Emmaus nel Periodo crociato (1099-1260) 


 Durante il periodo delle crociate le informazioni su Emmaus sono poche. I cronisti medievali della Prima Crociata collocano Emmaus vicino alla valle di Àialon, nello stesso luogo dove viene ricordata dai pellegrini cristiani orientali e dai viaggiatori musulmani. I pellegrini dell'Europa occidentale localizzano Emmaus più vicino a Gerusalemme, nella regione di Abu Gosh o di Motsa. 

 Già nella metà dell'XI secolo il vescovo Giovanni Mauropo, metropolita di Euchaita, testimoniava l'esistenza di opinioni diverse sulla posizione geografica di Emmaus: Ed ecco ancora il testo «verso un villaggio distante sessanta stadi»; alcuni estendono la distanza molto di più (di sessanta stadi), altri, al contrario, la limitano a soli trenta stadi, dimostrando piuttosto che questa è l'esatta distanza tra Emmaus e Gerusalemme (San Giovanni Mauropo, metropolita di Euchaita, lettera 117, scritta nel 1050, traduz. nostra, qui il testo originale; citato in: Vincent e Abel, Emmaüs, sa Basilique, son histoire, Paris, Ernest Leroux 1932, p. 419). Tuttavia, l'effettiva apparizione di un luogo di culto venerato come Emmaus nella regione di Abu Gosh non si verifica, secondo gli storici, prima della metà del XII secolo (vedi sotto, vedi anche le FAQ su Emmaus, domanda 7).

Possiamo quindi concludere che c'erano due Emmaus ai tempi dei Crociati. La prima, Emmaus Nicopolis, nella valle di Àialon, si trovava vicino alla fortezza templare di Toron (Latrun). Fino al 1187 qui vi era un insediamento agricolo crociato con una chiesa (costruita dai Templari?), che serviva per il culto dei Cristiani occidentali, e forse anche dei Cristiani orientali. La seconda Emmaus si trovava nella regione di Abu Gosh. C'era una chiesa (costruita dagli Ospitalieri?), alla quale i pellegrini occidentali arrivavano già dalla metà del XII secolo passando per Ein Karem. Le due Emmaus erano legate nella memoria dei Crociati con Modi'in e i Maccabei, a causa del 1 libro dei Maccabei; entrambe potevano essere chiamate Nicopolis per l'influenza degli scritti degli autori bizantini. (Vedi: Denys Pringle, The Churches of the Crusader Kingdom of Jerusalem, Cambridge 1993, v. 1, pp. 52-59; Ronnie Ellenblum, Frankish rural settlement in the Latin Kingdom of JerusalemCambridge 1998, pp. 109-118). 

Per quanto riguarda l'esistenza di una terza Emmaus vicino al villaggio di Motsa al tempo delle crociate, vedi: FAQ su Emmaus, domande 3 e 7.

 

Il percorso della Prima Crociata passò per Emmaus Nicopolis. All'inizio del mese di giugno del 1099 i Crociati lasciarono la città di Ramla e raggiunsero Emmaus dove fecero una sosta prima di continuare la loro marcia verso Gerusalemme.


  Le opinioni dei ricercatori sul luogo di questa sosta sono discordi, così Vincent e Abel (Vincent, Abel, op. cit., pp. 382, 386) ritengono che potrebbe aver avuto luogo ad Abu Gosh. Tuttavia, ci sono buone ragioni per situare questa sosta dei crociati a Emmaus Nicopolis:

Lasciando la città di Ramla l'esercito non avrebbe potuto percorrere più di 18 km in un solo giorno. Questo si può dedurre da una testimonianza che Beha ed Din, storico musulmano del XII secolo, ci fornisce in un altro contesto: “...Le nostre truppe si erano allontanate dal nemico ed erano tornate a En Natroun (Latroun). Tra questo luogo e Giaffa ci sono due giorni di marcia per un esercito che forza il passo, e tre giorni per i comuni viaggiatori... ( Traduz nostra da: Beha ed Din, La vie du sultan Youssof, in: Le recueil des historiens des Croisades, Historiens orientaux, vol.3, Paris 1884, p. 33; vedi anche: Beha ed-Din, The Life of Saladin, published by Committee of the Palestine Exploration Fund, London, 1897).

 La distanza tra Giaffa e Latrun è di circa 36 km, Ramla è a metà strada tra i due. Si può quindi ipotizzare che la sosta dell'esercito della Prima Crociata sia avvenuta a 18 km da Ramla, cioè vicino a Emmaus Nicopolis.

 Tra tutti i cronisti della Prima Crociata fu il canonico francese Fulcherio di Chartres il primo a citare la sosta dell'esercito crociato a Emmaus. Fulcherio non partecipò personalmente alla marcia dell'esercito su Gerusalemme, ma si è stabilì nella Città Santa poco tempo dopo questi eventi. La sua cronaca si basa sulle lettere e i documenti dell'epoca. La prima parte della sua Storia di Gerusalemme, scritta tra il 1100 e il 1106, è una delle fonti più importanti riguardanti la Prima Crociata. 

  Lasciata la riva del mare alla nostra destra, ci siamo fatti strada attraverso la città chiamata Ramla, da dove gli abitanti, tutti Saraceni, erano fuggiti alla vigilia dell'arrivo dei Franchi, e dove costoro trovarono un'enorme scorta di grano, che caricarono con tutte le loro bestie da soma e poi trasportarono fino a Gerusalemme. Il nostri, dopo aver soggiornato quattro giorni in quella città, stabilito un vescovo nella basilica di San Giorgio, e messi alcuni uomini nelle fortificazioni a custodia del luogo, continuarono la loro marcia verso Gerusalemme. Il giorno stesso della loro partenza, si recarono fino ad un piccolo castello (castellum, villaggio) chiamato Emmaus, [vicino al quale si trova Modi'in, la città dei Maccabei]. La notte un centinaio dei nostri cavalieri, cedendo all'idea di un piano audace e spinti dal loro stesso coraggio, si precipitarono sui loro destrieri, passarono vicino a Gerusalemme nel momento in cui l'alba cominciava a imbiancare il cielo e corsero in fretta a Betlemme. Tra loro c'erano Tancredi e Baldovino di Bourg... I nostri, dopo aver rivolto sul luogo delle pie suppliche al Signore nella Basilica della Beata Maria Santissima e visitato il luogo dove nacque il Cristo, dettero allegramente il bacio della pace ai Siriani [cioè ai cristiani locali], e ripresero in fretta il cammino della Citta Santa. Tuttavia ecco che in quello stesso momento il resto del nostro esercito si avvicina alla grande città, lasciando Gabaon sulla sinistra, distante cinquanta stadi da Gerusalemme. Mentre la nostra avanguardia alza le sue bandiere e le mostra agli abitanti, i nemici escono improvvisamente dall'interno della città; ma questi uomini, così veloci a mostrarsi fuori dalle loro mura, vengono respinti all'interno ancora più velocemente, e costretti a ritirarsi. Il settimo giorno delle idi di giugno, secondo il consueto calcolo annuale, e quando giugno era già da sette giorni bruciato da tutti i fuochi del sole, i Franchi circondarono Gerusalemme e la misero sotto assedio” (Fulcherio di Chartres, Storia di Gerusalemme, libro 1, cap. 25; traduz. nostra. Vedi: François Guizot, Collection des mémoires relatifs à l'histoire de France, Paris 1825, pp. 65-67;  Le recueil des historiens des Croisades, Historiens occidentaux, vol. 3, Paris 1866, p. 354-355; Fulcherii Carnotensis Historia Hierosolymitana, H. Hagenmeyer, ed., Heidelberg 1913, pp. 275-281, vedi qui il testo originale).  

Fulcherio afferma che i Crociati arrivarono ad Emmaus lo stesso giorno che lasciarono Ramla. L'esercito, come abbiamo visto, non avrebbe potuto percorrere 35 km in un giorno per raggiungere Abu Gosh. Il fatto di menzionare la città di Modi'in vicino a Emmaus indica anche che si tratta della Emmaus della valle di Àialon (va notato, tuttavia, che al tempo delle Crociate, Modi'in veniva situata da alcuni vicino all'attuale Abu Gosh; vedi sotto riguardo all'identificazione di Abu Gosh con Emmaus).


 

Il cronista successivo della Prima Crociata, Bartolfo di Nangis, (Gesta Francorum Iherusalem expugnatium) scrisse il suo lavoro intorno al 1108, basandosi principalmente sulla cronaca di Fulcherio di Chartres, ma aggiungendo altri dettagli. Ecco ciò che dice della sosta dei Crociati ad Emmaus:

 I Franchi incoraggiati e sperando nella Misericordia Divina che li avrebbe sostenuti con la grazia dello Spirito Santo ... ordinarono un vescovo nella basilica di San Giorgio, miracolosamente fondata vicino alla città di Ramula, collocarono delle guardie nelle cittadelle intorno alla chiesa, e lo stesso giorno avanzarono fino al villaggio chiamato Emmaus, a sessanta stadi da Gerusalemme (Traduz. nostra da: Recueil des historiens des croisades, Historiens occidentaux, Paris, vol. 3, 1866, capitolo 19, pp. 508-509, vedi qui il testo originale). 

La menzione di sessanta stadi non corrisponde alla posizione di Emmaus Nicopolis, tuttavia avrebbe potuto essere inserita da Bartolfo sotto l'influenza dei manoscritti del Vangelo di Luca, che indicano questa distanza al versetto 13 del capitolo 24.


Il canonico Alberto di Aquisgrana (prima metà del XII secolo), che non visitò mai la Terra Santa, scrisse la sua cronaca della Prima Crociata sulla base dei resoconti scritti e orali di coloro che vi avevano partecipato. La sua Historia Hierosolymitanae expeditionis è indipendente da tutte le precedenti cronache conosciute. Ecco ciò che narra della sosta dei Crociati ad Emmaus:

 Il quarto giorno, al mattino, i pellegrini lasciarono la città di Ramla e, continuando la loro marcia, decisero di avanzare fino al luogo in cui iniziano le montagne, in mezzo alle quali si trova la città di Gerusalemme. Ma arrivati in questo luogo, soffrirono di una grande carenza d'acqua. Istruiti dalla loro guida saracena che c'erano cisterne e sorgenti di acqua viva nel castello (castellum in latino significa anche villaggio) di Emmaus, a tre [variante: due] miglia oltre, inviarono un grande distaccamento di scudieri, che riportarono non solo acqua in abbondanza, ma anche molto foraggio per i cavalli. Videro in questo luogo e in quella stessa notte un'eclissi di luna, che era la quindicesima; quella stella perse completamente il suo splendore e si tinse di sangue fino alla metà della notte: tutti coloro che la videro ne avrebbero provato un grande spavento, se alcuni uomini esperti nella conoscenza degli astri non avessero detto loro per consolarli che questo miracolo non era affatto di cattivo auspicio per i Cristiani e che questo oscuramento della luna e questo cambiamento in color sangue, indicavano senza dubbio la distruzione dei Saraceni. Allo stesso tempo assicurarono che un’eclissi di sole sarebbe stata un prodigio pericoloso per i pellegrini. Mentre l'intero esercito dei Cristiani era accampato in questi luoghi, vicino alle montagne di Gerusalemme, e nel momento in cui il giorno cominciava a declinare, venne annunciata al duca Goffredo una delegazione degli abitanti cristiani della città di Betlemme, principalmente fedeli che i Turchi avevano cacciato da Gerusalemme, investendoli di minacce, accusandoli di tradimento, in occasione dell'arrivo dei pellegrini in questo paese. Venivano per chiedere, nel nome del Signore Gesù Cristo, che l'esercito continuasse senza indugio la sua marcia, per portare loro aiuto ... Il duca, avendo accolto le loro suppliche e informato da loro sui pericoli per i suoi fratelli, scelse nel campo e tra le sue truppe circa un centinaio di cavalieri corazzati, che mandò immediatamente in avanti, per andare a portare soccorso ai poveri fedeli di Cristo riuniti a Betlemme. Questi montarono immediatamente a cavallo, per conformarsi agli ordini del duca, marciarono rapidamente tutta la notte, attraversarono uno spazio di sei miglia e arrivarono a Betlemme verso il levar del giorno... Appena i cavalieri cristiani avevano lasciato il campo, una voce informò tutti i capi dell’esercito a riguardo della delegazione che il duca aveva ricevuto da Betlemme. E così non si era ancora arrivati alla metà della notte, quando tutti i Cristiani, grandi e piccoli, avevano già levato il campo e si erano avviati su una strada diretta, attraverso le gole e le sommità delle colline ... Tutti, grandi e piccini, affrettati, spinti dallo stesso desiderio di arrivare rapidamente a Gerusalemme (Alberto di Aquisgrana, Historia Ierosolimitana, Libro V, capp. 43-45, scritto tra il 1125 e il 1150, tradotto da noi. Vedi: François Guizot, Collection des mémoires relatifs à l’histoire de France, Paris 1824, vol. 1, pp. 313-315; Albert of Aachen, Historia Ierosolimitana, edited and translated by S. B. Edgington, Clarendon Press, Oxford 2007, pp. 398-401, vedi qui il testo originale).

 Secondo Alberto di Aquisgrana, i Crociati si fermarono per la notte "nel luogo dove iniziano le montagne" di Gerusalemme, cioè vicino a Emmaus, nella valle di Àialon. La distanza di sei miglia che, secondo il cronista, separava il campo crociato da Betlemme, corrisponde anche alla posizione di Emmaus Nicopolis, purché si tratti qui del miglio germanico, che equivale a circa 7 km. Il villaggio di Emmaus, ricordato da Alberto alla distanza di 3 miglia dal campo, potrebbe in questo caso corrispondere ad Abu Gosh.


 Guglielmo, arcivescovo di Tiro, non visse la Prima Crociata, e tuttavia nacque e crebbe a Gerusalemme all'inizio del XII secolo, e la sua cronaca Historia rerum in partibus transmarinis gestarum (scritta nel 1170-1184) è una delle più importanti fonti di informazione sul periodo in questione. La cronaca di Guglielmo si basa su fonti storiche precedenti, comprese quelle che non ci sono pervenute. Ecco la descrizione di Guglielmo di Tiro della sosta a Emmaus: 

Dopo aver trascorso tre giorni a Ramla, i principi vi lasciarono alcuni uomini per fare la guardia alla parte meglio fortificata della città e difenderla da ogni tentativo dei nemici e poi si rimisero in marcia. Portarono con sé delle buone guide che conoscevano bene il Paese, e arrivarono a Nicopolis, una città della Palestina.

Era ancora un villaggio all'epoca in cui furono scritti i libri dei Santi Vangeli, nei quali è ricordata con il nome di Emmaus; il Beato Luca, l'evangelista, dice che è a sessanta stadi daGerusalemme. Sozomeno ne parla in questi termini nel sesto libro della sua Historia tripartita: «Dopo la distruzione di Gerusalemme e la sottomissione della Giudea, i Romani chiamarono Emmaus Nicopolis in ricordo della loro vittoria. Davanti a questa città e al crocevia dove si sa che Cristo ha camminato con Clèopa dopo la sua resurrezione, come per andare in un altro luogo, vi è una fontana salutare che cura le malattie degli uomini e dissipa anche quelle di altre specie di animali. Per spiegare questo fenomeno, la tradizione riferisce che il Cristo, proveniente da una strada vicina, arrivò a questa fontana, accompagnato dai suoi discepoli, e vi si lavò i piedi; da quel momento in poi, quest'acqua acquisì una virtù specifica per guarire ogni sorta di mali». I Cristiani trascorsero tranquillamente la notte nella città di Emmaus, dove trovarono in abbondanza acqua buona e tutte le cose necessarie alla vita. Nel mezzo di quella stessa notte una delegazione di fedeli che vivevano a Betlemme venne a presentarsi al cospetto del duca Goffredo, e lo supplicò con le più vive suppliche di inviare un distaccamento delle sue truppe in quella città. Disse che i nemici arrivavano a frotte da tutti i borghi e i luoghi circostanti, e che si recassero in tutta fretta a Gerusalemme, sia per difendere il luogo che per provvedere alla loro sicurezza. I delegati annunciarono che i loro concittadini temevano anche che i loro persecutori venissero dalle loro parti e distruggessero la chiesa, che avevano già salvato tante volte pagando somme considerevoli. Il duca accettò la richiesta di questi fedeli con tenera pietà e mostrò loro una fraterna benevolenza, scelse tra le sue truppe cento cavalieri ben armati e ordinò loro di andare a Betlemme per soccorrere i loro fratelli... Intanto quelli che arano rimasti nell'esercito si animavano sempre più nel desiderio di avanzare verso la meta del proprio viaggio. Sapendo di essere così vicini ai luoghi venerabili per il cui amore avevano sopportato tanta fatica e affrontato tanti pericoli per quasi tre anni, fu impossibile per loro dormire tutta quella notte. I loro desideri più ardenti chiamavano l’aurora che avrebbe fatto loro vedere la fine fortunata del loro pellegrinaggio e avrebbe potuto far loro sperare di raggiungere, alla fine, il compimento dei loro desideri. Sembrava loro che la notte si estendesse oltre il suo corso ordinario e che stesse ingiustamente usurpando il giorno troppo tardo ad apparire. Nell'ardore che li animava, ogni ritardo sembrava loro pericoloso e pieno di orrore, e si vedeva in quel momento verificarsi il proverbio che nulla va abbastanza veloce per la volontà di un cuore che desidera, e che ogni ritardo aumenta l’intensità dei propri desideri. Non appena si seppe nell’accampamento che i deputati di Betlemme erano stati presentati al duca di Lorena, e che egli li aveva appena rimandati indietro con gli uomini della sua truppa per andare a portare soccorso a quella città, la gente del popolo, senza aspettare il permesso di farsi avanti, senza darsi il tempo di vedere il giorno che avrebbe potuto favorire la loro marcia, si alzò nel cuore della notte, incoraggiandosi gli uni gli altri, si lamentò dei ritardi loro imposti, e si mise in cammino, nonostante gli ordini dei principi. (Traduz. nostra. Vedi: François Guizot, Collection des mémoires relatifs à l’histoire de France, Paris 1824, vol. 1, pp. 398-401, vedi qui il testo originale.)

 The same William of Tyre mentions Emmaus once more while describing the Holy Land: 

 It is a well-known fact that Jerusalem, the Holy City beloved of God, is situated on lofty hills, and ancient authorities say that it was located in the tribe of Benjamin. To the west lie the land of Simeon and the region of the Philistines. To the west likewise is the Mediterranean sea, which is twenty-four miles distant at the nearest point, hard by the ancient city of Jaffa. Between Jerusalem and the sea is the village of Emmaus, which, as has been said, was later called Nicopolis, the place where the Lord appeared to two of His disciples after his resurrection. There also lies Modin, the happy stronghold of the holy Maccabees; there is Nobe, the sacred village where David and his servants, when ahungered, ate the bread of the Covenant, with the consent of Ahimelech the priest. There is situated Diospolis also, which is Lydda, where Peter restored to health the paralytic who had lain on his bed from his eighth year. There too is Jaffa, where the same Peter raised from the dead the disciple named Tabitha ... (op. cit., vol. 1, Book VIII, ch. 1, p.339, see the original text here

It is obvious, that William’s account of Emmaus is based upon the ancient Byzantine authors (see above, Byzantine period), who placed the Gospel’s Emmaus in the valley of Ayalon. He mentions Emmaus among other places located on the coastal plain (Shephelah): Modi’in, Nobe (Beit Nuba, today’s Mevo Horon), Lydda, and Jaffa. Therefore, we can be sure that according to William of Tyre the halt of the Crusader army took place at Emmaus-Nicopolis.


Part of a 12th c. map of the Holy Land, featuring Emmaus Nicopolis. The map is based upon descriptions of the Holy Land by Eusebius of Caesarea and St. Jerome
 (British Library, London)



According to the historian Ronnie Ellenblum: The pilgrims’ road [from Jaffa] to Jerusalem in the twelfth century by-passed Abu Ghosh ... almost all the travelers and armies, that wended their way to Jerusalem in the twelfth and thirteenth centuries used the northern road which passed through Emmaus-Nicopolis, Bayt Nuba (Bethnoble), al-Qubaiyba (Parva Mahomeria), and al-Nabi Samwil (Mons Gaudii). The southern road which passed through Abu Ghosh was used during the early Muslim period, but almost went out of use during the twelfth century. (Ronnie Ellenblum, op. cit., p. 115).

Apparently, the Crusaders found the Basilica of Emmaus-Nicopolis destroyed. Russian abbot Daniel visited Emmaus in 1106 and testifies to its ruin:

 …Directing one's steps from Rama towards the west, after four versts one reaches Emmaus, where, the third day after the Resurrection, Christ appeared to Luke and Cleopas, who were going from Jerusalem to the town; and they recognized Him when he had broken bread. It was a large town, and a church was built there; but now all has been destroyed by the infidels, and the town of Emmaus is deserted. It is situated behind a mountain to the right, not far from the road leading from Jerusalem to Joppa. From Emmaus to Lydda it is four versts across the plain… (The Pilgrimage of the Russian Abbot Daniel in the Holy Land 1106-1107 A. D., published by C. W. Wilson, Palestine Pilgrims' Text Society, London, 1888, pp. 52-53, see the original text here ). 

 The distances between Emmaus and other places of the Holy Land mentioned by the Mediaeval pilgrims are often inexact and difficult to interpret. Abbot Daniel situates Emmaus at the midway point between Rama (Nebi Samwil) and Lydda (Lod), which corresponds to where Emmaus Nicopolis is found. The distance of 4 versts (2.6 miles) given by Daniel is certainly a mistake.

At the beginning of the Crusaders’ control of the Holy Land, King Baldwin I built a fortress to the North of Emmaus (Castellum Arnaldi, Chastel Arnoul, Château Hernault), in order to protect the access to Jerusalem from the West (today’s Tel Ayalon, in the Canada Park). The fortress was destroyed by the Fatimid army in 1106 (see: Albert of Aix, op. cit., Book X, 10-14) and rebuilt in 1132-1133 by Warmund, the Patriarch of Jerusalem (See: William of Tyre, op. cit., Book XIV, Ch. 8). (See: Adrian J. Boas, Archaeology of the Military Orders, London-NY, 2006, p. 113-114, 233). 



Castellum Arnaldi, today's Tel Ayalon in Canada Park near Emmaus (source: Wikimedia Commons, author: Bukvoed)


 

Ca. 1140 a Spanish count, Rodrigo Gonzalez de Lara, built a castle at the distance of 1 km to the south of Emmaus and entrusted it to the custody of the Templars. The castle, which was to play an important role in history, received the name of Toron of Knights (Toron Militum), today’s Latrun:

…After Count González had kissed the King's hand in farewell and had taken leave of his comrades, he traveled far away to Jerusalem, and fought many battles there with the infidels. He also constructed a very strong castle facing Ascalon. This was called the castle of Toron. The Count reinforced it with knights, infantrymen, and provisions, and he gave it to the Knights Templar. Then he crossed the Adriatic Sea and finally returned to Spain… (The Chronicle of Alfonso the Emperor, Book 1, 48, written in the mid-12th c., events of 1137-1141, from: Glenn Edward Lipskey, Northwestern University dissertation, 1972, published on the internet. See the original  text here).



The reconstruction of the church at Emmaus-Nicopolis likely occurred around the same time. The new church was built in Romanesque style, typical for the period. The church incorporated the eastern wall of the previous Byzantine Basilica, using its central apse. No precise information about the purpose of the church is available, partially due to the fact that much of the archeological evidence was destroyed during the excavations carried out in the late 19th century around the church (see: D. Pringle, op. cit., vol. 1, p. 59). Only two half-destroyed walls of the church, built against the central Byzantine apse have survived. The roof of the church collapsed, presumably, in 1834, during the suppression of the local Arab revolt by the Egyptian army. (See: Vincent, Abel, op. cit., p. 381). 





 Remains of a Crusader chancel barrier inside the main Byzantine apse are still visible upon early 20th c. photos. The barrier disappears entirely during World War I, likely destroyed by Turkish soldiers camping in the ruins.









A blue marble slab from the Crusader church of Emmaus is extant, a part of a lintel or of a reredos. It bears an image of the Lamb of God and a Latin inscription “... S LIBRAT QWI SIDERA PALMO CMPOHET” (Who has measured the waters in the hollow of his hand, or with the breadth of his hand marked off the heavens? - a quotation of Isaiah 40:12). (In the collection of Latrun Abbey, see: F.-M. Abel, „Retable médiéval d’Amwas avec inscription“, „Vivre et penser“, 1941 ). 





 

The castle of Latrun has never been a subject of an exhaustive archaeological research. We know that there was a church in it, which is mentioned by Christian pilgrims as late as 16-17 th c. 

The Knights Templar seem to have linked Latrun to the Maccabees and identified it as Modi'in. In one of the medieval chronicles the castle is called Turemod or Turemund, that is to say, “Toron of Modi'in” (see: Denys Pringle, op. cit., v. 2, pp. 5-6, Vincent & Abel, op. cit., pp. 372-374). Medieval Christian pilgrims mention tombs of the Maccabees in the area of Emmaus-Latrun (See below, Mameluke period). This tradition survived till the 19th century (see below, Ottoman period). 





Column capital from the castle of Latrun (Crusader period), today in Istanbul










Emmaus in Abu Ghosh

Starting with the second half of the 12th century, Western Christian pilgrims place Emmaus somewhere near today's Abu Ghosh. The earliest known text containing this identification comes from about the same period:

The village of Emmaus [Castellum Emmaus, which] is near to the house [of Zacharias, or Ayn Karim] by one large mile, and is the same distance from Jerusalem... In that village indeed, in the place in which Christ appeared to the two disciples, there is now a church. (Belard of Ascoli, The Jerusalem Pilgrimage, written between 1112 and 1165, See: Ronny Ellenblum, op.cit., p. 113, Wilkinson, Hill, Ryan, Jerusalem pilgrimage 1099-1185, London, 1988, p. 231 ).


Part of a map of the Holy Land from the early 13th century (Corpus Christi College, Oxford).
Emmaus appears south to the prophet Samuel's tomb, in the area of Abu Ghosh or Motza

The reasons why the pilgrimage of Emmaus moved to Abu Ghosh were practical. Pilgrims could easier get there from Jerusalem, and, in addition, the new place corresponded better to the distance of 60 stadia (7 miles) mentioned by many manuscripts of the Gospel. (See: Vincent, Abel, op. cit., pp 386-387, Carsten Thiede, The Emmaus Mystery, London-NY 2005, p. 62-63).

 Starting at Jerusalem, pilgrims would reach Emmaus/Abu Ghosh via Ein Karem:

 From thence one passes on to St. John’s, or to the place which is called ‘In the Wood,’ where his father, Zacharias, and his mother, Elizabeth, lived, and where St. John himself was born, where also St. Mary, after she had received the salutation of the angel at Nazareth, came and saluted St. Elizabeth. Near this place are the mountains of Modin, upon which Mathathias sat with his sons when Antiochus took the city and the children of Israel by storm. These mountains are called by the moderns Belmont. Near these mountains is the village of Emmaus, which the moderns call Fontenoid, where the Lord appeared to two of His disciples on the very day of His resurrection. Not far from hence are the mountains of Ephraim, which are called Sophim… (German monk Theodoric, Libellus de Locis Sanctis, written ca. 1172, translated by: Wilkinson, Hill, Ryan, op. cit, p. 57, see the original text here). This text also shows us that  some pilgrims were visiting Modi’in in the area of Abu Ghosh, which means that the Emmaus of the Book of Maccabees and that of the Gospel were considered to be the same place.

The Roman-Byzantine name of Emmaus - Nicopolis - was also transferred to Abu Ghosh:

On the same day, when evening was approaching, Christ, hiding under the appearance of a traveler, appeared to two disciples. They were on their way, as they complained about his death, to Nicopolis, that is Emmaus, a town six miles west of Jerusalem. They entertained him as a guest, and recognized him at the breaking of bread, but immediately he disappeared. (German pilgrim John of Würzburg, Description of the Holy Land, written ca. 1170, translated by: Wilkinson, Hill, Ryan, op. cit., p. 260, see the original text here).

... From Jerusalem four leagues (ca. 15 km, 9 miles) towards the west there is Emmaus where the Lord walking with two disciples as a pilgrim was recognized in the breaking of the bread. Today the place is called Nicopolis ... (German pilgrim Burchard of Mount Zion, a description of the Holy Land written ca. 1283, translated from: Peregrinatores Medii Aevi Quatuor, J. C. M. Laurent, editor, Lipsiae, 1864, p. 77, see here).

The ancient tradition of the water spring at Emmaus, attested by the Byzantine authors, was equally transferred to Abu Ghosh:

Three leagues to the west of Jerusalem, there is a spring, called “the spring of Emmaus”. A village (castiel) used to be here, and it happened, as the Gospel testifies, that the Lord went to this village with two disciples after His resurrection, and sat down to eat at the source, but they did not recognize him until he broke the bread. Then he vanished from their sight, and they returned to Jerusalem to the apostles to tell them how they had spoken to him. (French description of the Holy Land La citez de Jerusalem, written ca. 1187, translated from: Itinéraires à Jérusalem, descriptions de la Terre Sainte, Henri Michelant, Gaston Raynaud, ed., Genève, 1882, p. 47 -48, see here).


 

The medieval church in Abu Ghosh is located above a water spring, and this fact has helped researchers to identify the place as the Crusaders’ Emmaus. The church dates back to ca. 1140 (see: D. Pringle, op. cit., vol. 1, p. 16).

Since 1141 “the land of Emmaus” came under the control of Knights Hospitaller. Here is one of the legal medieval texts testifying to the fact:

I, William, who am by the abundance of divine goodness the Patriarch of Jerusalemites and of the Holy City, have found it necessary to note on paper the treaty or friendly agreement, concluded between the Hospitaller brothers and Robert of the village of Saint Gilles and his wife, with the agreement of Rohard the Viscount and his wife Gille and with the consent and encouragement of the Lord King Fulk and the Queen Melisende, as it has been decided and done in my presence in Jerusalem and Neapolis, according to the following details: Aforementioned Robert together with his wife gives to the Church of St. John the Baptist of the Hospital, to Raymond, the master of the House and all other Hospitaller brothers present and future, the land of Emmaus with its villages and dependencies, those he possesses… from the fief of Rohard and his wife. By this treaty, the aforementioned Hospitaller brothers will pay him and his heirs at Easter an annual rent of 250 bezants... The land, however, and everything in it, will belong to the Hospital in perpetuity, unless the Hospitaller brothers seriously fail to comply with the aforementioned treaty... (Cartulary of the Chapter of the Holy Sepulcher of Jerusalem, 1141 AD, translated from: Delaville le Roulx, ed., Cartulaire de l'ordre des Hospitaliers, 113-114, Paris 1894 - 1906 (see also: Vincent et Abel, op. cit., p. 423-424, Geneviève Bresc-Bautier, Cartulaire du chapitre du Saint-Sépulcre de Jérusalem, Paris 1984, p. 226, see the Latin text here).

Most historians believe that Emmaus, mentioned in this text, is Abu Ghosh. See: Ronny Ellenblum, op. cit., p. 109-118, D. Pringle, op. cit., vol. 4, p. 249).

The identification of Abu Ghosh as Crusader Emmaus is not unanimously agreed upon by researchers. (See: Michael Ehrlich, The Identification of Emmaus with Abu Gosh in the Crusader Period Reconsidered, ZDPV 112 (1996) 2). There is some evidence suggesting the Crusaders’ Emmaus could be located near the village of Motsa. See: Vincent & Abel, op. cit., p. 382-385, as well as FAQs about Emmaus, Question 3



Ca. 1170 Rabbi Benjamin of Tudela visited the area of Emmaus-Nicopolis, he is the first medieval traveler to mention the castle of Latrun (Toron de los Cavalleros), built some 30 years earlier:

It is five parasangs hence to Beit Jaberim, the ancient Mareshah, where there are but three Jewish inhabitants. Five parasangs farther bring us to Toron de los Caballeros, which is Shunem, inhabited by three hundred Jews. We then proceed three parasangs to St. Samuel of Shiloh, the ancient Shiloh, within two parasangs of Jerusalem. (Travels of Benjamin of Tudela, second half of the 12th c., see the Hebrew text here, translation taken from: Early Travels in Palestine, Thomas Wright, ed., London, 1848, p. 87). Jewish inhabitants (workers) might have been found in the Knights Templar castle, although their number (300) has been probably exaggerated by the author or by a copyist. The identification of Latrun as Shunem is difficult to explain and is unique to Benjamin of Tudela.

 In 1185, a Greek pilgrim John Phocas visited Emmaus-Nicopolis:

At a distance of about six miles from Jerusalem, the Holy City, is the city of Armathem (Nebi Samwil), wherein the great prophet Samuel was born; and at a distance of about seven miles, or rather more, beyond it, is the large city of Emmaus, built upon a rising ground in the midst of a valley. Here for about four-and-twenty miles extends the country of Ramplea (Ramla), wherein may be seen a very great church of the great and holy martyr George. (Palestine Pilgrims’ Text society, The Pilgrimage of Joannes Phocas in the Holy Land, A. Stewart, transl., London, 1889, p.34, see the Greek text here).

 

According to John Phocas, Emmaus was “a large city” at the time. We can only assume that it was a large Crusader agricultural settlement. Such a settlement could have only survived until the conquest of the Jerusalem Kingdom by Saladin, sultan of Egypt and Syria, in 1187 (see: D. Pringle, op. cit., vol. 1, p. 53). That year Saladin vanquished Crusaders in the Battle of Hattin, and the Grand Master of the Knights Templar, Gerard of Ridefort was captured by Saracens. In the same year, Saladin took Jerusalem and most of the cities of Palestine. The Latrun castle was abandoned by the Knights Templar to Saladin in 1188, in exchange for the release of their Grand Master.

Starting with 1189, new Crusader forces arrived in the Holy Land to fight Saladin (the Third Crusade). Retreating in front of the Crusaders, Saladin destroyed the walls of several fortresses, including those of Latrun (December 2, 1191). King Richard the Lionheart of England marched toward Jerusalem, and on December 22, 1191 came to Latrun, where he spent the Christmas days. In June 1192, Richard the Lionheart resumed his march to Jerusalem. His army passed through Latrun, Castellum Arnaldi (today’s Tel Ayalon) and Betonople (Beit Nuba, the current Mevo Horon). In this context, we find new mentions of Emmaus:

As the king (Richard) with all of his army had reached the castle of Ernald and (the village of) Betonople near Emmaus, some Bedouins, loyal to the king, announced that a very huge force was moving from Babylonia towards Jerusalem… (Ralph of Coggeshall, Chronicon Anglicanum, written in early 13th century, events of 1192, translated from: Radulphi de Coggeshall Chronicon Anglicanum, J. Stevenson, ed., London, 1875, pp. 37-38, see the original text here).

 

On the third day, i.e. the ninth of June, the army arrived at Turon of the Soldiers, without obstacle or misfortune. On that night, our men captured fourteen Parthians who had come down from the mountains to plunder. On the morrow, after dinner, the army moved forward, the king going first, with his own private soldiers, as far as the castle of Arnald, where he ordered his tent to be pitched on the right and higher side of the castle. On the morrow, the French arrived, and the whole army set out for Betenoble, where they stayed some time in expectation of Count Henry, whom King Richard had sent to Acre to fetch the people who were living there in idleness … On the morrow of St. Barnabas, which was Friday, the king was informed by a spy that the Turks were on the mountains, lying in ambush for those who should pass by, and at earliest dawn he set out in search of them, and coming to the fountain of Emaus, he caught them unawares, slew twenty, put the others to flight, and captured Saladin’s herald, who was accustomed to proclaim his edicts… (English Chronicle Itinerarium Regis Ricardi, written in early 13th c., events of June 1192, see the original Latin text here. Translation taken from: Richard of Holy Trinity, Itinerary of Richard I and others to the Holy Land (formerly ascribed to Geoffrey de Vinsauf), translated by an anonymous, In parentheses Publications, Cambridge, Ontario 2001, Book 5, ch. 49, p. 241, published on the internet). According to D. Pringle, the text refers to Emmaus in Abu Ghosh, see: D. Pringle, op. cit., vol. 1, p. 8. According to Pringle, Amwas (Emmaus-Nicopolis) was not mentioned by chronicles of the Third Crusade after abandoned in 1187 (see: D. Pringle, op. cit., vol. 1, p. 53).

Finally, King Richard decided not to besiege Jerusalem and retired to Acre, planning a march on Beirut. Saladin took Latrun and stayed here until October 1192. In August-September 1192, after a renewed battle for Jaffa, Richard and Saladin concluded a peace treaty according to which Crusaders kept possession of the coastal strip between Jaffa and Tyre. Most of the Holy Land remained in the possession of the Muslims. In 1193 Saladin's son, al-Afdal, appointed an emir to govern the Latrun castle, which shows the importance of this place found on the road between Jaffa and Jerusalem. (Baha ad-Din, op. cit., p. 182).



In the late 12th century, Emmaus assumed a new religious significance for Muslims. The Persian traveler al-Harawi, patronized by Saladin, is the first to locate here the graves of Muhammad’s companions, victims of the 640 AD plague:

One sees at Amwas tombs of a great number of companions of the Prophet and of Tabi’un who died here of the plague. Among them are mentioned Abder Rahman ibn Muadh ben Jabal and his children, Harith, son of Hisham, Souhail, son of Amr, and many others whose place of burial is not known exactly. (Ali ibn Abi Bakr al-Harawi (Abu al Hassan), Guide for the Places of Pilgrimages, translated by us from: Archives de l’Orient latin, vol. 1, Paris, 1881, p. 609). Concerning these tombs see: Early Arab period



Roman-Byzantine bathhouse at Emmaus, which was used by Crusaders as a repository.
Revered by Muslims as the tomb of Abu Ubaidah, a companion of Muhammad.

During the 13th century, the castle of Latrun continues to serve Muslims in their fight against Crusaders. By the end of the 13th century, the new rulers of Egypt, the Mamelukes, succeed in definitely expelling Crusaders from the Holy Land. The tradition of Emmaus at Abu Ghosh starts to fade away, and a new Emmaus appears, situated upon the northern road to Jerusalem, in the village of Parva Mahomeria (today’s Qubeibeh), see the next, Mameluke period.

Abu Ghosh becomes completely forgotten until the early 16th century, when Christian pilgrims start to mention it as Anathoth, the Prophet Jeremiah’s village (see: D. Pringle, op. cit., vol. 1, p. 8). .


Part of the map "Palestine of Crusades", published by F. J. Salmon in Jaffa in 1924, representing roads connecting Jerusalem to Jaffa. Emmaus-Nicopolis appears as Imwas, Abu-Gosh as "spring of Emmaus Fontenoid", Qubeibeh, as "La petite Mahomerie"