paese, molte sorgenti sono scomparse, Amuas rimane non di meno in tutto il territorio dell'antica Giudea, a cui si potrebbe aggiungere quello della Samaria, una località unica per il numero delle sue sorgenti e per l'abbondanza delle sue acque”  (L. Heidet, Emmaüs, articolo pubblicato in: F. Vigouroux, Dictionnaire de la Bible, Paris 1912, vol. 2, 2ᵃ parte, col. 1743-1745, vedi il testo completo qui)   


 Nel 1913 in un campo a ovest di Amuas fu scoperta una pietra con un'iscrizione greca incompleta. Padre Paul Couvreur, dell'Abbazia di Latrun, stabilisce un collegamento tra questa pietra e un altro frammento, trovato nella stessa zona trent'anni prima, ricostruendo un'iscrizione greca: "Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, bella è la città dei cristiani" (vedi Revue Biblique 1894, p. 255 (vedi qui) e Revue Biblique 1913, p. 100 (vedi qui). 

La pietra si trova oggi nel museo del convento di S. Anna a Gerusalemme. 




 

  Durante la prima guerra mondiale (1914-1917) alcune unità dell'esercito ottomano erano stanziate all'abbazia di Latrun e nelle rovine di Amuas.  I monaci di Latrun di nazionalità tedesca furono mobilitati, mentre quelli di nazionalità francese furono espulsi dal Paese (P. Tavardon, op. cit., vol. 1, pp. 285-298). I soldati turchi causarono notevoli danni sia al Monastero di Latrun che alle rovine di Amuas. La parte superiore del battistero bizantino, così come la balaustra della chiesa crociata, furono completamente distrutti. I fuochi accesi dai Turchi all'interno delle rovine annerirono l'abside bizantina ed i muri della chiesa medievale (Vincent, Abel, op. cit., pp. 114, 142).




Ufficiale dell'esercito ottomano

 



  A partire dal 1917 i Britannici iniziano la campagna militare per prendere il controllo della Palestina. Il 19 novembre 1917, avanzando verso Gerusalemme, la 232ᵃ brigata della 75ᵃ divisione dell'esercito britannico occupa Latrun e Amuas. (P. Tavardon, op. cit., p. 316).


Foto di Amouas, scattate da un aereo di spionaggio tedesco durante la Prima Guerra Mondiale.  Fonte: Bayerisches Hauptstaatsarchiv